Dietro lo Schermo
Usiamo i social media ogni giorno, ma quanto conosciamo davvero la realtà professionale e personale che si nasconde dietro i feed curati che scorriamo? Crediamo di capire le dinamiche di questo mondo, ma spesso la verità è più complessa di quanto sembri. In questo articolo, ne parliamo direttamente con un professionista del settore, Luca Ovrezzi, Social Media Manager, PR e organizzatore di eventi.
Anche i professionisti si prendono una pausa: il rapporto di “amore e odio” con i social
Potrebbe sembrare un paradosso, ma anche chi lavora con i social media ogni giorno sviluppa un rapporto complicato con queste piattaforme. Luca descrive la sua relazione con i social come un vero e proprio “amore e odio“. Questa sensazione lo ha portato a prendersi una pausa di due anni dal pubblicare contenuti sul suo profilo personale. Il motivo? “L’obbligo di postare costantemente, imposto dalle agenzie con cui lavoravo, e di apparire sempre sorridente per ragioni professionali aveva reso le piattaforme antipatiche ai miei occhi. Oggi, il mio approccio è cambiato: pubblico con più equilibrio, solo quando ne ho veramente voglia, con l’obiettivo di mostrare il mio lato umano”, un elemento di cui, secondo lui, c’è un disperato bisogno sui social.
“Mettere due foto su Instagram” nasconde un lavoro strategico enorme
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che il lavoro del social media manager consista semplicemente nel “mettere due foto su Instagram”. La realtà è diversa. Luca Ovrezzi smonta questo mito, svelando la mole di lavoro strategico che precede la pubblicazione di qualsiasi contenuto. Prima che una singola immagine o un video vadano online, vengono eseguite analisi approfondite.
“Mettere due foto su Instagram comporta comunque ad avere fatto prima uno studio del prodotto, del cliente, dei competitor del cliente, di dove può andare a sviluppare la sua crescita, la vendita del prodotto e lo studio del range e del target delle persone che lo possono seguire o dove può andare a lavorare di più per ampliarsi… È un ruolo profondamente strategico, non solo creativo, che lega la comunicazione direttamente agli obiettivi di business come le vendite e l’espansione del mercato.”
La pagina Instagram è il nuovo biglietto da visita
Nell’era digitale, il primo punto di contatto tra un’azienda e un potenziale cliente si è spostato. Luca usa un’analogia interessante: “la pagina social di un’azienda è il suo nuovo biglietto da visita, è quasi il nuovo sito. Sebbene un sito web resti fondamentale, Instagram è più immediato. Oggi, i clienti controllano prima il profilo di un’azienda per capire cosa vende, quali valori propone e qual è l’estetica del suo brand. Una pagina ben curata, interattiva e coinvolgente è quindi indispensabile per fare una prima, ottima impressione sul mercato.”
L’idea radicale: chiudere i social alle 19:00 come un negozio
Qual è l’idea più inaspettata che potrebbe avere un professionista dei social media? Probabilmente quella di limitarne l’uso. Luca Ovrezzi non solo condivide, ma appoggia pienamente un’idea radicale: “che le piattaforme social dovrebbero chiudere alle 19:00 ogni giorno, proprio come una bottega di quartiere.” Questa posizione non è un semplice andare contro corrente, ma nasce da una ferita personale. Il suo sostegno a questa idea deriva dal clima tossico online, un tema a lui molto vicino, perché da adolescente ha vissuto “una parentesi di bullismo vero e proprio”. Questa esperienza lo spinge oggi a difendere chi viene attaccato online, trasformando la sua proposta da un’opinione stravagante a un appello radicato in una profonda richiesta di umanità.
“Pensate a un mondo dove alle 19 i social chiudono come una bottega… se ci fosse questa opzione casellina da spuntare 19 social chiusi io voterei a favore.”
Gestire le critiche: l’autocritica personale contro la diplomazia professionale
Gestire i commenti negativi è una delle sfide più delicate del mestiere, e richiede un approccio doppio. Luca fa una distinzione netta tra come affronta le critiche sul suo profilo personale e su quello di un cliente. Personalmente, ammette di essere estremamente autocritico, al punto da “rimuginare” su ogni dettaglio. Confessa di chiedersi, anche durante l’intervista stessa: “avrò figurato bene… ho sbagliato qualche termine?”. Professionalmente, invece, il suo ruolo richiede la massima diplomazia. Per un cliente, il suo compito è trasformare la “negatività del commento in positività”, fornendo una “risposta giusta” che risolva il problema e protegga l’immagine del brand.
Uno Sguardo Più Umano
Le riflessioni di Luca ci svelano un mondo dei social media molto più complesso, strategico e, soprattutto, umano di quanto appaia in superficie. Dalla pressione professionale delle agenzie alle esperienze personali, emerge il ritratto di un settore dove anche gli esperti sentono il peso di un mondo sempre connesso e riconoscono il bisogno di maggiore autenticità e di confini più sani e definiti. Le sue parole ci invitano a guardare oltre lo schermo con occhi diversi, riconoscendo le persone dietro i profili.
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