De-escalation
McCone lo sapeva e, ciò nonostante, decise di consigliarla al Presidente. “quegli uomini, signore”, gli disse “hanno indossato una divisa, sono volontari e sanno i rischi a cui vanno incontro”. Sapeva di essere una persona pessima.
Un sottomarino poteva avere un equipaggio di trenta persone. Tre decide di vedove. Tre uomini invece di 200 milioni. Era un sacrificio che lui e chi guidava la nazione doveva essere pronti a fare. Bobby sussurrò al fratello “John, io credo…”, “lo so”, rispose il presidente, “…lo so”, sussurrò più a sé stesso che a loro.
In fine alzò lo sguardo, guardò il fratello, guardò Dean Rusk, guardò MacNamara che era appena rientrato, guardò il proprio capo-spia. “direttore McCone”, gli disse “segnali la posizione di uno dei nostri sottomarini nel Mediterraneo alla Stasi. In acque internazionali.”, poi si rivolse al suo Segretario della Difesa “Robert, mi spiace farti correre di nuovo ma…devi comunicare all’ammiraglio Anderson di darti la posizione di un sottomarino con armamento nucleare in acque internazionali nel Mediterraneo. In seguito, gli comunicheremo di emergere tra…”.
Ci pensò un momento, si girò verso McCone nuovamente e domandò “sei ore sono sufficienti per trasmettere il messaggio alla Stasi e al KGB?”, “meglio otto, signore”, rispose lui. “okay, tra otto ore allora”, proseguì “voglio che comunichiate al sottomarino di emergere alle coordinate che fornirete alla CIA…inventatevi un’emergenza o del soccorso in mare.
Non lo so”. In fine, si girò verso il fratello e guardandolo disse “Bobby e io, cercheremo di metterci in contatto con l’Ambasciata sovietica, andando lì di persona, se serve. Voglio proporre una de-escalation congiunta col Cremlino nell’arco delle sei ore successive all’attacco”.
… continua

