Un tatuaggio è per sempre. Questa consapevolezza deve accompagnare chiunque stia pensando di imprimere un segno indelebile sulla propria pelle. Ma cosa si nasconde dietro l’ago e l’inchiostro? Per scoprirlo, ho fatto una chiacchierata con Paola Robiolio Bose. Veterana deltatuaggio con 30 anni di esperienza, Paola non è solo una tatuatrice: è stata una chitarrista metal, ora stylist e sarta, amante della musica e del cinema. Come si nota tutte le sue attività hanno come comune denominatore la creatività.
All’origine di tutto non c’è la ribellione, ma la “magia”
Spesso si associa il tatuaggio a un atto di ribellione, ma per Paola l’origine della sua passione è stata diversa. Per lei, che già suonava in una band, l’avvicinamento al tatuaggio fu la naturale estensione di un percorso artistico. Quando, nei primi anni ’90, si fece i primi tatuaggi “in casa”, in un contesto ancora grezzo e pionieristico, “sentì una connessione immediata e potente.”
“il tatuaggio mi è subito sembrato una cosa magica e ho subito sentito che volevo fare questa cosa.”
Così dai primi tatuaggi fatti “in casa” c’è stata una evoluzione… da semplice apprendista a una professionista affermata nel proprio campo e un punto di riferimento nel mondo dei tatuaggi con uno studio “La dolce vita tattoo” di Parma che ha appena compiuto 20 anni di attività.
Il cliente peggiore non è il pignolo, ma l’indeciso
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la sfida più grande per un tatuatore non è accontentare un cliente con richieste estremamente specifiche. Per Paola il cliente più difficile è “quello che non sa quello che vuole”. Questa indecisione crea un vuoto creativo e psicologico che il tatuatore non può colmare. Come spiega lei stessa, “non sai come fare, non sai come aiutarlo. Il processo si trasforma da collaborazione a un rischioso gioco di ipotesi”.
Al contrario, il cliente ideale è colui che “si fida“. Arriva con un’idea chiara, ma si affida all’esperienza del professionista per definire il “come” realizzarla. “Questa dinamica non solo facilita il lavoro, ma rivela la vera natura del mestiere: un dialogo profondo tra due persone, basato sulla fiducia e su una visione condivisa”.
L’errore n°1 del primo tatuaggio: volere tutto e subito
Il primo tatuaggio è un rito di passaggio, ma secondo Paola è anche “il più difficile ed è quello che sbagliamo più spesso”. L’errore più comune? L’impulsività, alimentata da una comprensione ancora superficiale di cosa significhi portare un’opera d’arte sulla pelle per tutta la vita. Il suo consiglio per chi si avvicina per la prima volta a quest’arte è chiaro: “rimanere sul piccolo, scegliendo qualcosa di discreto.”
Paola osserva una tendenza preoccupante tra i più giovani, che spesso entrano nel suo studio chiedendo subito tatuaggi estremamente visibili: “ragazzi che vengono qua chiedono già subito mani e collo. Questo nasce da un impulso non mediato dalla conoscenza, non si ha ancora bene l’idea di che cosa vuol dire tatuarsi”. La soluzione per evitare questo passo falso è una sola: informarsi.
Come spiega lei, “questo significa studiare, cercare, pensare, e solo dopo scegliere, per trasformare l’impulso in una decisione consapevole.”
Gli sguardi per strada sono finiti, ma il pregiudizio esiste ancora
In 30 anni di carriera, Paola ha assistito a una vera e propria rivoluzione culturale. Racconta che “fino a 15 anni fa… non c’era una testa che non si girava nel vedermi camminare per strada. Oggi, la normalizzazione ha cambiato tutto: non ti guarda quasi più nessuno”.
Tuttavia, questa accettazione non è assoluta. Paola afferma che “il pregiudizio c’è tutt’ora e soprattutto in certi ambienti, io l’ho subito poco per il tipo di vita che ho sempre fatto, per cui non sono mai stata troppo esposta al pregiudizio, un po’ volutamente un po’ casualmente”. Questa precisazione è fondamentale. Paola sta contestualizzando la sua esperienza. È questa onestà intellettuale rende la sua osservazione ancora più credibile.
Cosa significa davvero scegliere un tatuaggio?
Le riflessioni di Paola Robiolio Bose mi svelano che il mondo del tatuaggio è complesso. L’abilità di un artista non è solo tecnica, ma anche psicologica. La scelta di un cliente non dovrebbe essere un impulso, ma un percorso di consapevolezza e fiducia. Il tatuaggio non è solo l’inchiostro sulla pelle, ma arte.
https://www.instagram.com/paola_robiolio_bose/?hl=it
https://www.instagram.com/tattooladolcevita/?hl=it

