Secondo gli eurodeputati, la Commissione dovrebbe proporre una normativa UE che stabilisca una definizione comune di stupro, basata sul concetto di consenso liberamente dato e revocabile.
È ora che le leggi europee definiscano lo stupro sulla base dell’assenza di consenso, affermano i deputati europei. Secondo gli eurodeputati, infatti, la Commissione dovrebbe proporre una normativa UE che stabilisca una definizione comune di stupro, basata sul concetto di consenso liberamente dato e revocabile.
Mercoledì 25 febbraio, la Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere ha approvato una relazione che stabilisce come l’assenza di consenso debba costituire l’elemento centrale nei procedimenti giudiziari per stupro. I deputati esortano la Commissione ad approvare una legislazione che stabilisca una definizione di stupro a livello europeo basata sull’assenza di consenso liberamente dato e revocabile. Gli Stati membri, le cui legislazioni si basano ancora sul concetto di forza o violenza, sono invitati ad allineare le loro leggi agli standard internazionali e a garantire sostegno e protezione adeguati alle vittime. Approvata con 75 voti a favore, 27 contrari e 3 astensioni, la relazione sottolinea che solo una legislazione in linea con questi principi, potrà garantire miglior accesso alla giustizia. I deputati sostengono inoltre che bisognerà integrare la direttiva UE del 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, che ha gà introdotto norme comunitarie in materia di prevenzione, protezione e sostegno alle vittime. Gli eurodeputati hanno affermato che la violenza sessuale è spesso aggravata da altre forme di discriminazione e hanno esortato gli Stati membri a garantire un’assistenza medica completa, compresi i servizi dedicati alla salute sessuale e riproduttiva come aborto, sostegno psicologico e assistenza legale. La relazione sottolinea infatti la necessità di avere sportelli d’aiuto attivi 24 ore su 24, servizi specializzati gratuiti e meccanismi di risarcimento efficaci. Chiede inoltre di estendere i termini di prescrizione per i reati di stupro, riconoscendo che molte vittime denunciano i reati solo dopo lunghi ritardi a causa di traumi e/o paura di ritorsioni e pressioni sociali. Oltre a ciò, è stato richiesto infine di elaborare, entro il 2026, delle linee guida dell’UE sull’educazione sessuo-affettiva, nonché campagne di sensibilizzazione a livello europeo per combattere i “miti” sullo stupro e la propaganda misogina online, tra cui i contenuti anti-gender e la propaganda incel che normalizza la violenza contro le donne. Reclamano poi una formazione ad hoc per le forze dell’ordine, i giudici, i pubblici ministeri, gli operatori sanitari e i servizi di prima linea per prevenire la vittimizzazione secondaria, cioè trauma ulteriore e la sofferenza psicologica che la vittima di un reato subisce non dall’atto criminale in sé, ma dall’interazione con istituzioni, sistema giudiziario, forze dell’ordine o media. Si sollecita infine una maggiore cooperazione con la società civile e le agenzie internazionali come l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere e l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali. Tale relazione dovrebbe essere presentata alla seconda sessione plenaria di marzo, che si terrà il 25 e il 26 marzo a Bruxelles.

