Ucraina e servizi segreti russi, un mistero infinito

Ucraina e servizi segreti russi, un mistero infinito

L’invasione russa dell’Ucraina era stata concepita chiaramente come un’operazione lampo, quasi simbolica. Come fa pensare l’invito all’esercito ucraino ad arrendersi e a deporre il governo Zelensky – invito che era stato lanciato da Putin il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l’inizio dell’invasione – il progetto iniziale era probabilmente quello di inscenare una finta invasione (nei fatti una sorta di sfilata delle truppe russe per il Paese) a cui avrebbe dovuto far seguito un colpo di Stato militare e l’instaurazione, in Ucraina, di un governo filorusso. Il bombardamento missilistico, in simultanea, delle principali installazioni militari ucraine avrebbe dovuto inibire qualsiasi capacità di reazione da parte delle frange lealiste dell’esercito di Kiev. L’esercito russo è stato mandato allo sbaraglio, senza alcun supporto logistico, segno ulteriore del fatto che inizialmente il Cremlino non credeva di dover combattere una guerra vera. L’intervento stesso è stato definito “operazione militare speciale” e una dichiarazione formale di guerra non è mai stata presentata. Tutto ciò porta a ritenere (quantomeno come ipotesi) che il Cremlino fosse certo di aver dalla propria parte importanti settori dell’esercito ucraino. Se quest’ipotesi fosse vera, l’unica possibile fonte di tale certezza andrebbe ricercata nelle informazioni fornite dai servizi segreti russi al proprio governo, nell’ambito dei preparativi di quella che allora avrebbe dovuto essere, nei piani iniziali, più un’operazione d’intelligence supportata dall’esercito che non un’azione militare vera e propria.

In effetti appena due giorni prima dell’inizio dell’invasione il Wall Street journal scriveva che, nel caso le truppe russe avessero effettivamente fatto il loro ingresso in Ucraina, uno dei pericoli maggiori sarebbe stato che potesse attivarsi l’ampia rete di infiltrati creata dalla Russia all’interno dei servizi segreti e dell’esercito di Kiev. 

Che cosa esattamente non abbia funzionato all’interno dei servizi russi non è possibile saperlo con certezza. Comunque l’11 marzo il giornalista investigativo Andrei Soldatov e la sua collega Irina Borogan diedero la notizia che alcuni fra i massimi vertici dell’FSB, tra cui Sergei Beseda, capo del Quinto Servizio, erano stati rimossi e posti agli arresti domiciliari. Le purghe si erano intensificate nel mese di aprile, con la rimozione di 150 agenti del Quinto Servizio dell’FSB e il trasferimento di Beseda nel carcere di massima sicurezza di Lefortovo. Il Quinto Servizio, attraverso la sezione dell’FSB guidata da Beseda, aveva il compito di mantenere i Paesi ex sovietici nell’orbita russa unitamente a quello di monitorare e contrastare le attività della CIA in Russia. Il Quinto Servizio dell’FSB curava, fino a poco tempo fa, le operazioni d’intelligence in Ucraina. Come riportato da Soldatov e Borogan, in un loro ulteriore articolo del 9 maggio, Beseda è ora al centro di pesantissime accuse: avrebbe fornito al Cremlino false informazioni sulla situazione in Ucraina, compromettendo sul nascere i piani d’invasione e avrebbe fatto sparire ingenti fondi che erano stati stanziati per sobillare defezioni e ribellioni fra gli Ucraini. Nello stesso articolo i due giornalisti danno notizia del fatto che tutte le operazioni in Ucraina dell’FSB sarebbero ora state affidate da Putin ai servizi segreti militari della GRU.

Infine, in un altro articolo, Soldatov scriveva che il fatto che il Quinto Servizio, nell’ambito della sua funzione di controspionaggio, fosse incaricato di gestire i rapporti ufficiali con la CIA e di monitorarne e contrastarne le attività, potrebbe aver convinto Putin che poteva esserci Beseda dietro la fuga di informazioni sui piani d’invasione dell’Ucraina, dei quali i servizi americani risultarono decisamente al corrente già diversi mesi prima che questa fosse attuata. Da ricordare, infine che prima di ricoprire il ruolo di capo del Quinto Servizio, Beseda curava i rapporti con la CIA: faceva parte del controspionaggio dell’FSB, incarico (poi affidato al Quinto Servizio) che prevedeva stretti contatti con la stazione della CIA di Mosca (appunto per monitorarne e contrastarne le attività). 

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