Lo specchio
Dovendo ragionare, si alzò un momento in piedi e si stiracchiò. “scusate, signori”, disse mentre apriva la giacca e allungava le braccia “sono sicuro che comprenderete che ho bisogno di sgranchirmi un momento”.
Ottenne un assenso generale, distese le articolazioni e poi si sedette nuovamente. “Io credo”, rifletté un momento, “che la questione sia estremamente delicata. Il fatto che l’Unione Sovietica sappia che le loro navi sono state affondate li obbliga a reagire…”.
Su questo non c’era dubbio. Il problema era capire come. E, essendo il “capospia”, tutti attorno alla sala si aspettavano che la risposta arrivasse da lui. “Il problema”, spiegò, “è che, essendoci installazioni militari in tutto il mondo, è impossibile capire dove colpiranno i sovietici”.
L’unica cosa certa era, come spiegò Rusk, che volevano colpire in un punto che, pur essendo una rappresaglia proporzionata, li esponesse al minor rischio possibile di perdite (idealmente zero). Lui annuì. “hai ragion”, gli disse, “ma, assieme a questo, deve anche evitare di sembrare una minaccia ai nostri interessi vitali, così da evitare un’eventuale risposta”.
Mentre rifletteva, i suoi occhi caddero su uno specchio in un lato della stanza. In quel momento realizzò che, forse, il problema che gli si era presentato era lo stesso a cui, in quel preciso momento, si presentava anche ai sovietici.
Non erano soltanto loro a non capire quale delle loro installazioni rappresentasse una scelta “sicura” per essere colpita. Anche il loro nemico, forse per la prima volta nella storia, si poneva il problema di attaccare minimizzando il danno.
Batté la mano sul tavolo “ci sono!” esclamò, facendo voltare i fratelli Kennedy, Dean e il Generale. “scusi, direttore McCone”, gli disse il Presidente, “ma non la seguo.
… continua

