Seconda parte: Area Open Project Patrizio Fariselli

A distanza di anni vi sentite ancora parte del rock progressivo o vi considerate qualcosa di diverso? Se doveste definire oggi gli Area con una sola parola, quale sarebbe?
“Area non si è mai sentita parte del rock progressivo, esattamente come cercava di non essere inquadrata in nessuno specifico genere. Non mi stancherò di ripeterlo. Eravamo talmente consapevoli di questo che, per evitare di essere etichettati, decidemmo di giocare d’anticipo e ci inventammo il termine “radical music”, che non ebbe molta fortuna (a me faceva particolarmente schifo) e lo abbandonammo quasi subito.
Se i parametri che determinano la tua musica sono subito riconoscibili, significa che sei diventato prevedibile e dunque potenzialmente scontato, ed era ciò che temevamo di più.
Vivevamo la nostra musica come un fluente susseguirsi di eventi e forse è proprio questo continuo suo muoversi e trasformarsi che rigetta ogni tentativo di fissarla. Una foto può rubare l’estetica di un attimo, ma anche diventare presto obsoleta.
Ecco perché credo che, anche oggi, tentare una definizione per l’esperienza Area sia difficile o, perlomeno, esponga chi ci prova al rischio di rivelare la propria formazione culturale, più che inquadrare noi.
State uscendo con un nuovo singolo “La foglia di Murmansk“ potete parlarci del nuovo album?
“La Foglia di Murmansk”, primo singolo della nostra carriera, con testo di David Riondino, vuole correggere un errore di gioventù, visto che nel 1974, con “La Mela di Odessa 1920”, quando raccontammo il primo dirottamento della storia moderna in modo favolistico, ci furono diverse inesattezze.
Qualche tempo fa mi imbattei nel diario di Jan Appel, uno dei dirottatori, nonché la Mela della nostra storia, in cui raccontava per filo e per segno la sua avventura e subito mi è sembrato doveroso operare qualche precisazione, naturalmente alla nostra maniera.
Penso che sarà divertente, per quelli che hanno amato il vecchio brano, scoprire questa nuova versione raccontata in prima persona dalla nave (la Foglia).
Il resto dell’album lo stiamo registrando in questi giorni e conterrà sette brani originali con testi di Cristina Bergo e David Riondino.
Gli argomenti trattati viaggiano tra i millenni, dalle disavventure di “Arianna in Nasso” a “Kòttabos”, in cui si ragiona sulla teoria dei giochi. Si va da un omaggio a “Monika Ertl”, la donna che vendicò Che Guevara, a “Il Lupo e il Leone” raccontando di Wolf&Lion, due tedeschi appassionati di jazz, che con la loro etichetta Blue Note documentarono uno dei fenomeni musicali più salienti del novecento.
Anche se sembra si parli di tutt’altro, per chi li saprà cogliere, i legami con la contemporaneità sono forti.”
Nei vostri concerti c’è tensione, improvvisazione, caos controllato. È pianificato? Prossimi concerti: dove sarete presenti?
“Nella nostra musica il rigore della costruzione musicale da sempre convive con l’estemporaneità dell’improvvisazione, fa parte del nostro DNA ed è un elemento imprescindibile del nostro linguaggio”.
Che messaggio volete lasciare alle nuove generazioni di musicisti?
“Lo stesso di sempre: pensate con la vostra testa, maturate un visione artistica autonoma, studiate.”
Formazione attuale di Area Open Project:
Claudia Tellini, voce
Walter Paoli, batteria
Stefano Fariselli, strumenti a fiato (sax soprano, flauto, clarinetto basso, EWI)
Marco Micheli, basso elettrico e contrabbasso
Patrizio Fariselli, pianoforte e tastiere
Il testo
La Foglia di Murmansk (1920)
(David Riondino – Patrizio Fariselli)
Il nuovo singolo di Area Open Project
Fariselli: Nel 1920, un pugno di audaci rivoluzionari tedeschi dirottò un grosso peschereccio allo scopo
di recarsi in Russia per riferire della situazione politica in Germania.
Tra di loro c’era Ian Appel, un artista di chiara fama.
Poco più di cinquant’anni dopo, un gruppo di giovani scavezzacolli italiani e un greco raccontò
questa epica impresa in forma di favola moderna incidendo un brano dal titolo: “La mela di
Odessa (1920)”.
In questo racconto, scritto da Frankenstein-Gianni Sassi, la mela (Appel) “a cavallo di una
foglia” (la nave) raggiunse “un paese giallo di grano, pieno di gente felice” in cui, dopo aver
fatto “un girotondo” visse per il resto dei suoi giorni.
La nave, invece, “forse credeva che il mondo fosse piatto… salutò, e nessuno la vide più”.
Altri cinquant’anni dopo, l’autore di quella musica (cioè io) si imbatté casualmente nel diario
di Ian Appel in cui l’artista descrive esattamente come si svolsero quegli avvenimenti.
Ecco dunque che, con l’ausilio del prode David Riondino, si è ripresa la narrazione di quegli
eventi considerandoli questa volta dal punto di vista della nave, con un brano nuovo di zecca.
La Foglia di Murmansk è il racconto epico e tragicomico di un’impresa che si rivelò
fondamentalmente inutile, ma in ogni caso gloriosa.
La Foglia di Murmansk
Testo di David Riondino
Musica di Patrizio Fariselli
C’era una vecchia ballata che non so più chi era
E un comunista tedesco col nome che sa di mela
E gli anni venti feroci, la Russia Rossa e Bianca
Ed un viaggio da fare per stringere un’alleanza
Però la Russia è lontana c’è molta strada da fare
Ed è impossibile per via terra bisogna andare per mare
Il Comunista tedesco col nome che sa di mela
Si imbarca per l’avventura di una incredibile storia vera
Ero una barca di quelle che le chiamavano “foglia”
perché son larga e son piatta come una foglia di tiglia
Ero una barca di comunisti che quando il porto è lontano
Si ammutinarono in mare aperto e sequestrarono il capitano
e quanto è lunga la via e quanto è stretta la foglia
e la Norvegia infinita che fa passare la voglia
si va di abisso in abisso in questa fredda foresta
solo la fede dei comunisti sfida quel mare in tempesta
Ma la mia chiglia è robusta e punta Odessa con decisione
Per diventare la Foglia della famosa canzone
e navigammo per notti e giorni e ancora me lo ricordo
di quella bandiera rossa che vidi in fondo ad un fiordo
non era il porto di Odessa ma una diversa città
era la porta del mondo nuovo che si chiamava Murmansk
e mi ormeggiarono qui, addormentata nel fiordo
a contemplare nel dormiveglia l’andirivieni del porto
Il comunista che sa di mela concluse la sua missione
E conversò con Lenin di stato e rivoluzione
Raggiunse Odessa col treno nella vertigine comunista
E francamente da quel momento io l’ho perduto di vista
Ed al contrario di tutto quello che vi hanno poi raccontato
Io navigai dignitosamente dentro la flotta del quarto stato
Diversamente da quanto dice una famosa canzone
Che insinuò fossi venduta alla controrivoluzione
Certe canzoni sono bellissime ma spesso non veritiere
Riabilitare la Foglia era un preciso dovere
E dopo questa precisazione ora potrò navigare
Con la mia bella bandiera rossa che batte al vento sul mare
Area Open Project
Claudia Tellini, voce narrante
Walter Paoli, batteria
Stefano Fariselli, sax e clarinetto basso, flauto
Marco Micheli, contrabbasso
Patrizio Fariselli, tastiere, composizione e arrangiamento
Una produzione ZdB (2026)
Produzione Artistica e Ingegnere del suono: Andrea Pettinelli
Assistente alla produzione e Mastering: Francesco Minotti
Supervisione post-produzione audio: Diego Pettinelli
Voce da Murmansk: Irina Rjabokon
Design grafico: Lucia Bravo Cortes
Tour Management & Merch: Angela Cuccaro
Info & Press – Management: info@consorziozdb.it– 3337742269

