L’Europa sta attraversando una crisi abitativa, che sta avendo un impatto soprattutto sui giovani. Secondo il report “Foundational challenges: The housing struggles of Europe’s youth” di Eurofond (in italiano Sfide fondamentali: le lotte per l’edilizia abitativa dei giovani europei), quasi un terzo della popolazione europea tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i propri genitori. Esistono, però, differenze notevoli tra gli Stati membri, con percentuali che vanno da un minimo del 3 % in Danimarca e Finlandia, a un massimo del 64 % in Croazia. Sono differenti anche le tendenze relative a questo fenomeno. In Irlanda, ad esempio, la percentuale dei giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni che vive ancora con i genitori è aumentata del 17%, mentre in Ungheria, si è registrato un calo pari al 12 %. Il rapporto sottolinea poi che, una volta che queste generazioni più giovani lasciano il nido familiare, si trovano maggiormente in una condizione abitativa instabile, con il rischio di ritardi nel pagamento dell’affitto e difficoltà nel risparmiare. Si calcola che nell’intera Unione europea, il 23 % dei giovani tra i 18 e i 29 anni dedica oltre il 40 % delle proprie entrate al proprio alloggio, una percentuale che scende al 12% per coloro che hanno tra 30 e 39 anni. Anche questi numeri presentano una grande eterogeneità tra gli Stati membri: in Grecia, il 79 % dei giovani paga costi “abitativi” eccessivi, in Lituania solo il 7 %. Ad avere un impatto sono anche i prezzi degli immobili. Dal 2010, i prezzi medi di vendita sono aumentati del55,4% e gli affitti del 26,7%, spesso non traducendosi in un aumento del reddito. In alcuni Stati europei, i prezzi sono più che triplicati. Si valuta che tra il 2000 e il 2019, il costo medio per la costruzione di edifici residenziali sia aumentato del 52,4% in Europa.
Per questo motivo il 10 marzo il Parlamento UE ha adottato delle raccomandazioni sulla crisi abitativa nell’Unione europea con l’obiettivo di fornire delle soluzioni per alloggi dignitosi e accessibili. Approvata dall’Aula con 367 voti a favore, 166 contrari e 84 astensioni, la relazione elaborata dalla Commissione speciale sulla crisi degli alloggi nell’Unione europea evidenzia un dato di fatto: sono milioni gli europei che affrontano condizioni abitative precarie a causa della crisi degli alloggi. Per questo motivo, il Parlamento ha richiesto l’avvio di una serie di iniziative, per contribuire ad affrontare l’aumento dei prezzi e la carenza di abitazioni. Innanzitutto, i deputati chiedono che il Piano per alloggi accessibili della Commissione destini fondi specifici alle ristrutturazioni, per migliorare le prestazioni energetiche nell’edilizia e combattere la povertà energetica. Di conseguenza, le nuove abitazioni dovranno rispettare standard qualitativi in materia di isolamento, efficienza energetica e qualità dell’aria. A seguito dell’aumento degli affitti a breve termine, invece, gli eurodeputati hanno chiesto che la prossima normativa trovi un equilibrio tra lo sviluppo del turismo e l’accessibilità economica degli alloggi. La normativa dovrebbe fissare obiettivi comuni a livello europeo, lasciando però agli Stati membri, alle regioni e alle autorità locali la possibilità di progettare e attuare misure secondo le realtà territoriali e i rispettivi mercati immobiliari. È stata presa inoltre in considerazione una quota adeguata di edilizia pubblica e sociale nelle città, per aumentare l’accessibilità economica e l’offerta di alloggi per le persone vulnerabili. Dal punto di vista fiscale, gli eurodeputati si sono dimostrati pronti a sostenere le famiglie a basso e medio reddito, ad esempio provando a ridurre le tasse di registrazione per gli acquirenti della prima casa e permettendo condizioni fiscali che rendano gli affitti a lungo termine più accessibili. Nella relazione si chiedono maggiori investimenti dell’UE anche nel settore abitativo, coordinando meglio i finanziamenti esistenti e riallocando le risorse inutilizzate del Piano per la ripresa e la resilienza per sostenere la costruzione e la ristrutturazione di alloggi sociali, pubblici, cooperativi e accessibili. I deputati chiedono infine che la Commissione promuova un pacchetto di semplificazione per ridurre la burocrazia nel settore abitativo. Vogliono procedure di autorizzazione più semplici attraverso procedure digitali per il rilascio dei permessi, e un termine di 60 giorni per il rilascio delle autorizzazioni. L’UE deve poi rafforzare la propria sovranità industriale nel settore delle costruzioni e delle ristrutturazioni, affermano i deputati, invitando la Commissione ad ampliare la produzione di prodotti innovativi e sostenibili, rafforzare il mercato unico delle materie prime e introdurre requisiti minimi di origine “Made in EU” per i componenti utilizzati nei progetti cofinanziati dall’UE. Come ha dichiarato l’Eurodeputata Benedetta Scuderi (Verdi/ALE) durante un’intervista ad Ansa, in Europa «si stia finalmente parlando del diritto ad abitare» e si auspica che queste iniziative si concretizzino in azioni tangibili.

