Negli ultimi tre anni, abbiamo sentito parlare con insistenza di Intelligenza Artificiale (IA), a partire dal boom che c’è stato nel 2022, che ha coinciso con il lancio di ChatGPT da parte di OpenAI.
Saremmo tentati di pensare che l’IA sia una conquista di questi ultimi anni, ossia una sorta di scoperta recente.
In realtà, l’IA che vediamo oggi ha radici più lontane. In questo articolo, andiamo a vedere quali sono i suoi presupposti e come è avvenuta la sua nascita.
Il pioniere dell’IA: Alan Turing
Molti ricorderanno Alan Turing come la persona che contribuì a decriptare i messaggi inviati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, come raccontato dal film The Imitation Game.
Ma Turing è anche noto per aver pubblicato sulla rivista Mind, nel 1950, uno degli articoli scientifici più celebri della storia: Computing Machinery and Intelligence.
La riflessione di Turing nasce da un interrogativo: dato che gli umani utilizzano informazioni e ragione per risolvere i problemi, perché non possono farlo anche le macchine?
Per cercare di rispondere a questa domanda Turing ideò un test, conosciuto poi proprio come test di Turing.
Secondo il test di Turing una macchina può essere considerata intelligente se è in grado di sostenere una conversazione con un umano, oltre un certo limite di tempo, senza che questi si accorga che sta comunicando con una macchina.
Quel raduno di menti brillanti nel ‘56
Nell’agosto del 1956, John McCarthy ed altri studiosi, tra cui Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon, tennero la Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, una conferenza in cui discussero una proposta, riassunta in un documento di 17 pagine, d’indirizzo dei propri studi:
“Lo studio procederà sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendimento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte così precisamente da poter costruire una macchina che le simuli”.
Potete vedere le foto di questi studiosi nell’immagine di copertina.
Era la prima volta in cui veniva usata l’espressione “Intelligenza Artificiale”, e quella conferenza ne segna ufficialmente la nascita.
La simulazione di una seduta con psicoterapeuta: ELIZA
Nel 1966 l’informatico Joseph Weizenbaum creò ELIZA, un chatbot che simulava l’interazione con un terapeuta Rogersiano. Pur avendo vita breve, ELIZA rappresenta una pietra miliare poiché fu la prima volta che un programmatore sviluppò un’interazione uomo-macchina con l’obiettivo specifico di creare l’illusione di un dialogo uomo-uomo.
Weizenbaum viene oggi ricordato come il “nonno” dei moderni chatbot e, a 100 anni dalla sua nascita (Berlino, 8 gennaio 1923), la sua storia risulta estremamente attuale.
Il suo chatbot può ancora essere provato qui!
L’imitazione del cervello umano: le reti neurali
Il vero sviluppo dell’IA moderna inizia con lo studio delle reti neurali artificiali.
Le prime ricerche iniziarono negli anni ’40, con lo scopo di comprendere il funzionamento del cervello umano e delle connessioni tra neuroni.
Avviene un cambio di paradigma nel modo dell’IA: le Reti Neurali si concentrano sull’apprendimento automatico e sulla modellazione delle relazioni tra i dati.
Uno dei primi studiosi in questo settore fu Frank Rosenblatt, attivo negli anni ’50.
Negli anni ’80 furono fatti progressi fondamentali, introducendo il modello delle reti neurali multistrato.
Tuttavia, a causa della notevole mole di dati necessaria alla fase di addestramento e della grande capacità di calcolo richiesta, fino agli anni 2000 la ricerca e le applicazioni delle Reti Neurali Artificiali stentarono a decollare.
Il vero rinnovamento arrivò nel 2015, grazie all’incremento esponenziale della potenza di calcolo e alla possibilità di accedere ad una fonte di dati in continua evoluzione: il web.
Nel prossimo articolo, vedremo cosa abbia portato l’IA, partendo da queste basi storiche, a decollare con il boom del 2022.

