Quando avrete abbattuto l’ultimo albero, quando avrete pescato l’ultimo pesce, quando avrete inquinato l’ultimo fiume… allora vi accorgerete che non si può mangiare il denaro! (Proverbio indiano).
Se all’inizio l’educazione ambientale era molto centrata sull’informazione scientifica e sulla presa di coscienza e prevenzione dei rischi ambientali, ora tende a includere una critica dei “miti” della modernità basati sulla ragione strumentale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole). Occorre recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio. Tutti, con modalità diverse, dobbiamo diventare ed essere educatori, capaci di reimpostare gli itinerari di un’etica ecologica, in modo che aiuti effettivamente a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione.

