“Il presente, come il punto, non è un’entità quantificabile.
Essendo inconsistente è un’astratta unità del pensiero. Il passato è il nostro maestro, il futuro il nostro esaminatore. Chi vive del presente fonda la sua esistenza su di un’illusione.” (Bertrand Russel)
E’ in un ossimoro, l’eterno presente, che si può teorizzare la condizione metafisica ideale per la classe dominante woke globalista ; perché il modo più semplice di rendere fragile e manipolabile l’essere umano è quello di isolarlo, renderlo atomo fra atomi e de-identizzarlo, congelandolo temporalmente in uno stato di perenne gioventù deresponsabilizzata.
Non si sta parlando della negazione del passato e del futuro in S. Agostino che, nelle “Confessioni”, preferisce parlare di un presente del passato, un presente del presente e un presente del futuro, conferendo al tempo una dimensione dell’anima, soggetivizzandolo; tantomeno si intende una pratica ascetica monacale come la cosiddetta presenza mentale, dove il presente viene esaltato in un’ ottica meditativa per allontanarsi dagli affanni del passato e del futuro.
Nell’eterno presente, passato e futuro vengono uccisi amputando la vita della memoria e della progettazione; la Tradizione e il destino vengono annientati, ogni tensione verticale recisa. L’uomo si riduce a se stesso, schiavo delle contingenze mondane, manovrabile nella sua fragilità e facile preda dei bassi istinti, nettare vitale del consumismo.
Nell’ipotetico eterno presente non è contemplata una suddivisione del genere sessuale finalizzata alla procreazione, maschio e femmina hanno senso solo in presenza del futuro, di un progetto che travalichi l’esperienza personale. Si andrebbe a definire dunque una società unisex tanto agognata dalle attuali élite.
L’istituzione della famiglia, perno e base della comunità, perderebbe la sua finalità generatrice crollando, di conseguenza, come un castello di carte e, ovviamente, come naturale conseguenza, si annullerebbe qualunque forma di civiltà.
La perpetua ripetizione del presente abolisce la nascita e la morte, annienta le identità.
Senza padri non si è figli e non si è padri a propria volta. Tutto si risolve qui ed ora, alla ricerca del piacere egoistico slegato da qualsivoglia vincolo.
L’escatologia del nulla.
Non c’è dunque alcuna patria, nessuna epica e nessun mito fondatore. Così come non esisterebbe eredità da tramandare ai posteri. Senza memoria e senza speranza, come animali da allevamento chiusi in un recinto temporale, nutriti di bisogni artificiali.
Nell’eterno presente il nomadismo diventerebbe condizione usuale, senza legami non ci sono motivazioni per mettere radici, nomadi senza tradizione, vagabondi alla ricerca di un appagamento istantaneo.
Soffermandoci per un istante sull’attuale condizione antropologica/sociale tipica dei Paesi occidentali a marchio liberal/liberista, sembra quasi già di vivere nelle modalità sopracitate.
Migrazione di massa, cultura no gender e smantellamento della famiglia, precarizzazione del lavoro, sfaldamento del senso religioso.
Senza Dio, senza padri e senza Patria.
E quando un uomo non è più nulla, gli rimane solo quello che possiede.
Federico Gatti

