Morti tutti i suoi commilitoni, Johannes si ritrova isolato, chiuso in un bunker senza alcuna via di fuga, pronto a soccombere al suo mortale nemico.
Quella cosa aveva tagliato la gola del maggiore coi suoi artigli. Poi aveva ferito Hans e aveva aspettato che Jonas andasse a prendere i medicamenti per ammazzarlo. Quando lui e Oliver si erano rintanati nel bunker, aveva sventrato anche il portuale di Amburgo, costringendoli ad ascoltare mentre torturava il ragazzino. Quando, dopo la tortura dei messaggi che gli aveva mandato, Oliver aveva aperto la porta, in fine gli aveva spaccato la testa su una parete di cemento. Il tenente non poté fare a meno di pensare che, stanti così le cose, lui sarebbe stato con tutta probabilità il prossimo. Guardò l’ombra in silenzio, sapendo che deglutire, pregare o piangere non sarebbe servito: la pietà non apparteneva a quella notte, né tantomeno a quel mondo. L’ombra rimaneva lì a guardarlo, in silenzio perché non c’era nulla da dire o forse perché quell’odio, quella ceca violenza, non aveva bisogno di parole.
Mosse un passo, avvicinandosi lentamente a lui, dandogli il tempo di sentire la propria paura. Era la fine e in quel momento, Johannes si fece spontaneamente una domanda; che finale poteva dare alla sua vita? Prima di essere sventrato, squarciato, prima che la sua testa andasse in frantumi sul pavimento del bunker, che cosa avrebbe dovuto pensare mentre la sua vita si spegneva?
Lentamente chiuse gli occhi, ignorando i passi che quella cosa faceva verso di lui e si ricordò della sua grande casa, della sua famiglia, del sorriso del padre e degli abbracci di sua madre. Era un momento pacifico, idilliaco disperso nella campagna bavarese, fuori da Monaco. Avrebbe voluto tornare lì, raccontare di quel mondo, che era morto con la guerra, ai suoi figli. Se mai ne avesse avuti, pensò, avrebbe detto loro della pace delle campagne, del vento tra i fili d’erba, dell’acqua dei fiumi.
L’ombra stava avvicinandosi, era arrivata quasi a metà del bunker e lui…lui si dimenticò che stava morendo. Che tutto sarebbe finito lì. Così, dalla famiglia del padre e della madre, iniziò a fantasticare sulla sua famiglia: che moglie avrebbe avuto? Come sarebbero stati i suoi figli? Se ne immaginava tanti, almeno cinque o sei, maschi e femmine. Alcuni alti altri bassi, alcuni più tarchiati, altri emaciati, mentre sorridevano tutti assieme in una fotografia di quella che sarebbe diventata la sua casa.
L’ombra era ancora più vicina, adesso era a due passi da lui e lo guardava con due tizzoni ardenti di brace. Johannes alzò lo sguardo e bisbigliò “è finita, amico mio. Ma spero che altri sopravvivano alla guerra”. Il mondo onirico degli orrori in cui era stato catapultato parve rimanere muto, in silenzio aprendosi per accogliere le sue preghiere. L’ombra si fermò un attimo a guardarlo mentre, con un sorriso, salutava la moglie e i figli che avrebbe voluto avere e mandava un bacio ai genitori che non avrebbe visto invecchiare. Poi calò su di lui, e tutto divenne nero.
Continua…
Foto copertina by Giuseppe Rudisi

