La nuova pressione migratoria riaccende il dibattito sul futuro di Schengen
Le immagini di una invasione provenienti dalla frontiera spagnola hanno riportato al centro del dibattito europeo una questione che sembrava destinata a rimanere sullo sfondo: la tenuta dello spazio Schengen. Ogni volta che una delle principali frontiere esterne dell’Unione Europea è sottoposta a una forte pressione migratoria, riemerge la stessa domanda: il sistema della libera circolazione è ancora in grado di reggere oppure sono necessari interventi straordinari? In questa situazione di migrazione clandestina di massa ha ancora senso o l’Europa deve trovare il coraggio di proteggersi.
Il tema non riguarda soltanto la Spagna. Un Paese europeo può adottare politiche che possono riverberare gravi effetti su tutti gli altri dell’Unione? Schengen è uno dei pilastri dell’integrazione europea e qualsiasi difficoltà nella gestione delle frontiere esterne può produrre effetti che coinvolgono tutti gli Stati membri. Per questo motivo quanto sta accadendo non può essere considerato un semplice problema nazionale. Non può rimanere confinato nella ricerca di consenso praticata da Pedro Sánchez.
Il momento più difficile per Pedro Sánchez
La crisi arriva in una fase particolarmente delicata per il governo guidato da Pedro Sánchez. Negli ultimi mesi l’esecutivo socialista è stato investito da una serie di vicende giudiziarie di varia natura che hanno coinvolto esponenti del PSOE, collaboratori del presidente del Governo e persone appartenenti alla sua cerchia familiare.
Sánchez non è indagato in questi procedimenti e ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo che le accuse rivolte al suo entourage siano il frutto di una strategia politica volta a indebolire il governo. Resta tuttavia il fatto che il tema della corruzione è diventato uno degli argomenti centrali dello scontro politico spagnolo e continua a esercitare una forte pressione sull’esecutivo.
Le accuse dell’opposizione e il sospetto di una strategia politica
È proprio in questo contesto che la nuova emergenza migratoria assume un significato che va oltre la cronaca.
Le opposizioni sostengono che il governo abbia interesse a riportare il dibattito pubblico sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e dei rapporti con l’Unione Europea, spostando l’attenzione dalle inchieste che stanno interessando persone vicine al presidente del Governo.
Non esistono elementi che consentano di affermare che la gestione della crisi migratoria sia stata deliberatamente utilizzata con questo obiettivo. È però innegabile che la coincidenza temporale abbia alimentato un intenso confronto politico e mediatico, rendendo ancora più acceso il dibattito interno.
Perché la questione riguarda tutta l’Unione Europea
Ridurre questa vicenda a uno scontro tra maggioranza e opposizione spagnola sarebbe però un errore.
La Spagna rappresenta una delle principali porte di ingresso dell’Unione Europea. Le decisioni adottate dal governo di Madrid nella gestione delle frontiere esterne possono avere conseguenze dirette sulla sicurezza comune, sulla redistribuzione dei flussi migratori e sul funzionamento dello spazio Schengen.
Quando un Paese incontra difficoltà nel controllo di una frontiera esterna, gli effetti possono propagarsi rapidamente anche agli altri Stati membri. È per questo che il tema interessa milioni di cittadini europei, indipendentemente dal Paese in cui vivono.
Anche un altro pensiero si affaccia. L’invasione di ieri era organizzata, palesemente. Oltre 3000 migranti hanno nelle stesse ore varcato illegalmente i confini spagnoli. Tutti insieme, contemporaneamente, allo stesso modo. Possibile? Cui prodest? Qui lo scenario diventa assai complesso e articolato. Chi manovra l’immigrazione di massa come un’arma contro l’Europa? La Russia di Putin, l’Iran o più semplicemente delle forze politiche interessate?
Schengen è davvero a rischio?
Negli ultimi anni diversi Stati europei hanno già reintrodotto controlli temporanei alle frontiere interne per motivi di sicurezza o di gestione dei flussi migratori. Si tratta di strumenti previsti dalla normativa europea in circostanze eccezionali e che non equivalgono automaticamente alla sospensione dell’intero sistema Schengen.
Tuttavia, ogni nuova crisi alimenta il dibattito sulla capacità dell’Unione di proteggere efficacemente le proprie frontiere esterne e di garantire il corretto funzionamento della libera circolazione.
Se le tensioni dovessero aumentare, anche il ricorso a controlli più estesi potrebbe tornare al centro del confronto politico europeo.
Perché serve una risposta europea
L’immigrazione irregolare non è un problema che possa essere affrontato efficacemente da un solo Stato.
La gestione delle frontiere esterne, i rapporti con i Paesi di origine e di transito, le procedure di rimpatrio, la distribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri e la tutela dei diritti fondamentali richiedono decisioni condivise.
Quando le scelte di un governo nazionale possono incidere sul funzionamento di Schengen e sulla libertà di circolazione di centinaia di milioni di cittadini europei, è naturale che il confronto debba svolgersi anche nelle istituzioni dell’Unione Europea.
Non si tratta di limitare la sovranità della Spagna, ma di riconoscere che Schengen è un patrimonio comune e che la sua stabilità dipende dalla fiducia reciproca tra tutti gli Stati aderenti.
Le conseguenze per cittadini e imprese
Se la libera circolazione dovesse subire nuove limitazioni, gli effetti sarebbero immediati.
I controlli alle frontiere comporterebbero tempi più lunghi per gli spostamenti, maggiori costi per il trasporto delle merci, difficoltà per il turismo e disagi per milioni di lavoratori che ogni giorno attraversano i confini europei.
Schengen rappresenta infatti molto più di un accordo amministrativo. È uno degli strumenti che hanno contribuito maggiormente alla costruzione del mercato unico europeo e alla libertà di movimento di persone, imprese e capitali.
Una crisi che non può essere affrontata da soli
Le tensioni politiche interne alla Spagna continueranno probabilmente a far discutere ancora a lungo. Tuttavia, quando una crisi nazionale rischia di produrre effetti sull’intera Unione Europea, il confronto non può restare confinato entro i confini di un singolo Paese.
L’Europa è chiamata a trovare un equilibrio tra sicurezza, controllo delle frontiere, rispetto delle regole comuni e tutela della libera circolazione. Solo una risposta condivisa potrà evitare che una crisi locale finisca per mettere in discussione uno dei risultati più importanti del progetto europeo.
Seguite la vicenda, non fatevi distrarre.
Giulio Valerio Santini
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