Confesso che quando ho sentito Maurizio Landini sostenere, in sintesi, la necessità di una patrimoniale perché non possono continuare a pagare sempre i soliti “coglioni”, ho provato una sincera curiosità.
La parola non è mia. È sua.
Proprio per questo merita una riflessione.
Chi sarebbero esattamente questi “coglioni” ai quali si riferisce il segretario della CGIL? La domanda non è banale, perché dalla risposta dipende l’intero senso del dibattito che da alcuni giorni agita il cosiddetto campo largo. Alias l’orto del nonno
Chi paga davvero le tasse in Italia?
A sentire certi discorsi, sembrerebbe che l’Italia sia un Paese dominato da una ristretta oligarchia di privilegiati che vive sulle spalle della collettività. La realtà è molto meno cinematografica e molto più interessante. Peccato, ci tocca rinviare la rivolta sociale. Però facciamo sioopero dai.
I dati fiscali raccontano infatti che una quota relativamente limitata di contribuenti sostiene una parte enorme del gettito IRPEF nazionale. Allo stesso tempo milioni di cittadini, per ragioni perfettamente legittime previste dall’ordinamento, non versano imposte sul reddito o ne versano in misura molto ridotta. Non stiamo parlando di evasori ma di “non contributori alla gestione della Stato”
Non c’è nulla di scandaloso in questo. È il funzionamento del sistema fiscale. In Italia però.
Diventa però curioso ascoltare chi descrive come un problema coloro che, piaccia o meno, finanziano una parte rilevante della spesa pubblica italiana.
Ospedali, scuole, infrastrutture, pensioni, servizi sociali e apparato amministrativo non vengono alimentati dalle dichiarazioni dei redditi immaginarie ma da quelle reali.
Per questo la domanda rimane aperta: i “soliti coglioni” sarebbero forse coloro che già oggi sostengono il peso maggiore del sistema? Spiegaci caro (forse diventerà carissimo…) Landini, dimentico che la sua base è praticamente costituita da costoro che forse pagano, se pagano, imposte assai ridotte.
Dal miliardario al vicino di casa il passo è breve
La storia fiscale insegna una lezione semplice. Le tasse straordinarie nascono sempre con un bersaglio lontano e finiscono quasi sempre per avvicinarsi.
Prima si parla di miliardari. Poi di super ricchi. Poi di milionari. Poi…Se voterete a sinistra e avere qualche soldino da parte, date le premesse, prima fate opportune scelte bancarie, tutelatevi.
Successivamente di patrimoni superiori a cinque milioni di euro come ha già fatto AVS, i mitici Fratoianni e Salis la coppia più bella del mondo. Martello e Kefiah. Stiamo già rotolando verso somme assai più ridotte. Ma la Salis avrà capito di cosa sta parlando? Nessuna paura poi glielo spiega il suo papà e i suoi fratelli.
Infine qualcuno si accorge che i numeri non tornano, il gettito atteso non arriva e la platea deve necessariamente allargarsi. Molto. Altri coglioni per dirla con Ladini il raffinato. Sioopero, dai.
Personalmente credo che sia questo il punto che molti cittadini percepiscono istintivamente. Non temono ciò che viene promesso oggi. Temono ciò che potrebbe accadere domani.
Perché nella storia repubblicana le imposte hanno una curiosa tendenza a sopravvivere alle emergenze che le hanno generate.
Patrimonio e reddito non sono la stessa cosa
Nel dibattito pubblico si assiste spesso a una confusione che sarebbe sorprendente persino in una riunione di condominio. Reddito e patrimonio vengono trattati come sinonimi. Ieri sera alla televisione ne ho avuto la prova, tra i presenti solo Cottarelli ha fatto opportuni distinguo. Maiorino, si il candidato sindaco di Milano presente ma non pervenuto sulla questione. Era troppo impegnato a tenere il punto della sua Elly, che cerca già di rimediare al guaio che ha provocato essa stessa medesima. In ogni caso non lo sono. Intendo reddito e patrimonio non sono la stessa cosa.
Chi percepisce un reddito elevato in un determinato anno può essere ricco. Può anche non esserlo.
Chi possiede un patrimonio elevato potrebbe averlo costruito in quarant’anni di lavoro, di investimenti, di sacrifici e di rinunce. Potrebbe aver già pagato imposte su ogni euro guadagnato e aver acquistato immobili versando imposte. Magari ha investito risparmi già tassati. Già vedo Landini, dal suo nuovo scranno del Senato urlare a difesa di un aumento cospicuo della tassazione sulle rendite finanziare.
Potrebbe aver accantonato denaro per integrare una pensione futura. Ahhhhh…Proprio ora che stiamo intervenendo a supporto della Previdenza integrativa.
Quando si propone una patrimoniale si propone dunque di intervenire su una ricchezza che, nella maggior parte dei casi, è già passata più volte dalle casse dell’erario. E ogni volta Zac!
A mio parere questa è la questione centrale che molti sostenitori della patrimoniale preferiscono lasciare sullo sfondo.
Il ritorno della lotta di classe senza gli operai
C’è poi un aspetto politico che merita attenzione. Paradossale se non ridicolo. La sinistra italiana sembra attraversata da una singolare nostalgia.
Non quella per gli operai delle grandi fabbriche, ormai quasi scomparsi dal panorama industriale del Paese, ma quella per la vecchia lotta di classe.
Solo che oggi il conflitto non viene più raccontato tra capitale e lavoro.
È raccontato tra chi possiede qualcosa e chi non lo possiede. Il proprietario di un appartamento diventa un privilegiato. Chi investe in obbligazioni o fondi pensione diventa un sospetto.
Chi accumula risparmi viene osservato come un problema da correggere piuttosto che come una risorsa per il sistema economico.
È una narrazione che, a mio parere, alimenta più risentimento che sviluppo. Poi i social hanno amplificato questo odio immanente di chi vorrebbe ma non ci riesce.
Personalmente credo che Berlusconi abbia anche pagato per la sua ricchezza. Lo invidiavano, volevano essere come lui, olgettine comprese e soprattutto ma… Troppo difficile e allora si odia, si butta il nemico dalla torre perché non si riesce a prendere il suo posto. Cercate mi raccomando un video nel quale Sansonetti spiega con grande disincanto e sincerità da persona onesta il patto tra Sinistra e Magistratura. Rimarrete allibiti ad ascoltare.
Tornando all’odio, all’invidia, al desiderio sentiamo infatti i Maranza dire in televisione: “a noi piacciono certe cose, non le possiamo avere, ce le prendiamo. E lo fanno cari lettori, sono di parola.
Chi semina vento raccoglie tempesta diceva mio papà. Quanta ragione aveva. Una vita a lavorare di notte al giornale.
Il precedente che gli italiani non dovrebbero dimenticare
Quando si parla di patrimoniale sarebbe opportuno ricordare – fatelo – che gli italiani hanno già sperimentato forme di prelievo straordinario, proditorio, nottetempo. La Befana vien di notte e…
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992 il governo guidato da Giuliano Amato (Socialista) introduce un prelievo forzoso sui conti correnti bancari degli italiani. Anche allora si parlava di necessità, di emergenza.
Anche allora si assicurava che si trattasse di una misura eccezionale.
La memoria storica serve proprio a questo. Ricordare che ciò che viene presentato come impossibile può diventare improvvisamente possibile quando le condizioni politiche lo consentono.
Quando il successo economico diventa una colpa
Il punto finale, tuttavia, non è fiscale ma culturale e sociale.
Personalmente credo che una società sana debba interrogarsi seriamente sul momento in cui il successo economico smette di essere considerato il risultato di impegno, rischio e capacità e comincia invece ad essere trattato come una colpa da espiare.
Nessuno contesta che chi guadagna di più debba contribuire di più.
Accade già oggi. La vera domanda è un’altra.
Perché ogni volta che si cercano nuove risorse il dibattito si concentra sui patrimoni privati e quasi mai sull’efficienza della spesa pubblica?
Sono davvero necessari i milioni di dipendenti della nostra pubblica amministrazione? Ne servono di più? In entrambi i casi vi rispondo di si e sapete perché’? Tutti sono consapevoli che basterebbe adottare modelli organizzativi diversi per ridurre l’organico di centinaia di migliaia di dipendenti con risparmio faraonico. Ma non si fa perché questi dipendenti – sia quelli che lavorano sia quelli che fingono – fanno una cosa pericolosissima. Votano. Siooopero dai.
Insomma il problema in Italia sembra essere chi produce ricchezza e non chi la disperde.
E soprattutto: che tipo di Paese stiamo costruendo se il cittadino che risparmia, investe e programma il proprio futuro viene trasformato nel bersaglio ideale di ogni nuova campagna fiscale? Che immagine daremo agli investitori esteri. Esteri perché i ricchi italiani possono andarsene, lo ha detto Landini. Il senatore Landini.
Forse è da qui che dovrebbe partire una discussione seria.
Tutto il resto rischia di essere soltanto l’ennesima ricerca del colpevole perfetto che finirà al gabbio, ancorché ci sia certo un ragionevole dubbio.
Un saluto e un’ultima domanda che vi giro non sapendo rispondere: “perché Landini, Schlein, Conte, Bonelli&Fratoianni non hanno detto in coro: “Faremo pagare le tasse a tutti i maledetti evasori”. Tra evasione e corruzione parliamo di 300 miliardi anno sottratti all’Erario.
Robetta.
Ad maiora
Giulio Valerio Santini
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