Un posto di guardia isolato aspetta i soldati per passare la notte, lasciandoli in balia di loro stessi e pronti a vegliare in attesa che arrivi il loro nemico.
“il posto di guardia”, spiegò il maggiore “è piuttosto isolato dalla linea del fronte.
Non dovrebbero esserci attacchi, ma vogliamo evitare che dei nemici possano infiltrarsi da lì. In ogni caso, nella casamatta c’è un telefono”. Procedettero ancora lungo il camminamento. Passarono accanto a una piccola baracca sulla quale un cartello titolava “primo soccorso”. Era esposta una cassetta medicale di acciaio smaltato con una croce rossa su fondo bianco.
Lo superarono e iniziarono a inerpicarsi su per una piccola collina che divenne sempre più ripida man mano che passavano attraverso un fittissimo banco di nebbia. Istintivamente, Johannes mise la mano alla sua pistola. “tenente von der Tanner, ha forse paura?”, gli chiese con aria divertita il maggiore. Non voleva rimproverarlo, solamente prendersi gioco di lui.
“no, signore”, gli rispose, “applico quanto appreso durante l’addestramento: in situazioni di scarsa visibilità, occorre mantenere alta l’attenzione. Se esce qualcuno dalla nebbia, voglio essere pronto a fargli saltare la testa”.
Il superiore si voltò di scatto, “intende forse dire, tenente von der Tanner, che non conosco quanto appreso alla scuola ufficiali?”, lui scosse la testa “assolutamente no, signore. Semplicemente, lei ha responsabilità di comando maggiori, perciò è mio dovere badare alla sua incolumità sul campo…”.
Il superiore si girò verso di lui, rigido, “bada a come parli”, gli fece, con tono autoritario “ho il potere di punirti”. “Come se essere spedito con un sergente, un caporale e un soldato semplice a fare la guardia in un posto lontano da tutto non fosse già una forma di punizione”, pensò tra sé e sé.
Tuttavia, siccome era ancora dotato di un minimo di istinto di autoconservazione, annuì. “certamente, signore”, rispose, “non era mia intenzione offenderla…signore”, “sarà meglio”, disse burberamente l’uomo. Poi riprese a inerpicarsi su per il pendio, lungo il camminamento interrato e foderato da assi di legno.
Lui lo seguì mentre Jonas, dietro di lui, gli dava una pacca sulla spalla. “ben fatto, tenente”, gli sussurrò in un orecchio: lui odiava (quasi tutti) gli ufficiali, soprattutto quelli arroganti.
Non faceva fatica a immaginare che fosse proprio la sua insofferenza alle gerarchie a tenerlo inchiodato al grado di sergente e probabilmente, anche ad aver fatto sì che gli ingranaggi del destino si incrociassero in modo da spedirlo lì. Continuarono a camminare attraverso la nebbia. “questo è il suo primo incarico operativo, tenente von der Tanner?”, gli domandò l’ufficiale mentre li scortava su per il pendio “sì, signore”, rispose lui “bene, avrà modo di conoscere la guerra per la prima volta, allora.”.
Con quelle parole, il maggiore indicò, con un cenno della testa, il loro posto di guardia.
La piazzola fortificata, accanto a un bunker ottagonale di cemento con delle feritoie rinforzate, sembrava un castello immerso in un mare di nebbia. Aveva un qualcosa di romantico, di onirico, di terrificante. Svettava sulla cima del pendio, al termine del camminamento ed era lontano da tutto, immersa in una coltre di nebbia fitta che limitava la visibilità a poche decine di metri. “Un’unità mista verrà a darvi il cambio domani mattina”, spiegò il maggiore, “avete tutto quello che vi serve. Per chiamare rinforzi, c’è il telefono”. Non che sarebbe servito a molto, pensò Johannes.
Stavano camminando da venti minuti e se si fossero trovati davvero attaccati dalle forze dell’Intesa, era improbabile che avrebbero avuto tutto quel tempo.
In caso di necessità, tutto ciò che potevano fare era chiudersi nel bunker e pregare che non trovassero il modo di stanarli come un coniglio in una buca. “il vostro compito”, chiarì il maggiore con voce stentorea, “è quello di far sì che nessuno di non autorizzato attraversi questa postazione.
L’Impero conta su di voi”. “Sì, signore!”, risposero, in coro, tutti loro scattando sull’attenti.
L’uomo, soddisfatto, annuì, “bene, che la fortuna vi assista: vi daranno il cambio della guardia domani mattina”. Con queste parole iniziò a incamminarsi verso gli alloggi degli ufficiali, lungo il camminamento giù per il pendio e presto scomparve dietro una curva nella nebbia. Erano da soli.
Continua…

