Non vivo per me, ma per la generazione che verrà! (Vincent Van Gogh)
Pittore olandese, morto nel 1890. Diverse sottolineature potremmo trarre: le generazioni, il senso proprio della speranza, il futuro, la vita. Tra queste attingiamo alla speranza; perché senza speranza restano solo morte e paralisi del flusso della vita (ecco perché si dice che “la speranza è l’ultima a morire”). E’ sempre riferita a qualcuno o a qualcosa che non do per perso (ho fiducia nel fatto che si svilupperà del bene) ed è la sensazione che la vita, nonostante tutto, va’ avanti… e inoltre crea un legame tra noi e gli altri. E’ “speranza per”, e, non lo è mai soltanto per noi stessi, ma anche per le persone che ci circondano (senza speranza non si può essere padri o madri, non si può dirigere una collettività o un’azienda), è una potenzialità non ancora del tutto espressa! Due tratti etimologici (da dove scaturisce questa parola) rivelano la grandezza di questa virtù:
- quello tedesco… che rimanda a saltare qua e là per l’emozione dell’attesa di qualcosa di bello (che ci fa bene e che rende migliore la vita);
- quello latino… dove la speranza è importante come l’aria che si respira (senza speranza non possiamo vivere, è il respiro dell’anima).

