Il capello non è un accessorio qualsiasi, è l’accessorio, l’elemento sartoriale che fa la differenza. È un oggetto dotato di uno straordinario potere di trasformazione. Ho visto schiene raddrizzarsi e andature trasformarsi dopo aver posato il cappello giusto sull’unica testa alla quale apparteneva. Come con un colpo di bacchetta magica.
Così esordisce la scrittrice che ci butta lì, con gli occhi strabuzzati davanti a Ester, la protagonista.
La nostra vita è un viaggio di sola andata. Io mi tengo stretta il biglietto fino alla destinazione. Il tempo passa in fretta, soprattutto quando si ha la mia età .
La protagonista, Ester, non è più giovane ma è ancora piena di sogni e di progetti, primo fra tutto: conquistare l’Inghilterra.
Il suo dono è capire al volo il cappello giusto per ogni testa. L’avventura inizia. La squadra è pronta e Ester inizia a far vita ai primi bozzetti.
Lei solitamente si fa guidare dalla sua intuizione ma ora deve riuscire a creare un cappello straordinario per farlo indossare a Jude Soul, deciso come testimonial dei suoi cappelli per sbarcare in Inghilterra.
“Come scegliere il dettaglio giusto? Conoscere il carattere di chi lo indosserà e’ di grande aiuto”. Questo il punto di partenza della protagonista per creare i suoi lavori: uno sguardo attento e indagatore.
Tiziana d’Oppido. Traduttrice, interprete, insegnante e, dal 2020, Assessora a Cultura, Cinema, Turismo, Sassi Patrimonio UNESCO e Pari opportunità di Matera. Collabora con case editrici e festival letterari.

La intervistiamo. Come e’ nata l’ idea della modista di cappelli?
“Volevo far entrare il lettore nella testa di un artista. La modista Ester, protagonista di “Dodici”, è metafora della maggior parte degli artisti, che non sono quelli blasonati o di successo, ma gli incompresi, gli sconosciuti o i votati al fallimento, che nonostante tutto continuano a creare perché il non esprimersi equivarrebbe a non respirare. Ester racconta le sue emozioni e le sue frustrazioni spiegando come le vive un artista. Che è spesso un’anima fragile, vulnerabile e nel contempo fortissima.
Ne ho conosciuti tantissimi, oltre a essere un’artista anch’io. Perché il cappello? Perché è un oggetto affascinante. È un accessorio solo in apparenza leggero, frivolo ma in realtà carico di significati: nasconde, riscalda, protegge, identifica, segnala un ruolo, un’appartenenza, a volte anche un potere. Chi entra in una cappelleria non cerca solo un cappello ma una possibile versione di sé. Come racconta Ester: “Il cappello non è un accessorio qualsiasi, è l’accessorio, l’elemento sartoriale che fa la differenza. È un oggetto dotato di uno straordinario potere di trasformazione.
Ho visto schiene raddrizzarsi e andature trasformarsi dopo aver posato il cappello giusto sull’unica testa alla quale apparteneva. Come con un colpo di bacchetta magica.” Entrare nel mondo dei cappelli è stato divertente e sorprendente: ci sono decine di modelli, di ogni forma, materiale, ognuno con una forte identità visiva. Cito cappelli celebri a mo’ di esempio: la bombetta di Chaplin, ben diversa da quella dei drughi in Arancia Meccanica, il fedora di Indiana Jones, il cappello da baseball di Forrest Gump, il Borsalino di Humphrey Bogart in Casablanca, quello di Michael Jackson durante il moonwalking, di Dick Tracy, dei Blues Brothers, di Freddy Krueger. E poi il deerstalker di Sherlock Holmes,
il cappello del Piccolo Principe, quello del Cappellaio Matto, quelli di Mary Poppins, Zorro, Willy Wonka, Peter Pan… Molti capitoli del mio romanzo si aprono con un gustoso aneddoto sui cappelli. Alcuni hanno dell’incredibile ma, giuro, sono tutti veri. Un’altra curiosità: dopo aver letto il mio romanzo, alcuni lettori mi hanno confidato di aver acquistato cappelli! Infine non è un caso che Ester, la protagonista del mio romanzo, viva e lavori a Trieste: esiste una sfida più grande di vendere i cappelli nella città della bora?”

Il libro è stato inserito nella Selezione Premio Strega: cos’ha provato?
“Ero sorpresa e contenta. Ho lavorato a questo romanzo per sette anni, con ricerche approfondite e un lavoro accanito, quasi maniacale, sullo stile. Inoltre è una storia nuova, diversa, lontana dalla narrativa mainstream. Non mi aspettavo che un editore non corazzato e un progetto che mescola artigianato, età matura e cambiamento potessero attirare l’attenzione dello Strega. È un riconoscimento che conferma il valore del progetto letterario e il coraggio di raccontare una storia non convenzionale, oltre alla forza dell’idea: che non esiste scadenza per i sogni, che una donna — o un uomo — può inventarsi una nuova vita a qualunque età, reinventarsi, puntare in alto. Tutti meritiamo una seconda possibilità, soprattutto se ci mettiamo l’anima per ottenerla. Il Premio mi ha dato un’ulteriore conferma che valeva la pena raccontare questa storia, con tutte le sue sfumature. Non è un riconoscimento soltanto personale ma verso un tipo di narrazione che rompe gli schemi. La letteratura può e deve dare voce a storie originali, a nuove penne.”
Trieste o Matera: qual è la Sua città del cuore?
“Non ho una città del cuore. Trieste è la mia città d’elezione. Matera è quella del sangue. Con entrambe, per motivi diversi, ho una connessione emotiva profonda. Matera mi ha fatto soffrire, Trieste ha lenito le mie ferite. Ma amo anche Roma, dove ho vissuto molti anni. L’Italia è un Paese di una bellezza straordinaria. Sto bene anche a Londra, a Stoccolma. La Germania è bellissima, in Messico ho lasciato un pezzo di cuore. Ma ho viaggiato in tutto il mondo e sto benissimo ovunque, da brava traduttrice e interprete sono una cittadina del mondo.”
Ester è un modello per le donne “ mature” : una scelta coraggiosa però anche necessaria in un’epoca dove si dà spazio a valori effimeri.
“Sì, è stata una scelta molto coraggiosa, mia e della casa editrice. È molto, molto più semplice, in termini di vendite e di attrattiva spicciola di pubblico di lettori – lo dico da lettrice – scrivere di aitanti protagonisti o fare leva sul pianto facile o fare finto scandalo con storie che sono nuove versioni di trame trite e ritrite o costruire casi letterari a tavolino.
Io però di questo volevo parlare e sono rimasta fedele a me stessa. Il fatto che Ester sia una donna matura è venuto da sé, mi serviva un passato di amori, lavoro e amicizie, per raccontare in maniera credibile la sua storia. Giocoforza la protagonista non poteva essere una giovane donna. Raccontare una donna matura che sceglie, rischia, desidera e si rimette in gioco significa restituire complessità a una fase della vita che troppo spesso viene marginalizzata o banalizzata. Viviamo in un’epoca che tende a privilegiare valori effimeri — giovinezza, velocità, visibilità — e che fatica a riconoscere il valore dell’esperienza, del tempo lungo, della trasformazione profonda. In questo senso, scegliere Ester non è stato un gesto di rottura fine a se stesso ma un’affermazione di dignità, libertà e possibilità. Ester non è pensata come un modello, ma come una voce che emerge dal silenzio. È una donna
che ha attraversato il tempo, che porta sul corpo e nella memoria le tracce delle scelte fatte e di quelle mancate. La sua forza non sta nell’eroismo, ma nella capacità di ascoltare ciò che è dentro di sé e che chiede di essere ascoltato. In un’epoca che celebra l’istante e l’apparenza, Ester procede invece per sottrazione: rallenta, osserva, ricuce. Se donne e uomini si riconoscono in lei, è perché Ester restituisce dignità a un tempo della vita spesso considerato marginale. Dimostra che il desiderio non ha scadenza e che la trasformazione è un processo che matura lentamente, ma lascia segni duraturi. Ester dimostra che non esistono età fuori tempo massimo per rinascere e incarna il diritto di continuare a essere protagoniste della propria vita sempre. Questo è il messaggio che col mio romanzo desidero trasmettere. Se leggendolo, anche solo un lettore, una lettrice, di qualunque età, ha ritrovato coraggio, conforto, voglia di fare, di non mollare, di non rinunciare al suo essere più profondo, vuol dire che ci sono riuscita.”

Leggerlo perchè
E’ una storia piacevole, inusuale.
Neo
Viene voglia di comprarsi un cappello.
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