Andrea Belligi detto, nel mondo ovale “Lo Gnomo”. Il perché? Non si sa, il mondo della palla storta è fatto così. Ti affibbiano un soprannome e te lo porti avanti per tutta la vita, e non solo rugbistica
Siamo col nuovo presidente del rugby Settimo. Da quando lei e il consiglio Direttivo vi siete insediati alla dirigenza del rugby Settimo Milanese?
“Noi siamo nuovissimi. È un mese e mezzo che ci siamo insediati (aprile N.d.R.) e siamo ancora in fase di subentro alla precedente dirigenza. Ora la stagione sportiva si è conclusa e quindi abbiamo anche il tempo per, per fare tutto quello che dobbiamo fare… C’è un sacco di burocrazia! In questo tempo estivo abbiamo tempo di organizzare con calma il nuovo anno, il 2026-2027”
Come vi siete organizzati per questo importante progetto sportivo e gestionale? Di cosa vi occupate nelle vostre attività professionali e come vi siete organizzati qui, nella società?
“Io sono un tecnico di laboratorio e grazie al fatto che lavoro a turni ho molto tempo da dedicare alla società. Il nostro consiglio è un po’ atipico perché non ci sono ex rugbisti, sono tutti genitori, appassionati. Ognuno nella sua professione propone il suo talento.
C’è chi si occuperà della segreteria, chi occuperà della club house, chi si occuperà del magazzino perché magari fa il magazziniere, chi si occuperà dei numeri perché è importante che il bilancio sia in ordine e sia sostenibile in questa nostra avventura. C’è poi chi lavora in cooperative sociali. Il nostro gruppo è, secondo me, un gruppo vincente. E’ un gruppo di persone che si stimano, non siamo amici, ma ci rispettiamo molto e abbiamo come scopo principale il bene della società. Nessuno di noi percepisce un gettone e il nostro obiettivo è, ripeto, quello di far crescere la società”

Presidente, un passo indietro. Si presenti lei. Perché il mondo del rugby?
“All’inizio ero un papà che ha portato in questa società un figlio e come molti papà poi si appassionano e hanno iniziato a giocare a rugby in una categoria old, dove si gioca con un’età superiore ai trentacinque anni. E questo mi ha portato sempre di più a vivere questa società fino a formare una squadra e quindi ad entrare in questo mondo, anche se i figli hanno lasciato il rugby. Io continuo ad appassionarmi e a viverlo appieno”.
Avete appena iniziato, ma quali obiettivi vi siete posti nella prossima stagione sportiva?
“Crediamo molto nel mini rugby, quindi nelle categorie sei e otto, dieci e dodici. Abbiamo collaborazioni per categorie superiori con i nostri amici di Abbiategrasso e i Falchi Grassi. Il nostro obiettivo è quello di aumentare il numero di atleti. Portare al campo ragazzi e bambini di queste categorie. Andiamo nelle scuole dove in ogni scuola che noi visitiamo riscontriamo grandissimo entusiasmo”.
Il rugby nelle scuole gran bell’argomento! Sarebbe un punto di svolta per tutto il movimento ovale nazionale. Come del resto accade in tutti i paesi ad alta attenzione sportiva…
“Si nelle scuole non conoscono, il rugby. C’è molto da lavorare. Ma quando lo provano si divertono. Quando facciamo questi mini corsi di rugby nelle scuole, già la sera stessa vengono a provare al campo”
Obiettivi a lungo termine. Da settembre alla conclusione della vostra consigliatura, cosa vi proponete di realizzare?
“Vorremmo essere autonomi in tutte le categorie. Vorremmo aumentare i numeri, vogliamo anche dare più supporto alle categorie superiori. Abbiamo con il Comune intrapreso un cammino di dialogo. Il Comune vuole investire nella nostra società e sembrerebbe che ci aiuti a realizzare la palestra, indispensabile per le categorie più grandi dall’under sedici all’under diciotto”.
Presidente. Un passo indietro: ma perché i suoi figli, e poi anche lei, avete scelto proprio il rugby e non un altro sport? Perché un bambino o un ragazzo dovrebbe avvicinarsi al rugby?
“Prima ancora di giocare qui, guardavo il rugby in televisione insieme a mia moglie. Ci appassionavamo. Quindi poi una volta nato il nostro primo figlio e saputo della nascita di questo club a Settimo Milanese, abbiamo detto: “Proviamo”.
Il calcio non ci piaceva e così abbiamo portato qui il figlio. Si è divertito e ha continuato per qualche anno. Poi i gusti cambiano e ha lasciato, come fanno tanti bambini. E il papà ha proseguito, con grande gioia della moglie. Vorrei far presente un obiettivo societario…”.
Prego…
“Vorremmo anche sviluppare il settore femminile, secondo noi è molto importante, perché uno dei consiglieri ha la figlia che gioca e che allena nel nostro club. Quella femminile è una realtà che viene un po’ snobbata da alcune società, anche perché comunque i numeri sono pochi. Noi stiamo cercando di collaborare con altre società, in modo da avere un numero adeguato per poter giocare con la femminile, perché fino a 12 anni le ragazze, le bambine, giocano assieme ai maschietti, dopo no”.
Auguri Presidente, buon lavoro, alla prossima

