Il prologo ci presenta la carta della Stella. Abbiamo smesso di vagabondare, abbiamo trovato il nostro posto e la stella Polare, la più luminosa, ci guida.
Ci guiderà anche in questo fitto giallo?
Protagoniste due sorelle apparentemente molto diverse, in realtà, più vicine di quanto anche loro riescono ad immaginare. La situazione si complica per il fatto che le sorelle hanno rotto i rapporti da un paio d’anni.
Il giallo si apre con un duplice omicidio. Emma, detective alla quale sono stati affidati i casi, ritrova nei luoghi dei crimini, i tarocchi realizzati dalla sorella che lei dice d’aver distrutto. Maia, artista e cartomante ma che da anni ha chiuso le carte nel cassetto, ora disoccupata, appresa la notizia del ritrovamento dei suoi tarocchi, sente il richiamo forte delle carte.

La prima carta pescata, dopo anni, è quella del Mago: “ il primo arcano, il punto d’origine da cui si dirama un universo di possibilità “. Si ricomincia.
“ Le carte possono essere uno strumento come un altro per riflettere sulla propria situazione e sulle strategie migliori per affrontare il futuro”.
“ Sarà il Mago ad essersi intromesso fra lei ed Emma oppure i tarocchi la stanno avvertendo che il fato si è messo in moto e tutto ciò che lei può fare è assecondarlo?”
“ Antonia assume un’espressione di sfida: “ Credi sia possibile usare le carte per scoprire l’assassinio di Katia?””Due bicchierini di whisky, un pregiato mazzo dei Visconti e la lettura del Guardiano della soglia. I tarocchi sono rientrati a piede teso nella vita di Maia.

Il romanzo ha la veste del giallo classico ma è molto di più. Indaga i rapporti sociali e familiari dove niente è come sembra. E’ un crescendo di situazioni ambigue e dubbi dove l’unico appiglio è un passato avvolto nel mistero. Il lettore viene accompagnato alla verità, carta dopo carta come in una lettura, con pazienza, attenzione e coinvolgimento.
Barbara Baraldi è autrice di numerosi gialli e sceneggiatrice di fumetti. Curatrice e sceneggiatrice di Dylan Dog. Ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Ha pubblicato diverse graphic novel con editori indipendenti e romanzi con Mondadori, Einaudi e Giunti. Ha vinto numerosi premi fra i quali Il Gran Giallo città di Cattolica, Romics d’oro e il Premio Elsa Morante sezione fumetto. Da diversi anni, insegna fumetto presso la Scuola Holden.

Abbiamo avuto l’onore di porLe qualche domanda:
Com’è nato il desiderio di scrivere un giallo? Scrive ormai da quasi 20 anni.
Ho sempre cercato di non rinchiudermi in un genere solo, ma di spaziare il più possibile cercando ogni volta il modo migliore per raccontare una storia. I romanzi della serie “Aurora Scalviati profiler del buio” si possono definire thriller psicologici.
Ho scritto romanzi più noir e altri più ascrivibili al genere giallo, come “La stagione dei ragni” e quest’ultimo “Gli omicidi dei tarocchi”. In questo caso mi sono divertita a sviluppare la trama investigativa seguendo due metodi differenti: quello deduttivo tipico del mystery all’inglese – utilizzato dalla commissaria Emma Bellini – e il metodo intuitivo, legato ai tarocchi e all’inconscio, utilizzato Maia Bellini, la sorella che possiamo definire “mistica”. Del resto, amo il mistero in tutte le sue forme e credo che scrivere di paura, così come leggere di paura, sia un modo per elaborarla.
La lettura dei tarocchi che propone Maia è quella di Jodorowsky un genio che, fra le numerose cose che ha fatto, ha rivoluzionato la lettura dei tarocchi. Anche Lei è rimasta affascinata da “ La via dei tarocchi “?
Leggere “La via dei tarocchi” mi ha aperto la mente. Già dalle prime pagine Jodorowsky ribalta la concezione dei Tarocchi, da strumento di divinazione a mezzo per conoscere se stessi, in una sorta di auto-analisi. È un’interpretazione che associa gli arcani agli archetipi junghiani e che Maia fa sua, al punto che non esita a dire: “tutto ciò che è dentro i tarocchi è già dentro di te”.

Maia “ridisegna” i tarocchi. Ha pensato di farlo anche Lei? Molto interessante vedere la Temperanza come un vascello in mezzo alla tempesta ( rif. a “La Tempesta” di Shakespeare che elogia la temperanza).
Maia è un’artista e ha disegnato personalmente il proprio mazzo di tarocchi. Io non ne sarei capace: non sono brava con i pennelli e, come strumento creativo, ho sempre preferito la penna. Potrei però collaborare con una disegnatrice o un disegnatore, in modo da mettere le mie idee a servizio della loro capacità artistica, proprio come ho fatto nel romanzo visualizzando le carte dei tarocchi per un mazzo che, per ora, esiste solo tra le pagine.
Lei è famosa per Dylan Dog. Com’è nato il Suo amore per lui e come ne è diventata la Sua professione?
Con L’Indagatore dell’Incubo è stato “amore a prima lettura”. Quando mi sono imbattuta per la prima volta in un fumetto di Dylan Dog ero un’adolescente timida e schiva, troppo introversa, che si trovava a proprio agio tra le pagine dei libri, piuttosto che tra i coetanei. Dylan non è un supereroe: è umano, imperfetto, claustrofobico, amante degli animali, dalla parte delle minoranze, dei diversi, delle persone sole. Spesso, nei suoi albi, i mostri sono in realtà vittime del pregiudizio. Del resto, in una realtà apparentemente costruita sulle certezze (che io non ho mai sentito di avere), Dylan nutre il dubbio.
Diciamo che mi ha fatto sentire meno diversa, meno sola. In un certo senso, è stato per gratitudine e per questo senso profondo di appartenenza che nella prima decade degli anni Duemila ho deciso di propormi come sceneggiatrice. La mia prima storia è uscita nel 2012 e poi, negli anni, mi sono consolidata come autrice sulla testata. Fino al 2023, anno in cui mi è stato proposto di diventare la curatrice editoriale del personaggio.

Lei appare così solare: tiene più intimo il Suo amore per il mistero, l’horror, il buio… riesce a conciliare bene questi due lati?
Ognuno di noi è fatto di luci e ombre, di molteplici sfumature. Mio nonno, che coltivava la terra e viveva in stretto contatto con la natura, mi diceva sempre che quando la luce è più intensa le ombre sono più nette. E mi faceva l’esempio del sole di mezzogiorno, che rende le ombre nere. Siamo abituati a pensare alle “ombre” (o al “lato oscuro”) come a qualcosa di negativo, mentre la “parte ombra” per me è semplicemente quella più “nascosta”, in attesa di una scoperta. Sono curiosa di natura, mi sono sempre posta tante domande; di conseguenza, i misteri hanno sempre esercitato su di me una grande attrattiva.
Un consiglio da lasciarci: un romanzo e un film che ritiene imprescindibile.
Un film che rimane a oggi un capolavoro: Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, basato sull’ omonimo romanzo di Thomas Harris. Uno dei miei libri del cuore è “L’amante” di Marguerite Duras.
Grazie
Leggere questo romanzo perchè?
Perchè tiene incollati come una lettura di tarocchi.
neo
nessuno

