Le fantastiche ostriche Murex di Bassin de Thau alla Fiera dell’Artigianato 2025
All’Artigianato in Fiera 2025, abbiamo incontrato uno stand favoloso e ci siamo fermati, a parlare di ostriche con…
“Mi chiamo Reynaud Soulier e il mio socio è Jean Marc Vitale, che è il produttore delle ostriche nella zona … . si trova sotto Montpellier a sud della Francia. Il nome della società Murex coquillages Etang de Thau”.
Perché le vostre ostriche sono così famose al mondo? E dopo averle assaggiate possiamo anche chiedere, perché sono così buone?
Sorride professionale

“Deve sapere che all’inizio eravamo i soli ad avere creato l’allevamento delle ostriche. Le nostre ostriche sono del sud della Francia. Sono del Bassin de Thau e sono così buone perché sono selvatiche. A differenza della Normandia che non lo sono.
Il Bassin de Thau (o Étang de Thau) è una grande laguna salmastra del sud della Francia, in Occitania. Separata dal Mar Mediterraneo da una sottile striscia di sabbia. Famosa per la sua ricca biodiversità e soprattutto per essere il cuore pulsante della produzione di ostriche e cozze. È un ecosistema unico, un “mare interno” che ospita una notevole varietà di specie marine e uccelli. Importante zona turistica.
Bassin de Thau, è il più grande stagno della regione, con una profondità media di 4,5 metri. È collegato al Mediterraneo tramite dei canali. Zona ideale per passeggiate in bicicletta e per scoprire la cultura locale della pesca.
Come si gustano le ostriche? Con che cosa consiglia di abbinarle?
“Le ostriche si mangiano crude o con limone o con pepe, giusto per mettere un po’ più di gusto. Ma sono buone anche naturali.
Si possono mangiare bevendo champagne. E così è ancora meglio.
Le ostriche si possono mangiare anche al forno, sempre con un po’ di champagne, un po’ di panura e un po’ di panna, la creme fraiche da noi e la panna in Italia.
Come si cucinano?
“Si mettono nel forno cinque minuti. E’ sufficiente.
In questo modo diventano molto delicate e appetitose. Possono essere gustate anche da chi ha paura di assaggiare un’ostrica cruda. Spesso le persone iniziano così a mangiarle…. E poi… E comunque anche così sono molto buone”.
Com’è il mercato italiano per le vostre ostriche? Come si comporta il vostro cliente italiano?
“Agli italiani piacciono molto le ostriche. Sono tanti quelli che vengono ogni anno in Fiera e poi ritornano a mangiare le ostriche. Ogni tanto anche due o tre volte durante la stessa Fiera”.
Qual è la procedura e il metodo per allevare e produrre le ostriche?
“Per avere le ostriche così buone, e per come le serviamo qui in Fiera, serve un anno e mezzo di lavorazione. Si preparano, si lavorano e si mettono nell’acqua. Però se vogliamo un prodotto un po’ più buono, noi le dobbiamo anche tirare fuori dall’acqua e poi rimetterle dentro l’acqua “per tenerle attive”. Perché noi non abbiamo le maree come nell’Atlantico.
La parte più dura è aprire le ostriche, è un mestiere importante. Bisogna stare attenti ad aprirle bene e a non farsi male”.
Com’è stata la vostra esperienza quest’anno qui alla Fiera dell’Artigianato?
“Più o meno è la stessa cosa degli altri anni. Forse però un po’ più fiacco e con meno gente rispetto all’anno scorso.. Ma bene, non ci lamentiamo”.
La magica apertura

