Democrazia a rischio, il dito nella piaga lo mette la voce, autorevole, di Romano Prodi. In un’intervista rilasciata a Repubblica, l’ex presidente della Commissione Europea, chiamato a scattare un’istantanea dello scenario geopolitico mondiale attuale, ha descritto l’Europa per quello che oggi appare sempre più: “uno scolaretto timido e incapace di ribellarsi all’egemonia altrui”. “Umiliante”, dice Prodi, constatare che l’Ue si comporta da spettatore, mentre Stati Uniti e Russia, e Cina, si siedono al tavolo delle decisioni che orientano la geopolitica globale. Il tutto mentre l’Ucraina assediata incarna l’impotenza europea. E lo scarso appeal dell’Ue nell’Est tanto che la Polonia ha scelto un presidente che tutto è tranne che europeista.
Romano Prodi parla di Trump e Putin come di autori di un “patto tra autoritarismi” che lascia l’Unione Europea fuori dai giochi, se non come docile comprimaria. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca – tra ambiguità verso Mosca e disprezzo per le istituzioni multilaterali – ha appesantito un quadro che si presentava già a tinte fosche. E rende l’episodio surreale dello “scontro” telefonico con la presidente svizzera un simbolo di questa nuova stagione: mentre l’Europa si perde nei cerimoniali, Trump detta l’agenda, umilia chi si oppone, alza la voce e vince. Poco importa se con arroganza. E non è il solo. E’ un mondo in cui una “litigata” tra due persone determina l’imposizione di dazi da record (39% imposti alla Svizzera) e stabilisce le sorti di milioni di persone. Autoritarismo allo stato puro.
A Bruxelles, intanto, si continua a procedere per unanimità, come sottolinea ancora Prodi, denunciando quello che definisce “un suicidio politico”. Serve un referendum per abolirla, dice. Serve – soprattutto – una volontà politica che oggi non c’è. La debolezza dell’Europa non è solo nei meccanismi istituzionali, ma nella mancanza di coraggio. Nella paura di dire “no” a Israele quando bombarda Gaza. Nella timidezza con cui si affronta il riconoscimento della Palestina. Nell’incapacità di essere protagonisti nelle crisi globali.
L’Italia, avverte Prodi, non è immune alle derive mondiali. Il rischio di un’onda autoritaria c’è, eccome, sul fronte economico, giudiziario, mediatico. Ma non bacchetta solo gli avversari, l’ex presidente del Consiglio, la stoccata va anche ai suoi. Tant’è che quando Tito gli chiede cosa deve fare il centrosinistra per arginare l’autoritarismo della destra al governo, risponde, secco, “Esistere”.
Perché le derive radicano nel silenzio. Dall’accettazione passiva di un ordine internazionale imposto, non discusso. Dalla rinuncia all’idea di essere qualcosa di più di uno spettatore impaurito.

