Sabato 30 agosto, decine di medici e di operatori sanitari si sono riuniti a Bruxelles davanti al Parlamento Europeo per una protesta promossa dall’organizzazione Palestinian Doctors’ Association in Europe (PalMed Europe). La manifestazione mirava a esprimeresolidarietà con il popolo palestinese, far pressione sulle istituzioni e, soprattutto, far luce sulle condizioni in cui il personale sanitario opera a Gaza. Durante la protesta, i partecipanti hanno aperto degli ombrelli bucati a simboleggiare i continui attacchi israeliani al personale e alle strutture mediche nella Striscia.
Fondata nel 2007, PalMed Europe è nata con l’obiettivo di riuniretutti i medici e professionisti sanitari palestinesi in Europa e di sensibilizzare sulla causa del loro popolo. Ha sede a Parigi e in quanto associazione di stampo comunitario, conta sedi nazionali in nove Paesi europei.
Il Dottor Mohamed Elhams, medico e attivista di PalMed, haraccontato della sua esperienza con l’organizzazione e l’impatto degli ultimi due anni sul suo operato.
Sta trovando solidarietà da parte dei suoi colleghi non palestinesi per le battaglie di PalMed? C’è un genuino interesse alla causa?
A mio parere, l’interesse per la causa palestinese sta aumentando e ciò non riguarda solo i medici e gli operatori sanitari. Sono semprepiù numerose le persone che si rendono conto e che iniziano a conoscere le sofferenze che i palestinesi subiscono da settant’anni. Prima non si sapeva nulla di tutto questo. Tuttavia, l’intensità di ciò che sta accadendo (e mi riferisco alla pulizia etnica dei palestinesi e degli attacchi diretti a civili, bambini, donne, ospedali, paramedici), lo rende inaccettabile. Questo ha spinto le persone ad aprire gli occhi e a diventare consapevoli. Bisogna anche considerare la resilienza dei palestinesi e l’attaccamento allaloro terra. Finché non si conosce cosa c’è in gioco e da dove tutto è iniziato, non si può davvero comprendere la situazione in Palestina. Il problema sono i politici, chi decide. Non vogliono vedere la realtà e per questo noi medici soffriamo. I palestinesipatiscono e muoiono ogni giorno perché non c’è alcuna volontà politica nel porre fine a tutto questo. E qui emergono i bias, i doppi standard, la guerra. Le persone, soprattutto i giovani attraverso i social media, fanno i conti con la realtà ed esprimono solidarietà per la causa palestinese. Grazie a loro, devo ammettere, sto iniziando a sentire il supporto da parte dei civili.
A quasi due anni dal 7 ottobre 2023, ritiene che iniziative dal basso come quelle promosse da PalMed possano effettivamente fare pressione sulle istituzioni?
Penso che iniziative del genere possano riuscirci, ma questo tipo di azioni richiede tempo. Quello a cui badano i politici sono i voti. A fine giornata devono tener conto di cosa dicono gli elettori. Se gli elettori difendono la causa palestinese, può diventare una questione politica e far parte della loro agenda. Ai politici interessa essere eletti e per questo devono dar retta ai loro cittadini. La questione, quindi, sta diventando politica perchésempre più persone stanno iniziando a sostenere la causa palestinese. Magari non lo vediamo ancora, è uno slow motion, ma un cambiamento sta avvenendo per davvero.
Sente mai il “peso” del privilegio nell’esercitare la sua professione in Europa rispetto a ciò che vivono i suoi colleghi palestinesi nella Striscia? Se sì, come si convive con un pensiero del genere?
Per lavorare in questo settore devi essere resiliente per natura, soprattutto quando si parla di sofferenza. Si lavora sempre con ilcuore in mano, ma si devono mettere da parte i problemi personali per curare al meglio i propri pazienti. Questo vale dal primogiorno in cui si indossa il camice. Tuttavia, quando sei costretto ad assistere alla morte della tua famiglia, del tuo popolo, è diverso. Dobbiamo dare alla nostra gente ciò di cui ha bisogno, continuare a difendere la nostra causa, ma a fine giornata siamo esseri umani anche noi. Oggi abbiamo incontrato un dottore che ha perso suo fratello e suo padre in un giorno solo. L’ha saputo per messaggio mentre andava a lavorare. Spezza il cuore, ma io penso che seloro, i medici palestinesi, provano ad essere resilienti, tentando in tutti i modi di andare avanti con le loro vite nonostante quello che sta accadendo, è un dovere per noi continuare a lavorare, costruire la nazione, essere resilienti. Dobbiamo imparare ad adattarci a quello che sta accadendo.
È soddisfatto dell’operato di PalMed?
PalMed sta facendo un gran lavoro di supporto ai medici palestinesi e cerca di inviare molti medici e operatori sanitari a Gaza. Prima lo scopo di PalMed era educare sulla causa palestinese e migliorare la qualità della sanità in Palestina, con training, invio di materiali etc. Ora il suo scopo è cambiato. Adesso l’imperativo è aiutare e supportare il sistema sanitariopalestinese inviando delegazioni di medici e team d’urgenza. Mi rendo conto che si tratta di una goccia nell’oceano, ma questo è quello che possiamo dare e fare. Noi speriamo di poter inviare i dottori e forniture mediche senza restrizioni di alcun tipo, ma è dura. Si parla tanto di come viene negato l’accesso sia ai dottori che agli aiuti umanitari. Noi comunque continueremo sperando che un giorno tutto questo possa finire. Offriremo sempre di più alla nostra gente.

