In piena Tuscia vicino a Viterbo, immersa nei boschi e raggiungibile con sentieri trascurati, si cela agli occhi dei più uno dei siti archeologici più affascinanti e misteriosi d’Italia: la piramide etrusca di Bomarzo. Nonostante il nome induca a pensarlo non si tratta di una piramide nell’accezione più comune, ma di un gigantesco megalite lavorato a mano, davvero unico nel suo genere. Da moltissimo tempo gli archeologi e non solo, si interrogano su chi l’abbia costruita, quando, e soprattutto perché?
In questo articolo, vi propongo la storia, le caratteristiche e le principali ipotesi che ho reperito sul significato di questo straordinario manufatto.
Cos’è la piramide etrusca di Bomarzo?
La “piramide”, per esattezza il manufatto, è collocato in località Sasso del Predicatore, vicino al celebre Sacro Bosco di Bomarzo. È una mastodontica roccia di peperino, alta circa 9 metri, scolpita con grande precisione. È composta da tre gradini principali, una scalinata laterale, una piattaforma superiore, alcune nicchie votive, e diversi canali scavati con cura che sembrano destinati al deflusso di liquidi (sangue compreso?).
L’insieme fa pensare a un luogo di culto. Assenti iscrizioni e simboli evidenti, ma l’intendimento architettonico è chiaro: la struttura è ideata per proiettarsi in alto, culminando in una piattaforma che guarda il cielo.
Un monumento senza tempo: quanto è antica la piramide?
Non ci sono datazioni ufficiali e ciò lascia aperta una forbice temporale assai ampia. Gli studiosi propendono però nel collocarla tra il VII e il V secolo a.C., in pieno periodo etrusco. L’uso del peperino, la tecnica di incisione nella roccia viva, l’assenza di raffigurazioni e le caratteristiche delle nicchie riportano ad altri siti sacri etruschi.
Altri archeologi ipotizzano però un’origine pre-etrusca, considerando la somiglianza con strutture megalitiche più risalenti presenti in Sardegna, in Francia e perfino in Sud America. Queste ipotesi rimangono accademiche: non vi sono infatti prove concrete che colleghino Bomarzo a civiltà anteriori agli Etruschi.
A cosa serviva la piramide etrusca?
Ecco alcune ipotesi:
1. altare rituale per sacrifici
L’ipotesi più accreditata è quella che vede la piramide come un altare sacrificale utilizzato in cerimonie religiose. I canali di scolo incisi nella pietra potrebbero esser stati destinati al drenaggio di liquidi come il sangue di animali sacrificati (anche a due zampe?), il vino o altri fluidi usati nei riti propiziatori.
Questa versione di altare all’aperto è assolutamente coerente con la spiritualità etrusca, fortemente intrisa di natura e spiriti dei luoghi (i cosiddetti numina).
2. osservatorio cerimoniale astronomico
Alcuni archeologi hanno rilevato che il complesso megalitico presenta un orientamento preciso verso i punti cardinali, e che la scala principale guarda verso est. Da qui la teoria in base alla quale la piramide fosse anche una sorta di osservatorio cerimoniale, eretto per seguire il movimento del sole e degli astri, in occasioni come solstizi ed equinozi.
Questo uso astronomico avrebbe rafforzato il valore simbolico della salita sulla piattaforma: una scalata verso la luce, verso il divino.
3. luogo funerario o commemorativo
Un’altra ipotesi meno considerata è quella funeraria: si ipotizza che la struttura potesse essere utilizzata per commemorazioni rituali legate ai defunti; non sono mai stati però trovati resti umani o sepolture. La piramide inoltre è troppo esposta per fungere da tomba vera e propria.
Il mistero nel mistero: perché è stata dimenticata?
Per secoli, la piramide è rimasta nell’oblio. E’ citata per la prima volta solo nel XIX secolo da alcuni locali, ma è solo grazie al lavoro di studiosi come Salvatore Fosci che il sito ha riacquistato visibilità negli ultimi anni.
Oggi è visitabile a piedi, tramite un sentiero nel bosco. Non appaiono indicazioni ufficiali, né segnaletica turistica: coloro che vi arrivano lo fanno cercando qualcosa di nascosto, portati da curiosità o passione per l’archeologia non convenzionale.
Giulio Valerio Santini

