Qualche domanda al presidente del Rugby Colorno Femminile: Ivano Iemmi.
Si definisce, molto modestamente, un “tecnico femminile”, ma in realtà ricopre un ruolo cruciale sia per la crescita e lo sviluppo della sua società e sia nelle attività e nelle proposte rivolte al rugby femminile nazionale.
Presidente Iemmi buongiorno!

Parliamo di rugby femminile, le sue Furie Rosse…le ragazze del Colorno…
Sorride
Partiamo subito con un tema caldo e non solo nel rugby: il ruolo delle donne. Qual è, se c’è, il valore aggiunto delle ragazze sui campi di gioco?
“Scuramente la volontà!
Non la vedo più nei ragazzi.
Quando 15/16 anni fa ho visto le prime ragazze giocare a rugby ho ritrovato lo sport dei miei tempi: la volontà, la fatica, il metterci tutto. Interpretare i valori originali del rugby. Giocare la partita come se fosse l’ultima della tua vita.
Questo approccio dà molta soddisfazione sia agli allenatori e sia anche alle persone che seguono le ragazze. Si vede proprio l’impegno e la passione per il rugby. Ma questo vale anche per la vita!”
Cosa propone lei per appassionare al rugby nuove ragazze? Come avere oggi giovani ragazze sui campi?
“Questo è oggi uno dei problemi principali. Per tutti…
Siamo tutti in difficoltà a trovare giovani che vogliano provare a praticare questo sport e purtroppo non ho una soluzione definitiva.
Accade invece spesso che chi lo prova difficilmente lo lascia.
Rimane comunque però la difficoltà da vincere per fare iniziare a giocare a rugby: la diffidenza.
In buona sostanza permane la difficoltà di portare al campo le ragazze e, questa è la sfida per il futuro”.
Come si sta adoperando il Rugby Colorno in questa direzione?
“Noi quest’estate abbiamo lavorato per aumentare le ragazze sui campi da gioco, ad esempio con il centro estivo.
La scuola va benissimo perché vince la diffidenza soprattutto dei genitori, ma poi in realtà, non abbiamo grandi risultati.”
Come sono le ragazze che arrivano al campo?
“Oggi non si fa attività sportiva a scuola e quindi le ragazze che arrivano sui campi da gioco non partono da una base di struttura mentale legata a uno sport e perciò è ancora più complicato”.
Cosa fare per sviluppare il rugby femminile in generale?
“Una strada potrebbe essere quella di obbligare le squadre di serie A Elite maschile ad avere una squadra femminile.
Lavorare affinché una società “faccia la propria squadra” in casa, oppure investa su una squadra che esiste già, non importa. Certo è che dal momento in cui dai a loro il nome del tuo club ti prendi una responsabilità.
Per una società che segue il maschile il costo del femminile, al momento, è basso e quindi per le società dovrebbe essere incentivante!
È quello che ha fatto il calcio adesso: il calcio femminile è cresciuto moltissimo perché hanno obbligato le squadre di serie A ad avere una squadra femminile. Per loro il costo è minimo, ma il ritorno è interessante.
Le squadre maschili di rugby non hanno ancora capito che avere all’interno squadre femminili è un valore aggiunto. Questo è un peccato!”.
Ci parli delle giocatrici nel vostro club…
“Nella nostra piccola realtà le ragazze che giocano portano avanti vari progetti dalla A alla Z, quindi in questo senso oltre al rugby c’è un valore aggiunto.
Ad esempio abbiamo creato il doposcuola, che è aperto a tutti, è gestito solo da ragazze che giocano nella squadra femminile.
Parliamo del mini rugby: le ragazze fanno le allenatrici, certo prendono un piccolo compenso, ma che è ridicolo in confronto ai risultati che portano.
Tante allenatrici del mini rugby sono giocatrici della prima squadra femminile.
Parliamo della club house: le ragazze danno una mano in club house, chiaramente sempre con un minimo di compenso.
I ragazzi? Neanche uno! Quest’anno, però, abbiamo due ragazzi della maschile che sono nello staff della femminile!”.
Grazie Presidente Iemmi, buon lavoro a lei e a tutta la società del Rugby Colorno, a presto.
Un ringraziamento particolare a Vito Ravo, autore e fotografo.

