Perché aspettare il momento giusto per investire può essere uno degli errori più costosi
Sembrano banalità è vero ma molti con le banalità ci perdono molti soldi. E allora spesso giova ripetere anche concetti semplici che mantengono però una loro importanza in questo settore.
Esempio. Ci sono persone che aspettano il momento giusto per investire da anni. Sono lì che aspettano, ma il momento giusto, per loro, ovviamente non arriva mai. Sono come il tenente Drogo nel Deserto dei Tartari di Buzzati. Scrutano l’orizzonte.
Nel frattempo è successo di tutto. Una pandemia che ha fermato il mondo, un’inflazione che non si vedeva da decenni, guerre, tensioni geopolitiche, crisi energetiche, rialzi dei tassi di interesse e continui cambiamenti economici e politici.
Eppure una cosa è rimasta immutata. Quei risparmi sono ancora fermi sul conto corrente.
L’idea, a prima vista, sembra ragionevole. Aspettare il momento migliore per entrare nei mercati. Aspettare che l’incertezza diminuisca; aspettare di avere maggiore chiarezza; aspettare che la turbolenza si plachi.
Il problema è che il momento perfetto, nella realtà, è molto più difficile da individuare di quanto si pensi.
E mentre si aspetta, il tempo continua a passare. Veloce.
L’illusione del momento perfetto
Molti immaginano gli investimenti come una partita da vincere scegliendo il giorno giusto. L’obiettivo diventa comprare al prezzo più basso possibile e magari vendere al prezzo più alto.
Sembra logico. Se riuscissimo davvero a comprare sempre nel punto minimo e a vendere sempre nel punto massimo, i risultati sarebbero straordinari. Una gioia.
Il problema è che nessuno è in grado di farlo con regolarità. Non il piccolo risparmiatore, non il consulente finanziario, non il direttore della filiale della banca dove abbiamo il conto corrente.
Spesso nemmeno i grandi gestori professionali.
I mercati finanziari incorporano ogni giorno milioni di informazioni, aspettative, notizie e decisioni provenienti da tutto il mondo. Cercare di prevedere con precisione quale sarà il momento ideale per investire equivale spesso a inseguire un obiettivo impossibile. Impossibile sì.
Una lezione arrivata dal Covid
Un esempio molto concreto può aiutare a capire.
Nel marzo del 2020 i mercati finanziari di tutto il mondo subirono una delle più rapide discese della storia recente. Le immagini degli ospedali, dei lockdown e dell’economia ferma generarono un clima di paura diffusa. Molti risparmiatori decisero di attendere.
Era una scelta comprensibile. Chi avrebbe avuto il coraggio di investire in un momento simile?
Eppure, proprio mentre le notizie continuavano a essere drammatiche, i mercati iniziarono gradualmente a recuperare terreno.
Chi attendeva maggiore chiarezza spesso si trovò davanti a una situazione paradossale. Quando finalmente si sentì abbastanza tranquillo per investire, i prezzi erano già risaliti sensibilmente.
Questo non significa che bisogna investire durante ogni crisi.
Significa però che il mercato tende spesso a muoversi prima che le persone percepiscano il ritorno della normalità.
Il rischio di restare fermi
Quando si parla di investimenti si pensa quasi sempre al rischio di perdere denaro. Molto meno spesso si parla del rischio di non fare nulla.
Immaginiamo due persone che dispongono dello stesso capitale.
La prima, Valerio, decide di investire con un orizzonte di lungo periodo. La seconda, Giulio, rimanda continuamente in attesa di condizioni migliori.
Passano gli anni. I mercati salgono, scendono, attraversano crisi e recuperi. Alla fine, molto spesso, la differenza non dipende dal fatto che uno abbia scelto il giorno perfetto e l’altro no.
La differenza dipende semplicemente dal fatto che uno ha dato al proprio capitale il tempo di lavorare, mentre l’altro è rimasto fermo.
Il vero alleato si chiama tempo
Negli articoli precedenti abbiamo visto come funziona l’interesse composto. È proprio qui che il tempo diventa fondamentale. Ogni anno in più permette al capitale di produrre nuovi rendimenti che, a loro volta, possono generare ulteriore crescita.
Molti investitori si concentrano ossessivamente sul giorno in cui entrare nel mercato. In realtà, spesso sarebbe più utile concentrarsi sul numero di anni durante i quali il denaro resterà investito.
Pensiamo a un albero da frutto. Chi lo pianta oggi non si aspetta di raccogliere qualcosa il mese successivo. Sa che serviranno anni prima di vedere i risultati.
Con gli investimenti accade qualcosa di molto simile.
La paura di sbagliare
Dietro la ricerca del momento perfetto si nasconde spesso una paura molto umana. La paura di investire oggi e vedere il mercato scendere domani.
È una preoccupazione legittima. Nessuno ama vedere diminuire il valore dei propri investimenti, anche quando si tratta di oscillazioni temporanee. Ma occorre fare attenzione a non trasformare la prudenza in immobilismo.
Perché il rischio di una scelta imperfetta è visibile e immediato. Il rischio del tempo che passa, invece, è silenzioso e quasi invisibile.
Una strategia più realistica
Esiste un modo per ridurre il peso psicologico della scelta.
Molti risparmiatori preferiscono investire gradualmente nel tempo anziché in un’unica soluzione.
In questo modo si evita di concentrare tutto su una singola data e si riduce l’ansia di aver scelto il giorno sbagliato. Non è una formula magica e non elimina il rischio ma ma consente di affrontarlo in modo più razionale. Soprattutto, permette di iniziare.
Perché un piano ragionevole avviato oggi è spesso più efficace di un piano perfetto rimandato all’infinito.
La domanda giusta
La domanda che molti si pongono è: “È questo il momento giusto per investire?”
Forse la domanda corretta dovrebbe essere un’altra. “Ho definito i miei obiettivi, il mio orizzonte temporale e il livello di rischio che posso accettare?”
Se la risposta è sì, il fattore decisivo potrebbe non essere il giorno esatto in cui si investe, ma il tempo che si concederà al capitale per crescere.
Le mie conclusioni
Molti risparmiatori credono che il successo dipenda dalla capacità di entrare nel mercato nel giorno perfetto. La storia economica racconta una realtà diversa.
Le crisi non scompaiono mai del tutto. Cambiano nome, assumono forme diverse e alimentano nuove paure. Chi aspetta che ogni incertezza venga eliminata rischia di aspettare per sempre.
Nella maggior parte dei casi il vero vantaggio non appartiene a chi riesce a indovinare una data sul calendario. Appartiene a chi ha avuto la disciplina di iniziare e la pazienza di lasciare lavorare il tempo.
Perché il denaro può essere guadagnato, speso e reinvestito.
Il tempo, invece, una volta trascorso non torna più.
Purtroppo!
Giulio Valerio Santini
Business advisor
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