Accordo UE–Mercosur. L’Italia è chiamata a scegliere
Un patto commerciale da 25 anni sul filo del rasoio tra opportunità economiche e tensioni agricole
È una delle vicende commerciali più importanti e controverse degli ultimi decenni in Europa: il trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, sta vivendo in queste ore un momento decisivo. Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’accordo, che punta a creare una vasta area di libero scambio tra Europa e Sud America, è prossimo a un punto di svolta — ma resta gravato da forti resistenze interne all’Unione e in particolare da preoccupazioni di agricoltori, governi nazionali e blocchi parlamentari che ritengono il testo incompleto o potenzialmente dannoso per alcuni settori.
Le ultime settimane hanno visto Bruxelles intensificare il pressing sugli Stati membri dell’UE per ottenere una approvazione unanime dell’accordo entro fine anno, così da poterlo firmare nel corso di un vertice con i partner del Mercosur in Brasile. Ma la strada è tutt’altro che liscia.
Cos’è l’accordo UE–Mercosur e perché conta
L’intesa proposta è il frutto di negoziati iniziati alla fine degli anni Novanta e formalizzata in un accordo di principio alla fine del 2019. Si tratta di un trattato di libero scambio e cooperazione economica che, se ratificato, coinvolgerebbe oltre 780 milioni di persone e rappresenterebbe il più grande accordo commerciale mai concluso dall’UE in termini di abbattimento delle barriere tariffarie.
Al cuore dell’accordo c’è la progressiva eliminazione dei dazi doganali su una grande varietà di merci e servizi nei due blocchi, con l’obiettivo di favorire esportazioni e investimenti europei in Sud America e allo stesso tempo di offrire ai Paesi del Mercosur un accesso privilegiato al mercato europeo. I settori agricoli, automobilistico, meccanico e dei macchinari figurano tra quelli potenzialmente più interessati.
Per la Commissione Europea, questo patto rappresenterebbe non solo un’opportunità commerciale — con la prospettiva di decine di miliardi di euro in esportazioni aggiuntive — ma anche uno strumento strategico per diversificare i rapporti internazionali dell’UE in un contesto economico globale sempre più competitivo e multipolare.
Le resistenze interne all’UE. Agricoltura e salvaguardie
Nonostante le potenzialità economiche, l’accordo è stato visto con crescente diffidenza in alcune capitali europee. Al centro delle contestazioni vi è il tema dell’agricoltura e dei prodotti sensibili, in particolare carne bovina, zucchero e altri prodotti alimentari che, importati senza dazi o con dazi ridotti, potrebbero mettere sotto pressione i produttori europei, soggetti a regolamenti più stringenti in materia di ambiente, sicurezza e lavoro.
Nelle ultime ore, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di misure volte a stringere i controlli sulle importazioni agricole previste dall’accordo, riducendo alcune soglie di salvaguardia e velocizzando le procedure per attivare misure di protezione in caso di impatti eccessivi sulle produzioni comunitarie.
La Francia, in particolare, ha assunto una posizione di rigidità crescente, chiedendo un rinvio della votazione finale e ulteriori garanzie per i propri agricoltori. Il presidente francese Emmanuel Macron e altri leader europei sottolineano la necessità di assicurare che le importazioni rispettino gli standard europei. Temono infatti un effetto di dumping competitivo sui mercati locali.
L’Italia nel ruolo di ago della bilancia
Con Polonia e Francia critiche sul testo, l’Italia emerge come uno degli attori chiave nella partita decisiva per l’approvazione dell’accordo. Secondo vari osservatori europei, se l’Italia non si schiererà a favore o non riuscirà a trovare un compromesso, il patto potrebbe sfumare definitivamente o essere rimandato al 2026 o oltre.
Roma si trova in una posizione delicata: da un lato, il partito del governo ha espresso in passato aperture verso un accordo di libero scambio come strumento per espandere i mercati di export italiano, in particolare nei settori industriali e dei macchinari; dall’altro, esistono pressioni interne di rappresentanti di comparti agricoli e sindacati che manifestano timori legati alle possibili ricadute competitive negative.
Questa tensione tra interessi macroeconomici e salvaguardie settoriali rende la posizione italiana cruciale per la decisione finale all’interno del Consiglio dell’Unione Europea, dove ogni Stato membro ha voce e voto.
Implicazioni globali e rischi di slittamento
L’accordo UE–Mercosur è visto da Bruxelles come un esempio di politica commerciale bilanciata. Capace di coniugare apertura dei mercati con tutele normative e meccanismi di salvaguardia. Tuttavia, i ritardi o un possibile blocco della ratifica rischiano di avere conseguenze strategiche ben oltre il commercio. Secondo i responsabili europei, rifiutare un’intesa così ampia potrebbe minare la credibilità dell’UE. In particolare nei negoziati commerciali futuri, compresi quelli con altri partner globali come India, Indonesia o Stati Uniti. Dove la competizione commerciale è sempre più intensa.
La prospettiva di una firma ufficiale, programmata per dicembre in Brasile, potrebbe quindi muoversi verso il 2026. Con un accordo da completare non solo sul piano tecnico ma anche sul fronte politico, dentro e fuori i confini dell’Unione.
Un equilibrio politico-economico da inventare
Il patto Mercosur–UE è molto più di un semplice accordo commerciale. E’ un equilibrio delicato tra globalizzazione e tutela delle produzioni locali, tra opportunità di crescita e salvaguardie sociali, tra politiche economiche e identità produttive. L’Italia, in questo contesto, rappresenta una pedina decisiva, con un ruolo di equilibrio tra aperture strategiche e richieste di protezione settoriale.
La decisione che verrà presa nelle prossime settimane non modellerà solo una rotta economica. Contribuirà a definire il ruolo geopolitico dell’Unione Europea in un sistema commerciale globale sempre più competitivo e polarizzato.
La Redazione di National Daily Press
https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/eu-mercosur-trade

