Il Decreto Legislativo 231/2007 è il pilastro dell’antiriciclaggio (AML) in Italia. Ma cosa prevede davvero? Chi coinvolge? E perché è ancora centrale nel 2025? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Matteo Remonato, esperto di compliance e normativa antiriciclaggio.
Avvocato Remonato, da dove nasce questo decreto?
«Il decreto è nato per recepire in Italia la Direttiva 2005/60/CE (la cosiddetta Terza Direttiva AML) e la Direttiva di esecuzione 2006/70/CE, creando una cornice di obblighi, controlli e sanzioni per prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Nel tempo, il 231/2007 è stato profondamente modificato dal D.Lgs. 90/2017 (attuazione della Quarta Direttiva 2015/849) e dal D.Lgs. 125/2019 (attuazione della Quinta Direttiva 2018/843).»
Chi sono i soggetti obbligati?
«Non solo le banche. La platea comprende numerosi intermediari finanziari (banche, IMEL, IP, SIM, SGR, OICR), professionisti (notai, avvocati, commercialisti), revisori legali e società di revisione, agenti immobiliari, commercianti e intermediari di opere d’arte, nonché i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valute virtuali e portafogli digitali (VASP) iscritti all’OAM, oltre ad altri soggetti individuati dalla legge*.
Tutti sono tenuti a svolgere l’adeguata verifica della clientela e a inviare segnalazioni di operazioni sospette (SOS) alla UIF.»
Cosa significa, in concreto, “adeguata verifica” (CDD: Customer Due Diligence)?
«Vuol dire identificare cliente, esecutore e titolare effettivo, comprendere lo scopo e la natura del rapporto o dell’operazione, valutare il rischio con approccio risk-based, effettuare monitoraggio costante, aggiornare periodicamente i dati e applicare misure rafforzate nei casi ad alto rischio (ad esempio PEP o giurisdizioni a rischio elevato).
Non basta conservare la copia di un documento: è un vero processo di analisi e giudizio professionale.»
La normativa è rimasta ferma al 2007?
«Assolutamente no. Oltre agli interventi del 2017 e del 2019, nel 2024 l’UE ha approvato il nuovo pacchetto antiriciclaggio:
- il Regolamento AML, direttamente applicabile negli Stati membri;
- la Sesta Direttiva AML, incentrata su cooperazione e sanzioni;
- il regolamento che istituisce l’Autorità europea antiriciclaggio (AMLA).
Dal 26 giugno 2024 l’AMLA ha personalità giuridica, sede a Francoforte, ed è in fase di avvio per coordinare e, in un perimetro ristretto di soggetti ad alto rischio, svolgere attività di supervisione diretta a livello UE.»
Ci sono strumenti concreti per aiutare a rispettare gli obblighi?
«Sì: Istruzioni e Linee guida della UIF e delle Autorità di vigilanza, indicatori di anomalia, procedure interne digitalizzate, software di compliance, oltre a formazione e audit periodici.
Ma serve soprattutto una cultura organizzativa che consideri l’antiriciclaggio non come burocrazia, ma come una difesa attiva dell’impresa.»
Gli errori più comuni che osserva?
«Tre in particolare:
- trattare l’AML come un adempimento “delegabile” e secondario, senza presidio da parte del vertice aziendale;
- sottovalutare anomalie per timore di “disturbare” il cliente;
- rimandare gli adempimenti, invece di automatizzare e strutturare i presidi interni.
Tutte queste condotte espongono a sanzioni pesanti e a rischi reputazionali, oltre che, in certi casi, a responsabilità penali.»
In sintesi, perché il decreto è ancora attualissimo?
«Perché il riciclaggio evolve e la normativa si adatta: dall’approccio risk-based al monitoraggio continuo, fino all’ingresso dei VASP e dei sistemi di pagamento digitali.
Il 231/2007, letto insieme agli aggiornamenti nazionali e al nuovo quadro europeo, resta una vera bussola per navigare in sicurezza in un’economia sempre più complessa.»
Giulio Valerio Santini
Prossimo episodio: Chi deve davvero rispettare la normativa antiriciclaggio (e perché spesso se ne dimenticano).
[*] Nota: non si può dire che “il terzo settore” nel suo complesso sia soggetto obbligato; alcune realtà vi rientrano solo se svolgono attività previste dalla normativa (ad esempio intermediazione finanziaria o determinati servizi).[*]

