Le prime divergenze per la nomina UE del prossimo direttore

Il 31 luglio 2027 terminerà il secondo mandato non rinnovabile del direttore generale della FAO, il cinese Qu Dongyu. Il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura viene eletto ogni quattro anni dalla Conferenza dei Paesi membri. Ciascuno dei 194 Stati membri, più l’Unione europea, dispone di un solo voto e l’elezione avviene a scrutinio segreto. Per vincere, il candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti espressi. Dopo che i Paesi membri propongono formalmente i propri candidati, durante la sessione della Conferenza FAO a Roma, i loro rappresentanti partecipano allo scrutinio. Se ci sono più di due candidati e nessuno ottiene la maggioranza assoluta al primo scrutinio, si procede con ulteriori turni di ballottaggio finché un candidato non raggiunge il quorum richiesto. Il direttore eletto rimane in carica per quattro anni e può essere rieletto per un secondo mandato. A febbraio l’Italia ha schierato ufficialmente Maurizio Martina e l’annuncio è giunto direttamente dal Consiglio Agrifish di Bruxelles, per voce del vicepremier Antonio Tajani e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Martina, che ha accolto la proposta con gratitudine, ha ricoperto il ruolo di ,inistro dell’Agricoltura nei governi Letta, Renzi e Gentiloni prima di approdare alla carriera diplomatica nel 2021. A seguito della candidatura dell’italiano, è scoppiata una divergenza all’interno dell’Unione europea tra Italia e Spagna, perché Madrid ha deciso di candidare il proprio ministro dell’Agricoltura, Luis Planas. La strategia comunitaria vorrebbe trovare un accordo su un unico candidato di sintesi. Si tratta di un risultato a cui l’UE ambisce da tempo, ma la mancanza di accordo rischia di frammentare il voto e favorire candidati extra-europei. Roma ha accusato apertamente il premier spagnolo Pedro Sánchez di puntare a un’egemonia alimentare, ostacolando la convergenza sul nome di Martina e promuovendo interessi nazionali. Tuttavia, a livello europeo, il candidato al momento più favorito non è né Martina né lo spagnolo Planas, bensì il nominato irlandese Phil Hogan, per la sua vasta esperienza e il suo peso politico. La sua candidatura è sostenuta anche da importanti Paesi europei, tra cui la Francia. Hogan è stato commissario per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale dal 2014 al 2019 e successivamente commissario per il Commercio fino al 2020. Ha gestito quindi per cinque anni la Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE e possiede una conoscenza tecnica ed economica profonda dei mercati agricoli globali. Secondo l’Irish Examiner, propone una modernizzazione dell’agenzia attraverso il programma “A new FAO for a new world” (“Una nuova FAO per un nuovo mondo”), volto ad adattare l’organizzazione alle sfide geopolitiche e climatiche contemporanee. Istituzioni dell’Unione europea e Paesi come la Francia vedono in lui un profilo ideale per riportare la leadership della FAO in Europa dopo cinquant’anni. È probabile ora che, con la presidenza irlandese del Consiglio, ci sia una pressione molto maggiore da parte di Dublino a favore della nomina di Hogan. Martin Heydon, ministro irlandese dell’Agricoltura, ha ribadito lo scorso 26 maggio che è importante convergere su una posizione comunitaria, ma che con Hogan l’UE dispone di un candidato forte.

