Dal codice binario ai qubit: perché il futuro dell’informatica potrebbe essere completamente diverso
Leggendo saggi di ogni tipo mi sono persuaso che ogni grande rivoluzione tecnologica, prima di cambiare davvero la vita delle persone, attraversa quasi sempre la stessa fase.
È un denominatore comune. All’inizio sembra qualcosa destinato soltanto agli specialisti. Una curiosità per scienziati, ingegneri e laboratori universitari. Qualcosa di interessante, certamente, ma lontano dalla quotidianità.
Noi siamo tutti distratti, molti (io speravo pochi) guardano Temptations Iland. Si divertono pure.
Poi accade qualcosa.
Quella tecnologia esce dai laboratori e diventa parte del nostro mondo.
Ho qualche anno e mi ricordo bene. È successo con i primi computer personali, quando molti pensavano che non sarebbero mai entrati nelle case, pensavano servissero solo per giocare; è successo con Internet, considerato inizialmente uno strumento per pochi ricercatori. È successo con gli smartphone, che hanno trasformato un telefono in un piccolo computer sempre nelle nostre tasche e per alcuni in un problema psichiatrico.
Negli ultimi anni lo abbiamo visto con l’intelligenza artificiale e non abbiamo ancora visto tutto.
Mentre l’AI percorre rapidamente la sua strada, spinta dall’avidità dei grandi ricchi indifferenti a ciò che potrebbe accadere al genere umano, un’altra rivoluzione si sta preparando. Silenziosa ma probabilmente gigantesca.
La prossima rivoluzione potrebbe avere un nome ancora misterioso per molti: computer quantistico.
Scopro che si tratta di una tecnologia che promette di affrontare problemi oggi impossibili anche per i più potenti supercomputer esistenti. Ma anche una tecnologia così importante da essere diventata terreno di competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa.
Perché, cari lettori, il computer quantistico non riguarda soltanto l’informatica. Riguarda economia, sicurezza, medicina, industria e forse il futuro equilibrio tecnologico del pianeta.
Come funziona un computer tradizionale: il mondo degli zero e degli uno
Per capire perché il computer quantistico potrebbe rappresentare un salto enorme bisogna partire da ciò che già utilizziamo ogni giorno.
Ogni volta che accendiamo uno smartphone, scriviamo un documento, guardiamo un video o utilizziamo un’applicazione, dietro quella semplicità apparente esiste un linguaggio fatto soltanto di due simboli.
Zero e uno. Il famoso codice binario.
Un computer tradizionale lavora attraverso miliardi di operazioni basate su questa logica: acceso o spento, sì o no. Una apparente semplicità straordinaria che ha permesso di costruire processori sempre più piccoli, potenti ed economici.
Ed è proprio grazie a questa logica che è nata l’intera rivoluzione digitale.
Ma anche i sistemi migliori hanno un limite, hanno una soglia oltre alla quale non riescono a soddisfare le richieste che pervengono loro.
Quando il numero di possibilità da analizzare diventa immenso, persino i supercomputer più potenti possono trovarsi davanti a problemi troppo complessi.
Computer quantistico. Cosa cambia davvero con i qubit
Il computer quantistico nasce da un’idea completamente diversa. Il protagonista non è più il bit tradizionale, ma il qubit.
Senza entrare in formule da fisica teorica, il concetto fondamentale è che il mondo quantistico segue regole molto diverse da quelle alle quali siamo abituati nella vita quotidiana.
A livello subatomico la materia presenta comportamenti sorprendenti, che gli scienziati hanno imparato a utilizzare per immaginare un nuovo modo di calcolare. Un computer quantistico non è semplicemente un computer normale più veloce.
È una macchina progettata per affrontare alcuni problemi specifici con un approccio completamente diverso. Ed è proprio questo il punto che spesso viene frainteso. Non compreremo domani un portatile quantistico per scrivere una mail più rapidamente. Probabilmente non avrebbe alcun senso.
La vera rivoluzione riguarda problemi enormemente complessi: lo studio delle molecole, la ricerca farmaceutica, nuovi materiali, sistemi energetici, ottimizzazione industriale e alcune applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Forse un computer quantistico evoluto potrà rispondere alla domanda: “Dio esiste?”
La nuova sfida mondiale tra Stati Uniti, Cina ed Europa
La storia insegna, in taluni casi in modo drammatico, che le tecnologie realmente decisive non rimangono mai soltanto questioni scientifiche. Diventano questioni economiche e strategiche.
È successo con l’energia nucleare. È successo con Internet. Sta succedendo con l’intelligenza artificiale. E oggi accade con il quantum computing.
Gli Stati Uniti stanno investendo enormi risorse attraverso università, aziende tecnologiche e programmi governativi. Pensate che lo facciano perché amano il mondo, i bambini e il mare?
La Cina considera questa tecnologia una delle industrie fondamentali del futuro e sta destinando capitali molto importanti allo sviluppo del settore. Pensate che la faccia perché ama il mondo, i bambini e il mare?
L’Europa possiede competenze scientifiche straordinarie, università eccellenti e molti ricercatori di altissimo livello. La grande sfida, però, è trasformare questa capacità scientifica in leadership industriale. Pensate che lo faccia per migliorare il mondo? In questo caso forse la risposta è si.
Ma nella tecnologia moderna spesso non basta scoprire qualcosa. Bisogna anche riuscire a trasformarlo in prodotti, aziende e mercati.
Una Europa veramente unita, potrebbe non solo essere portatrice di valori che per centinaia di anni hanno portato benessere e sviluppo ma potrebbe affermarsi anche come un mercato capace di autonomia e di una forza tale da contrastare le continue aggressioni.
Non sono un caso le continue aggressioni di Trump, l’invasione dell’Ucraina e guerre commerciali della Cina, una immigrazione massiccia che sembra pilota. Nel Mondo pochi vogliono un’Europa unita, forse nessuno, neanche gli europei.
Il rischio nascosto. Il giorno in cui la sicurezza digitale potrebbe cambiare
Ogni grande innovazione porta opportunità, ma anche nuove domande. Il computer quantistico potrebbe infatti avere un impatto enorme anche sulla sicurezza informatica.
Oggi buona parte del mondo digitale è protetta dalla crittografia: sistemi matematici che rendono sicure comunicazioni, transazioni bancarie e dati sensibili.
Un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe, almeno in teoria, mettere in difficoltà alcuni degli algoritmi oggi utilizzati.
Gli esperti chiamano questo possibile momento Q-Day.
Non significa che improvvisamente tutti i sistemi informatici diventeranno vulnerabili.
Significa però che governi, aziende e ricercatori stanno già lavorando alla cosiddetta crittografia post-quantistica, cioè nuovi sistemi progettati per resistere anche alle tecnologie del futuro.
Investire nei computer quantistici, una opportunità o nuova bolla?
Ogni grande rivoluzione tecnologica attira inevitabilmente anche l’attenzione degli investitori.
È normale. Quando nasce qualcosa che promette di cambiare il mondo, tutti cercano di capire quali saranno i vincitori. Ma la storia insegna una lezione importante.
Individuare una tecnologia rivoluzionaria non significa automaticamente individuare un investimento vincente. Internet ha davvero cambiato il mondo. Eppure molte aziende nate durante la grande euforia iniziale sono scomparse.
Lo stesso potrebbe accadere nel settore quantistico.
Oggi esistono grandi gruppi tecnologici e società specializzate che stanno investendo miliardi. Alcune potrebbero diventare protagoniste del futuro. Altre potrebbero non arrivare mai alla fase commerciale.
Per un investitore il punto non è inseguire semplicemente la parola del momento.
Il punto è capire il rapporto tra potenziale, rischio, prezzo e diversificazione.
La mia conclusione. Il futuro arriva spesso lentamente, poi tutto insieme
La storia della tecnologia segue spesso un percorso curioso. All’inizio sottovalutiamo le grandi innovazioni perché sembrano troppo lontane. Poi, quando entrano nella nostra vita, abbiamo quasi l’impressione che siano sempre esistite.
Il computer quantistico oggi è ancora una tecnologia giovane. Ha enormi problemi tecnici da risolvere e probabilmente serviranno anni prima di vedere applicazioni diffuse.
Ma sarebbe un errore ignorarlo.
Perché alcune delle più grandi trasformazioni della storia sono nate proprio così, da idee che sembravano troppo complicate per interessare il grande pubblico.
Fino al giorno in cui hanno cambiato la nostra vita.
Stiamo allerta, cari lettori. Molto.
Giulio Valerio Santini
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