Con il libro “Storia delle TV private italiane – TV locali, TV straniere in lingua italiana, Syndication, Network”, il giornalista, docente e storico della radiotelevisione italiana Massimo Emanuelli firma un’opera importante che ripercorre mezzo secolo di emittenza privata italiana, dalle prime esperienze via cavo fino all’era digitale. Il volume, pubblicato da Gammarò Edizioni nel 2026, raccoglie quarant’anni di ricerche, testimonianze e documentazione storica proveniente da tutto il territorio nazionale.
Dottor Emanuelli, come nasce questo libro?
Da una passione nata a fine anni ‘70 allorquando come ogni giovane ero attratto dalla creatività e dalla grande libertà che circondava la nascita delle prime radio e tv locali. Successivamente per riviste, quotidiani e più recentemente su blog mi sono dedicato alla storia delle emittenti locali. In occasione dei 50 anni dalla loro nascita, notando la grave mancanza di un’opera che dedicato alle migliaia di radio e tv che hanno caratterizzato il nostro paese ho deciso di pubblicare dapprima un ebook dedicato alla storia delle radio e poi questo ebook dedicato alle Tv. Per quanto riguarda la storia della televisione Aldo Grasso, Franco Monteleone, Giorgio Simonelli (autore delle prefazioni ai miei lavori sulla storia della radio e delle tv private) si sono prevalentemente occupati della televisione pubblica. Quasi tutti pensano alla Rai e a Mediaset ma si dimenticano o non sono a conoscenza delle vicende che portarono alla rottura del monopolio, della nascita delle tv via cavo e, successivamente via etere, delle migliaia di tv private, oggi purtroppo quasi tutte chiuse, la cui storia ricostruisco.
Per quanto riguarda la storia della radio prima della mia opera vi erano state soltanto la Garzantina della radio e qualche libro di testimonianze, ma a livello storico vi erano soltanto i lavori di Gianni Isola e Franco Monteleone, che però si fermavano all’immediato dopoguerra. Renzo Arbore ha scritto che la mia Avventurosa storia della radio pubblica italiana è l’opera più completa mai scritta sulla radio pubblica italiana. Per quanto riguarda le radio libere anche qui mai nessuno aveva mai scritto e storicizzato le emittenti private dalla loro nascita ai nostri giorni.
Perché è importante raccontare oggi la storia delle televisioni locali?
Perché non si può cancellare la loro esistenza, la loro importanza a livello di informazione e cultura territoriale. La mia Storia delle Tv private italiane ha ottenuto l’alto patrocinio del Coordinamento Nazionale dei Comitati Regionali per le Comunicazioni d’Italia ed i Corecom di alcune Regioni sono interessati ad organizzare convegni e a proporre versioni cartacee regionali. Alcuni Presidenti e consiglieri dei Corecom, giornalisti, politici, editori, hanno affermato che la storia delle radio e delle tv locali della propria regione è anche storia del territorio. Ancora oggi i telespettatori dimostrano un grande attaccamento alle emittenti del proprio territorio. Esse, infatti, offrono intrattenimento e informazioni centrate sul territorio, le tradizioni e gli eventi locali.
Nel libro si parte dalla storica sentenza della Corte Costituzionale del 1976. Quanto è stata determinante?
A dire il vero prima della storica sentenza vi è la preistoria. Inizio infatti con i primi tentativi di rottura del monopolio Rai, sia a livello radiofonico che a livello televisivo che risalgono, seppur abortiti immediatamente, all’immediato dopoguerra per la radio e agli anni ’50 per la televisione. Vi è poi la questione della primogenitura, quindi, per quanto riguarda la televisione le emittenti via cavo, le televisioni straniere in lingua italiana (Telemontecarlo, Telecapodistria, la Televisione della Svizzera italiana), le prime tv via etere operanti prima del 28 luglio 1976. La sentenza della Corte costituzionale fu determinante perché liberalizzò di fatto l’emittenza privata, seppur a livello locale, e pose fine ai sequestri e all’abusivismo antecedente.
Il libro contiene numerose testimonianze. Quanto contano le voci dei protagonisti? Qual è stato il lavoro più complesso nella realizzazione dell’opera?
Senz’alto il reperimento delle fonti, cartacee ed audiovisive, molti archivi sono andati persi, altri fortunatamente sono stati recuperati grazie al mio lavoro e di alcuni registi. Alcuni Comuni e Regioni si sono impegnati a digitalizzare e a conservare questo patrimonio. Le testimonianze sono state fondamentali per raccontare aneddoti, curiosità, ricostruire i tempi pionieristici.
Dalle prime televisioni via cavo all’era digitale: cosa è cambiato maggiormente?
Le emittenti si sono professionalizzate, la tecnologia è avanzata, però purtroppo si è perso lo spontaneismo e lo sperimentalismo che aveva caratterizzato le prime emittenti e che avevano fatto nascere format ancora oggi copiati e personaggi poi approdati su network nazionali.
Lei ha dedicato numerosi contributi alla radio e alla televisione. Cosa rappresentano per lei questi mezzi di comunicazione?
Sono stati fondamentali per educare, istruire, diffondere la cultura nel Paese. Oggi purtroppo denoto un decadimento generale, non solo della radio e della televisione, ma dell’intera società.
Oggi le emittenti locali vivono una fase complessa. Qual sarà il loro futuro?
Le tv locali dovrebbero maggiormente rinnovarsi, continuare con l’informazione locale, ma proporre anche format innovativi, evitando di scimmiottare i network. Inoltre, dovrebbero aprirsi ai giovani che guardano poco, o per niente, la tv.
Se dovesse riassumere il messaggio del libro in una frase?
La storia è scritta dai vincitori, io l’ho scritta per i vinti. Abbiamo combattuto tantissime battaglie per la libertà e il pluralismo, le abbiamo perse tutte, ne abbiamo pareggiata qualcuna: oggi abbiamo un oligopolio radiofonico e televisivo.


