Il discorso della presidente Von der Leyen sullo stato dell’Unione Europea è la cartina tornasole degli obiettivi e soprattutto dell’anima che guida la commissione. Quello che affiora subito in superficie è il subbuglio e la crisi interiore; diverse le grida, talvolta anche i fischi che hanno più volte portato la presidente del parlamento Roberta Mestola a richiamare l’ordine in Aula.
In secondo luogo, la consapevolezza che ci affacciamo in un nuovo mondo, dove gli stilemi della globalizzazione e la tanto citata fine della storia sono strumenti obsoleti, un mondo sì globalizzato ma a poli e soprattutto diviso su lunghe faglie che oggi più che mai stridono fra loro.
Atto I – Essere o non Essere
In questo nuovo contesto di allerta geopolitica la prima dirimente decisione che deve compiere l’Europa è quella di scegliere o meno di esistere. Scendere in campo in un’arena di tensioni da sotto l’ala dell’aquila americana. Perché nonostante parliamo di Atlantismo oggi più che mai, l’America chiede fairness nella NATO, ovvero spese (del 5% del PIL) uguali per tutti. Von der Leyen da ex Ministro della Difesa Tedesco ha chiaramente evocato la necessità di una UE più sicura e capace di gestire le minacce internazionali. Di recente introduzione il meccanismo SAFE permette l’allocazione di fondi tramite investimenti congiunti nel settore della difesa. Rimangono tuttavia molte ombre a detta dei critici, il panorama europeo è frammentato se non addirittura desertico sul fronte orientale con paesi come la Bulgaria che affrontano un disordinato processo di ammodernamento militare e non sono ancora hub strategici efficienti.
Atto II – Che disgrazia l’ingegno
Strettamente collegato all’indipendenza strategica è quella energetica. Dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Europa si è ritrovata a dover compiere l’arduo percorso di affrancarsi dal gas russo, principale arma di ricatto di Vladimir Putin. L’Europa declina l’obiettivo nei termini della decarbonizzazione e della Neutralità Tecnologica. In questo senso l’idea è quella di un supporto di base del Nucleare affiancato da fonti pulite e a zero emissioni. Una scelta che si scontra con la necessità di mantenere alta la competitività e di tutelare le industrie europee zavorrate dai costi di transizione, questo in un mondo che come ben dimostrato dalla COP29 di Baku sembra ormai seguire una direzione ostinata e contraria.
Atto III- I 27 contro Tebe
Capitolo Dazi… L’UE dopo diverse negoziazioni è riuscita ad ottenere una quota del 15%. La presidentessa della commissione rivendica l’accordo che permetterebbe quantomeno l’accesso al mercato alle imprese. La scelta è sostenuta anche dal PPE, come dichiarato nel dibattito a seguito del discorso. Ciò detto la traiettoria europea è ora quella di rafforzare gli altri partenariati commerciali, a cominciare dagli accordi con il Mercosur, il Messico e l’India che, ironia tragica, è stato recentemente colpito da un duro 50% di dazi, una mossa del presidente Trump che assomiglia più ad una sanzione sotto mentite spoglie per i rapporti sempre più amichevoli con l’orso russo.
Atto IV – Questi Fantasmi
La presidentessa chiude laddove ha iniziato, con la politica estera. La proposta, ambiziosa per un Europa che non si è mai data una costituzione è quella di affrancarsi dal pesante meccanismo dell’unanimità e dal veto insindacabile che qualsiasi stato può esercitare in politica estera. Un’ UE che decide la sua foreign policy tramite maggioranza e non più unanimità potrebbe essere, per questi tempi netti e taglienti un attore che sa muoversi per tempo nello scenario geopolitico, a scampare l’elefantismo burocratico e decisionale che al momento l’affligge. Il rovescio della medaglia? La rinuncia alla sovranità nazionale, un concetto sacro per gli stati membri e che rende oggi questa idea di Unione appunto solo un’idea, per giunta latitante.

