Certo di cogliere alcune delle vostre curiosità in materia di strumenti di investimento ho predisposto una piccola serie di articoli sulle obbligazioni. Capiremo cosa sono, gli elementi che le caratterizzano, i loro valori e relative oscillazioni, come fare una scelta di acquisto. In cosa lasceremo volutamente un articolo monotematico sugli ETF obbligazionari, anche a distribuzione.
Prestare soldi allo Stato o a un’azienda sembra una delle operazioni finanziarie più semplici del mondo. In parte lo è. Ma tra valore nominale, prezzo, cedola, rendimento, scadenza e rateo c’è abbastanza materiale per prendere qualche abbaglio. Cominciamo quindi dall’inizio e scopriamo che cosa compriamo davvero quando acquistiamo un’obbligazione.
Se diciamo obbligazione, molti risparmiatori pensano immediatamente ai BTP. Altri pensano alla cedola: «Questo titolo paga il 4%». Qualcuno, più genericamente, pensa a un investimento tranquillo da comprare e mettere nel cassetto. Sono tutte associazioni comprensibili, ma nessuna spiega davvero che cosa sia un’obbligazione.
La definizione più semplice è questa: Quando compriamo un’obbligazione, prestiamo denaro a qualcuno. Sento già alcuni di voi dire: “Allora io no, non le compero queste cose, non conosco il debitore. Figurati…”. Aspettate, un poco di pazienza.
Quel qualcuno può essere lo Stato italiano, un altro Stato, una banca, un’impresa oppure un organismo sovranazionale come la Banca Europea per gli Investimenti. Noi diventiamo creditori. Chi emette l’obbligazione diventa nostro debitore. È questa la prima grande differenza rispetto alle azioni.
Se compriamo un’azione di una società, acquistiamo una piccolissima parte di quella società. Se compriamo una sua obbligazione, invece, le prestiamo denaro.
E, come qualsiasi creditore prudente, prima di farlo dovremmo porci almeno tre domande: quanto mi pagherà? Quando mi restituirà il capitale? Quanto è probabile che sia effettivamente in grado di restituirmelo? Benvenuti nel mondo delle obbligazioni.
Partiamo da 10.000 euro
Facciamo un esempio molto semplice che ci accompagnerà per tutto l’articolo. Immaginiamo di acquistare un’obbligazione con queste caratteristiche:
- valore nominale acquistato: 10.000 euro;
- durata: 5 anni;
- cedola annuale: 4%;
- prezzo di acquisto: 100;
- rimborso alla scadenza: 100.
Per il momento lasciamo fuori tasse, commissioni e altre complicazioni. Abbiamo prestato 10.000 euro all’emittente. Una cedola annua del 4% significa che, su 10.000 euro nominali, riceveremo:
10.000 × 4% = 400 euro lordi all’anno.
Alla scadenza del quinto anno, oltre all’ultima cedola, l’emittente ci restituisce i 10.000 euro di capitale.
SCHEMA 1 — Il viaggio dei nostri 10.000 euro
OGGI
Investiamo 10.000 €
↓
ANNO:
1: Riceviamo 400 € di cedola↓
2: Riceviamo 400 € di cedola
3: Riceviamo 400 € di cedola↓
4: Riceviamo 400 € di cedola↓
5: Riceviamo 400 € di cedola
+
ci vengono restituiti 10.000 € di capitale
In cinque anni abbiamo quindi ricevuto 2.000 euro di cedole lorde e, alla fine, recuperato i 10.000 euro che avevamo prestato. Attenzione a non sommare tutto e dire che abbiamo «guadagnato 12.000 euro»: 10.000 euro sono semplicemente i nostri soldi che tornano a casa.
Il guadagno lordo dell’esempio è rappresentato dai 2.000 euro di cedole. Sembra tutto molto semplice.
E infatti lo sarebbe, se le obbligazioni si comprassero sempre a 100 e si tenessero sempre fino alla scadenza. Il bello comincia quando il prezzo non è 100.
Che cosa significa quel misterioso numero 100
Quando leggiamo che un’obbligazione quota 97,50 oppure 103,20 non significa normalmente che possiamo comprarla spendendo 97 o 103 euro.
Il prezzo viene generalmente espresso in percentuale rispetto al valore nominale, assunto convenzionalmente pari a 100. Supponiamo di voler acquistare 10.000 euro nominali di un’obbligazione.
Se il titolo quota 100, il controvalore è 10.000 euro. Se quota 95, il controvalore è 9.500 euro. Se quota 105, il controvalore è 10.500 euro.
A queste somme potranno poi aggiungersi il rateo maturato, le commissioni e gli altri eventuali costi dell’operazione. Ed ecco una prima regola importante:
Valore nominale, prezzo dell’obbligazione e somma effettivamente pagata non sono necessariamente la stessa cosa.
Sotto la pari, alla pari e sopra la pari
Il linguaggio obbligazionario utilizza continuamente tre espressioni.
Un’obbligazione quota alla pari quando vale 100. Quota sotto la pari quando il suo prezzo è inferiore a 100. Quota sopra la pari quando costa più di 100.
Supponiamo che tutte le obbligazioni del nostro esempio siano rimborsate a 100. Se compriamo a:
- 90, paghiamo 90 qualcosa che alla scadenza ci restituirà 100.
- 100, paghiamo 100 e riceveremo 100.
- 110, paghiamo 110 qualcosa che alla scadenza ci restituirà 100.
Naturalmente nel frattempo avremo ricevuto le cedole. Ed è proprio qui che incontriamo uno degli equivoci più frequenti.
Cedola e rendimento non sono la stessa cosa
Prendiamo tre obbligazioni identiche. Stesso emittente, stessa scadenza, stesso valore di rimborso a 100 e soprattutto stessa cedola del 4%. Cambiamo soltanto il prezzo al quale possiamo acquistarle.
| Titolo | Prezzo | Cedola annua su 100 nominali | Cedola/prezzo |
| A | 90 | 4 € | 4,44% |
| B | 100 | 4 € | 4,00% |
| C | 110 | 4 € | 3,64% |
La cedola è sempre identica: 4 euro per ogni 100 euro nominali. Ma il capitale necessario per acquistare quei 100 euro nominali cambia.
GRAFICO 1 — Stessa cedola, prezzo diverso
Una cedola del 4% non significa sempre lo stesso rendimento corrente
Rapporto tra cedola annua e prezzo pagato
90 ██████████████████████ 4,44%
100 ████████████████████ 4,00%
110 ██████████████████ 3,64%
Comprando a 90 spendiamo meno per ottenere gli stessi 4 euro di cedola; comprando a 110 spendiamo di più. Ma attenzione: 4,44%, 4% e 3,64% non sono ancora il rendimento effettivo a scadenza.
Ci manca infatti un pezzo fondamentale.
Alla scadenza arriva il conto
Torniamo alle nostre tre obbligazioni. Supponiamo che tutte vengano rimborsate a 100. Chi ha comprato a 90 riceverà 100; chi ha comprato a 100 riceverà 100. E anche chi ha comprato a 110 riceverà 100.
SCHEMA 2 — Quanto pago oggi e quanto ricevo alla scadenza
ACQUISTO RIMBORSO DIFFERENZA
90 ───────────► 100 +10
100 ───────────► 100 0
110 ───────────► 100 -10
Alle differenze indicate dobbiamo naturalmente aggiungere tutte le cedole incassate durante la vita dell’obbligazione. E dobbiamo considerare un altro elemento decisivo: il tempo. Guadagnare 10 in un anno è molto diverso dal guadagnare 10 in dieci anni.
Ora possiamo capire perché la cedola, presa da sola, dice relativamente poco sulla convenienza di un’obbligazione.
La cedola ci dice quanto paga il titolo sul suo valore nominale. Il rendimento ci dice quanto rende realmente il nostro investimento tenendo conto anche del prezzo e del tempo.
Che cos’è allora il rendimento a scadenza?
Nelle schede delle obbligazioni incontreremo spesso la sigla YTM, Yield to Maturity, cioè rendimento a scadenza. Semplificando, è il rendimento che mette insieme i principali elementi dell’investimento:
il prezzo che paghiamo oggi + le cedole che riceveremo + il valore di rimborso + il tempo che manca alla scadenza.
Il calcolo presuppone determinate ipotesi, tra cui il mantenimento del titolo fino alla scadenza e il regolare pagamento dei flussi previsti.
Non abbiamo bisogno, almeno per ora, di imparare a calcolarlo a mano. Esistono computer, banche e calcolatrici finanziarie; possiamo conservare qualche neurone per attività più divertenti.
Dobbiamo però sapere che cosa significa.
Quando confrontiamo due obbligazioni, guardare soltanto la cedola può essere fuorviante. Il rendimento a scadenza è molto più informativo.
Una cedola alta non significa necessariamente un rendimento alto
Facciamo un esempio volutamente semplice. Abbiamo davanti due titoli. Il primo paga una cedola del 6%, ma quota molto sopra 100. Il secondo paga una cedola del 3%, ma quota sensibilmente sotto 100. Quale rende di più? Non possiamo rispondere guardando le cedole. Dobbiamo conoscere almeno prezzo, rimborso e tempo residuo. È uno dei motivi per cui la frase:
«Ho trovato un’obbligazione che dà il 6%» andrebbe sempre seguita dalla domanda: «Bene. Ma quanto costa?»
Non tutte le obbligazioni pagano una cedola
Esistono anche obbligazioni zero coupon, cioè senza cedole periodiche.
Un esempio molto conosciuto dai risparmiatori italiani è il BOT. Immaginiamo, semplificando, di comprare a 97 un titolo che alla scadenza rimborsa 100. Durante la sua vita non riceviamo cedole.
Il nostro guadagno lordo deriva dalla differenza: 100 − 97 = 3.
Abbiamo quindi impiegato 97 oggi per ricevere 100 alla scadenza. Ma anche in questo caso manca una domanda fondamentale: quando?
Se riceviamo 100 tra sei mesi è una cosa. Se li riceviamo tra cinque anni è tutt’altra. Ancora una volta, il tempo conta.
Tasso fisso e tasso variabile
Un’altra distinzione importante riguarda il modo in cui vengono determinate le cedole.
Nelle obbligazioni a tasso fisso, il tasso cedolare viene stabilito dalle condizioni dell’emissione.
Se il nostro titolo paga il 4% annuo sul nominale, sappiamo quale cedola è prevista.
Nelle obbligazioni a tasso variabile, invece, la cedola viene determinata periodicamente sulla base di un parametro di riferimento, secondo le regole stabilite all’emissione.
Un esempio italiano sono i CCTeu, le cui cedole sono legate a un tasso di mercato di riferimento, al quale viene aggiunto lo spread stabilito per quella specifica emissione.
Esistono poi titoli indicizzati all’inflazione, obbligazioni step-up, callable, subordinate, convertibili e strumenti strutturati.
Ci arriveremo. Prima impariamo a guidare. Per la Formula 1 c’è tempo.
E se voglio indietro i soldi prima della scadenza?
Supponiamo di aver comprato un’obbligazione che scade nel 2035. Questo non significa necessariamente che i nostri soldi siano materialmente bloccati fino al 2035. Se il titolo è negoziato su un mercato e c’è sufficiente liquidità, possiamo venderlo prima della scadenza. Ma c’è una conseguenza fondamentale.
Non sappiamo oggi a quale prezzo riusciremo a venderlo domani.
Potremmo averlo comprato a 100 e trovarlo a 105. Bene. Potremmo trovarlo a 92. Decisamente meno bene. Il prezzo di mercato di un’obbligazione cambia durante la sua vita.
E tra i fattori che lo fanno cambiare ce n’è uno particolarmente importante: il livello dei tassi di interesse. È qui che le obbligazioni smettono di essere così banali come sembravano all’inizio.
Perché quando i tassi di mercato salgono, generalmente il prezzo delle vecchie obbligazioni a tasso fisso scende? E perché alcune scendono pochissimo mentre altre possono perdere anche parecchi punti? A queste domande risponderemo nella seconda puntata.
Il rateo: perché pago più del prezzo che vedo?
Ci resta un ultimo piccolo mistero. Vediamo un’obbligazione quotata 98. Vogliamo comprarne 10.000 euro nominali e facciamo rapidamente il conto: 10.000 × 98% = 9.800 euro.
Al momento dell’operazione, però, scopriamo che l’importo è superiore. Dove sono finiti gli altri soldi? Nessuno ce li ha sottratti.
Molte obbligazioni vengono infatti negoziate a corso secco: il prezzo visualizzato non comprende gli interessi maturati dall’ultima cedola.
Supponiamo che il nostro titolo paghi una cedola ogni sei mesi e che siano trascorsi tre mesi dall’ultimo pagamento. Il precedente proprietario ha detenuto l’obbligazione per quei tre mesi e ha quindi maturato una parte degli interessi.
Quando compriamo il titolo gli riconosciamo quella quota attraverso il rateo. Alla successiva data di pagamento saremo noi, essendo diventati proprietari, a ricevere l’intera cedola. Il prezzo effettivamente regolato comprende quindi, semplificando:
corso secco + rateo = prezzo tel quel.
Il rateo non è quindi una tassa misteriosa né una cedola perduta.È semplicemente il modo con cui gli interessi maturati vengono ripartiti tra chi vende e chi compra.
Adesso possiamo leggere una scheda obbligazionaria
Facciamo il punto.
Emittente È chi prende in prestito il nostro denaro.
Valore nominale È il capitale di riferimento del titolo, utilizzato normalmente anche per calcolare le cedole.
Prezzo È quanto il mercato attribuisce oggi all’obbligazione, generalmente espresso rispetto a 100 del valore nominale.
Cedola È l’interesse periodico previsto dal titolo.
Scadenza È la data alla quale è previsto il rimborso del capitale.
Valore di rimborso È quanto l’emittente deve restituire secondo le condizioni del prestito.
Rendimento Misura il risultato dell’investimento considerando non soltanto la cedola, ma anche prezzo, rimborso e tempo.
Rateo È la parte di interesse maturata dall’ultima cedola.
Corso secco È il prezzo dell’obbligazione senza il rateo.
Tel quel È il prezzo comprensivo del rateo maturato.
Zero coupon È un’obbligazione senza cedole periodiche, nella quale il rendimento deriva dalla differenza tra prezzo pagato e valore ricevuto alla scadenza.
La regola da portarsi a casa
Se dovessimo ricordare una sola cosa di questa prima puntata, sceglierei questa: Non valutiamo mai un’obbligazione soltanto dalla cedola. Una cedola del 6% non significa automaticamente che il nostro investimento renda il 6%.
Prima di comprare dobbiamo sapere almeno quanto costa il titolo, quanto verrà rimborsato, quando verrà rimborsato, quali cedole pagherà e chi dovrà restituirci il denaro. Abbiamo però volutamente lasciato fuori il grande protagonista del mercato obbligazionario: i tassi di interesse.
Nella prossima puntata di Soldi semplici entreremo quindi nella sala macchine: Tassi, duration e curva dei rendimenti: perché le obbligazioni salgono e scendono
Vedremo perché un’obbligazione acquistata a 100 può scendere a 92 anche se l’emittente continua regolarmente a pagare le cedole; capiremo che cosa significa duration, perché una scadenza lunga può aumentare le oscillazioni e che cosa ci racconta la curva dei rendimenti.
E continueremo a utilizzare i nostri 10.000 euro. Perché la teoria finanziaria diventa molto più interessante quando i soldi dell’esempio sembrano i nostri.
Giulio Valerio Santini
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