La rete bancaria italiana continua a restringersi in modo inarrestabile. In sedici anni sono stati chiusi più di 14 mila sportelli. Questo dato fotografa una trasformazione profonda: dal 2008 a oggi la presenza fisica delle banche si è quasi dimezzata. Da 34.146 filiali si è scesi a 19.655 nel 2024. Ma i nuovi piani industriali, vedrete, confermeranno questo cambiamento strutturale. E’ figlio delle crisi finanziaria ma attraversa fusioni, salvataggi e rivoluzione digitale, e che ora punta verso un nuovo modello di banca. Meno sportelli, più consulenza, più tecnologia, più banche on line. Meno personale…
Dal boom alle chiusure. La parabola discendente comincia nel 2009
Tra il 2000 e il 2008 il sistema correva in direzione opposta. Le banche compravano banche ma soprattutto sportelli. Le filiali aumentavano, la concorrenza era forte e il contatto con il territorio era considerato un asset fondamentale per ogni sviluppo degno di chiamarsi tale. Poi il 2009 segna l’inversione di rotta. Nel solo periodo 2008-2015 vengono chiusi circa 4.000 sportelli. La crisi del debito del 2011 e la compressione dei margini spingono le banche verso fusioni e razionalizzazioni. L’unione tra grandi gruppi produce reti sovrapposte. E il territorio diventa quindi il primo fronte dei tagli.
Si passa dal modello della micro-filiale di quartiere a quello dell’hub multiservizi, più grande e più efficiente. I costi di gestione, il peso dei requisiti regolamentari e una clientela che comincia a usare l’online spingono verso una cura dimagrante che non si sarebbe più fermata.
2016-2024. La rivoluzione digitale dimezza la rete
Il colpo definitivo arriva con la spinta tecnologica. Tra il 2016 e il 2024 la rete si dimezza: da 29.027 a 19.655 filiali, una perdita di oltre 9.300 punti fisici. È la fase in cui home banking, pagamenti elettronici e operatori fintech cambiano le abitudini dei clienti. E il Covid ci mette lo zampino accelerando la digitalizzazione della banche che si accorgono che il personale può lavorare da casa, magari bene o meglio, liberando spazi e generando risparmio significativi. Tra 2020 e 2021 spariscono più di 2.600 sportelli. È un ritmo che il Paese non aveva mai visto.
Oggi più dell’80% delle operazioni quotidiane si svolge online: bonifici, investimenti, ricariche, mutui, perfino aperture di conto. La pandemia accelera tutto.
Per cronaca il biennio 2017-2018 resta comunque il più drammatico di tutti, complice la crisi delle banche territoriali e le successive aggregazioni. In quel periodo si perdono da soli 3.600 sportelli.
Dal 2022 una nuova fase: meno chiusure, più ibrido
Negli ultimi tre anni la contrazione rallenta. Le chiusure calano da meno 665 nel 2022 a meno 505 nel 2024. È un segnale che indica un cambio di fase. Le banche si stabilizzano su un modello ibrido fatto di filiali meno numerose ma più attrezzate, focalizzate sulla consulenza avanzata e gestite come centri di servizio ad alto valore.
Le operazioni di sportello vengono automatizzate. I consulenti si concentrano su credito, investimenti, previdenza e gestione patrimoniale. La filiale cambia pelle: da luogo operativo a punto di relazione specializzato. Per quanto tempo? Quanto tempo ci vorrà perché le filiali diventino tutte digitali e centralizzate. Vi ricordate l’esplosione dei call center in Italia?
Anche qui l’Italia è spaccata in due. Il Sud più esposto e fragile
Questa trasformazione però non impatta allo stesso modo su tutto il Paese. Il Nord, con una maggiore diffusione dei servizi digitali, ha assorbito meglio il ridimensionamento. Il Sud invece paga un prezzo alto. Diverse aree interne sono rimaste senza sportelli, un fenomeno che porta con sé rischi concreti di esclusione finanziaria e apre la strada a consulenti “discutibili”
Per tanti cittadini e per molte piccole imprese, la filiale non era solo un luogo di operazioni ma un presidio sociale. Il direttore conosceva il territorio, valutava progetti e affidabilità anche oltre i numeri. La banca digitale, per quanto efficiente, tende a uniformare e ridurre questo tipo di rapporto.
Entro il 2030 possibile un risultato a circa 15 mila sportelli
Secondo il Centro studi di Unimpresa, il sistema potrebbe stabilizzarsi intorno a 15 mila sportelli entro il 2030, con una presenza più omogenea e concentrata nei centri con attività economica più intensa. Il passaggio decisivo sarà quello dei nuovi piani industriali, che i principali gruppi presenteranno nei primi mesi del 2026.
Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Crédit Agricole Italia dovranno indicare quanti sportelli manterranno, quanto investiranno nella digitalizzazione e come immaginano la banca del futuro. È lì che si definirà l’equilibrio tra prossimità fisica e tecnologia, tra rapporto umano e automazione.
Una trasformazione che non riguarda solo le banche ma il tessuto economico del Paese.
La Redazione di National Daily Press
https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_bancaria_italiana

