Dedollarizzazione e petroldollaro
Negli ultimi anni, le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate al centro della scena internazionale. Episodi militari, sanzioni economiche, attacchi informatici e crisi nel Golfo Persico. Sembravano scandire un conflitto che, pur non sfociando in una guerra aperta, restava costantemente sul filo del rasoio. Poi improvvisamente, dopo un primo atto conosciuto come “la guerra dei 12 giorni”, con l’attacco israelo-statunitense del 28 febbraio di quest’anno, il conflitto è deflagrato in tutta la sua violenza. La causa principale che viene indicata da Israele e Stati Uniti è nella probabilità che, a breve termine, l’Iran possa dotarsi dell’arma nucleare.
Ma secondo un numero crescente di analisti, questo confronto non può essere compreso pienamente senza inserirlo in un quadro più ampio. Quello della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina e della crescente sfida al sistema del petrodollaro e , pilastro dell’ordine economico globale dal secondo dopoguerra.
La domanda che molti osservatori si pongono è semplice. La dedollarizzazione e il declino del petrodollaro stanno contribuendo ad alimentare le tensioni tra Washington e Teheran?
Le evidenze suggeriscono che la risposta sia sì almeno per una parte, ma molto rilevante.
Gli Accordi di Bretton Woods
Per capire la posta in gioco, è necessario ripartire dagli accordi di Bretton Woods del 1944. Nella piccola cittadina del New Hampshire, 44 nazioni alleate definirono un nuovo sistema monetario internazionale basato su tassi di cambio fissi ancorati al dollaro statunitense. Questo rese il dollaro la principale valuta di riferimento per il commercio mondiale.
A fine anni ’70, grazie agli accordi con l’Arabia Saudita, il petrolio cominciò ad essere venduto quasi esclusivamente in dollari. Questo meccanismo, comunemente definito petrodollaro, ha garantito agli Stati Uniti: una domanda costante di dollari a livello globale, la possibilità di finanziare il proprio debito a costi ridotti, un’influenza decisiva sui mercati energetici e un enorme potere geopolitico attraverso il sistema finanziario.
Il petrodollaro: un pilastro dell’egemonia americana
Il petrodollaro non è dunque una semplice convenzione commerciale: è una leva di potere.
Ed è per questo che ogni tentativo di metterlo in discussione viene percepito da Washington come una minaccia strategica. Soprattutto in un momento in cui il debito USA è enormemente aumentato, attestandosi intorno ai 39 trilioni di dollari (39.000 miliardi)

tratta da La Fionda
La dedollarizzazione, il Venezuela, l’Iran
Ormai da anni, la Cina rappresenta il principale competitore degli Stati Uniti sul piano economico e finanziario. La crescita dei BRICS ha ulteriormente alimentato, agli occhi di Washington, la percezione di una Cina sempre più forte anche sul piano politico e militare.
Il grande sviluppo industriale della Cina, lo ha reso il paese più energivoro al mondo in termini assoluti. Questa situazione ha spinto il governo cinese a stipulare contratti con le nazioni grandi produttrici di petrolio. Fra queste il Venezuela, che detiene le riserve di petrolio più grandi del pianeta e l’Iran, che è fra i primi tre più grandi produttori. Gli accordi prevedono, fra le altre clausole, il pagamento del greggio in yuan Renminbi .
A questo si aggiunga il fatto che anche l’Arabia Saudita, storico alleato degli Stati Uniti, accetta sempre più frequentemente lo yuan per le vendite destinate al mercato cinese.
Questa dinamica, che mette in pericolo la supremazia del petrodollaro, ha indotto gli stati Uniti ad intraprendere misure di contrasto a quella che rappresenta una dedollarizzazione globale.
Alcuni osservatori interpretano, in questo contesto, l’intervento statunitense in Venezuela come un tentativo di contrastare il crescente ruolo cinese nel settore energetico locale. E di ristabilire il controllo americano sul petrolio venezuelano, tornato oggi a essere commercializzato principalmente in dollari.
Prestiti in yuan
Ma negli ultimi anni, diversi paesi hanno iniziato a ridurre la loro dipendenza dal dollaro negli scambi internazionali.
Secondo l’Atlantic Council, la quota del dollaro nelle riserve globali è scesa dal 71% nel 1999 al 59% nel 2020. Mentre cresce l’uso di valute alternative come lo yuan cinese. La dedollarizzazione non è solo economica, ma anche geopolitica.
Per la prima volta da vent’anni, è diventato più conveniente prendere in prestito in yuan che in dollari. Un fattore che spinge molte aziende a diversificare le valute utilizzate nei pagamenti internazionali.
Cina e Russia: la strategia comune per ridurre il potere del dollaro
La Cina è il principale acquirente di petrolio iraniano e ha tutto l’interesse a pagarlo in yuan. Pechino ha firmato con Teheran un accordo ventennale di cooperazione economica e infrastrutturale, e sostiene attivamente la creazione di circuiti finanziari alternativi al dollaro. Secondo un’analisi geopolitica del 2026, Cina e Russia stanno sfruttando la posizione strategica dell’Iran nello Stretto di Hormuz. Per spingere i Paesi del Golfo a considerare valute alternative al dollaro per le transazioni petrolifere.
L’obiettivo non è solo economico: è un tentativo di ridisegnare l’ordine finanziario globale.

Tratta da Analisi Difesa
Il triangolo USA–Iran–Cina come chiave di lettura del nuovo ordine globale
Quindi le tensioni tra Stati Uniti e Iran non si possono comprendere senza considerare il ruolo della Cina e la sfida al sistema del petrodollaro.
La dedollarizzazione non è un fenomeno marginale: è una trasformazione strutturale che sta ridisegnando gli equilibri economici e geopolitici del pianeta. In questo scenario gli USA cercano di difendere il ruolo del dollaro e la loro influenza geopolitica nel Golfo. Mentre la Cina, punta a costituire un nuovo ordine multipolare dove lo yuan sia più forte. L’Iran, dal canto suo, sfrutta la posizione strategica per ottenere più margini di manovra e rompere l’isolamento.
Il risultato è un mondo più complesso, più competitivo e meno prevedibile.
Il petrodollaro, per decenni simbolo dell’egemonia americana, è oggi al centro di una delle battaglie geopolitiche più importanti del XXI secolo.
Ovviamente, esiste un altro attore fondamentale in questo scenario, che volutamente non si tratta in questa analisi: affrontarlo richiederebbe una discussione molto più ampia e articolata.

tratta da THEMEDIALINE
fonti: Aier or American…, Wikipedia, Atlantic Council, Il Contesto di Giacomo Gabellini, Analisi Difesa

