Vienna e Berlino
All’inizio del XIX secolo Vienna era da tempo la capitale culturale del mondo tedesco, mentre Berlino occupava ancora una posizione arretrata. Tuttavia, quel prestigio viennese era ostacolato dalla natura stessa dell’impero asburgico: uno Stato multinazionale, nel quale la componente tedesca conviveva con molte altre identità. Ciò rendeva più difficile proporre Vienna come guida culturale dell’intero spazio germanico.
Il peso del cattolicesimo austriaco
A complicare ulteriormente il quadro vi era la forte impronta cattolica della cultura austrotedesca, che lasciava ben poco spazio ai protestanti, raramente presenti ai vertici della vita culturale o politica. Solo con la crescita, tra il 1850 e il 1870, di una classe dirigente più laica e borghese sarebbe emerso un nuovo impulso verso un maggiore protagonismo dell’Austria nei territori tedeschi.
Un’identità doppia
Diversa era la situazione nella Germania settentrionale, dove la tradizione protestante aveva favorito la nascita di associazioni laiche molto attive nella diffusione di idee culturali e politiche, comprese quelle legate al progetto di un’unificazione nazionale. Nell’impero asburgico, invece, la forte presenza della Chiesa frenava tali spinte e limitava il radicarsi di un discorso nazionale rivolto all’esterno. I tedeschi austriaci si trovavano così a oscillare tra due identità — nazionale e imperiale — che non intendevano scegliere, ma conciliare.
Il destino della Prussia
Proprio questa tensione irrisolta segnò il destino dell’Austria. Mentre Vienna continuava a muoversi entro l’orizzonte di un impero composito, la Prussia seppe presentarsi come la vera interprete dell’idea nazionale tedesca, sostenuta dalle sue élite laiche e dall’energia della Germania settentrionale. L’incapacità austriaca di sciogliere il nodo tra identità tedesca e identità imperiale fu così uno dei motivi decisivi per cui, alla fine, la guida politica della Germania passò alla Prussia.

