Quattro anni fa, dopo il ritiro americano dall’ Afghanistan, il paese è precipitato indietro nella dittatura talebana. Un salto temporale di quasi vent’anni. E ciò vale in particolare per i diritti civili, l’ONU stesso ha individuato “una apartheid di genere” vigente nel Paese.
La crisi economica e l’ isolamento internazionale
In questo contesto il Paese è stato colpito da una profonda crisi economica con il PIL che è calato dai 19,96 miliardi di dollari del 2020 a 14,26 miliardi nel 2021 (-20%). Lo Stato è diventato un paria internazionale e il settore del turismo è stato tra gli ambiti più colpiti.
Il paradosso del turismo in crescita
Tuttavia è proprio qui che entrano in gioco un fenomeno piuttosto recente e che ha destato più di qualche perplessità. AlJazeera riporta che nel 2023 le stime indicano un aumento del 120% del turismo rispetto agli anni precedenti. Il fenomeno non si è arrestato negli ultimi due anni con circa 9.000 turisti stranieri entrati nel Paese nel biennio 2024-25.
L’appeal del proibito del turismo in Afghanistan
Numeri molto bassi ma indicativi di un crescente turismo in Afghanistan. I visitatori, spesso occidentali, si imbarcano in rocambolesche visite spinti da un gusto del proibito. Questo fenomeno è inoltre accentuato da numerosi travel bloggers e influencer che glorificano questo tipo di avventure.
La stranezza del Marketing
Nella pratica questi “safari geopolitici” si appoggiano ad agenzie in loco che si occupano di organizzare una visita guidata del Paese. Relativamente all’Afghanistan hanno fatto scalpore i post pubblicitari di una di queste (su X @afghanarabc) che ironizzava sul terrorismo e i sequestri. Dipingendo i turisti inizialmente come dei prigionieri, coperti da sacchi neri in volto, per poi svelarli come turisti e mostrare in sequela i momenti migliori della tour dei due (mal)capitati.
La strategia talebana di legittimazione
L’Afghanistan punta apertamente sul turismo, “The Afghan people are warm and welcoming and wish to host tourists from other countries and engage with them” ha dichiarato il vice ministro dell’informazione e della cultura. La strategia non è casuale, lo sviluppo del turismo è una potente arma di legittimizzazione internazionale che a suo modo è stata intrapresa anche dalla Corea. Si costruisce una vetrina pubblicitaria del Paese, con cui sponsorizzare ai visitatori l’efficienza dello Stato e la qualità della vita. Il Paese reale invece, rimane nascosto e spesso ce lo si dimentica.
Un consiglio a tutti gli avventurieri del mondo, che senz’altro non vogliamo criminalizzare: porsi sempre una domanda sulla dimensione etica dei nostri viaggi. Avviso che vale senz’altro di più per i blogger e gli influencer che invece hanno la responsabilità (quasi giornalistica) di informare sinceramente chi li segue.

