UNA GUIDA ATTRAVERSO L’ETA’ OSCURA

La realtà nella quale siamo immersi, e dentro la quale ci muoviamo riconoscendola attraverso i cinque sensi, può essere un semplice recinto dove pascolare andando a soddisfare i bisogni primari o, andando a ricercarne il sottotesto, una occasione per esplorare i confini tra terra e cielo.
“Il senso religioso si esprime in tutte le epoche, ma sul piano spirituale non tutti i secoli si equivalgono. Il grado di saggezza e di santità è senza dubbio lo stesso. Ma diverso è il numero di coloro che ne sono partecipi. Il sentimento religioso rischia sempre di fuorviarsi: invece di manifestarsi nell’armonia e nella misura, esso si presenta allora sotto forme disordinate. Privo di qualità, non invoca la divinità, ma la rifiuta. “ ( tratto da “Il simbolismo medievale” – M. Davy)
“Il simbolo desta presagi, il linguaggio può solo spiegare (…) Il simbolo spinge le sue radici fin nelle più segrete profondità dell’anima, il linguaggio sfiora la superficie della comprensione come un alito silenzioso di vento (…) Solo il simbolo riesce a combinare gli elementi più diversi in un’impressione unitaria (…) Le parole rendono finito l’infinito, i simboli portano lo spirito oltre i confini del finito, del diveniente, nel regno dell’essere infinito” ( tratto da “Complesso, archetipo, simbolo nella psicologia di C. G. Jung” – Jolanda Jacobi).
Nell’età oscura in cui stiamo vivendo sono di vitale importanza i simboli, sia come incarnazione estetica della Tradizione primordiale, che come anello di congiunzione fra il Sacro (ciò che è ontologicamente separato ) e il profano (ciò che sta al di fuori del recinto sacro).
Rappresentano il contatto fra macro e micro-cosmo, espressione del divino in quanto sovrannaturale, trascendente. Svolgono una funzione “segnaletica” indicandoci esotericamente il sentiero da seguire nella notte di questi tempi bui. Tempi in cui sentimentalismo e istinto si pongono in contrapposizione al materialismo dominante collocandosi però in una posizione subalterna rispetto alla ragione, allontanandosi di fatto dal concetto di divino.
“Dal momento in cui si cominciò a negare o ad ignorare ogni conoscenza puramente intellettuale” – come afferma R. Guenon (1886-1951) in “Simboli della scienza sacra” – “ si doveva logicamente sfociare, da un lato, nel positivismo, nell’agnosticismo e in tutte le aberrazioni scientiste, e, dall’altro, in tutte le teorie contemporanee che, non soddisfatte di ciò che può dare la ragione, cercano qualcos’altro, ma lo cercano dalla parte del sentimento e dell’istinto, vale a dire al di sotto della ragione…la nozione di verità, dopo, dopo essere stata abbassata ormai a una semplice rappresentazione della realtà sensibile è infine identificata dal pragmatismo con l’utilità, il che equivale alla sua sopressione pura e semplice (…)”
I simboli riconducono alla natura gerarchica nell’ambito della struttura sociale dell’uomo e, conseguentemente, anti egualitaria; solo un numero infinitamente limitato di uomini hanno infatti la capacità di leggerli e interpretarli comprendendo e godendo della loro azione salvifica.
Il mito del simbolo è poi presente in modo trasversale presso tutte le strutture sociali chiuse e gerarchiche, dai gruppi religiosi a certi gruppi politici, dalla massoneria alla malavita organizzata, passando per le gang giovanili e i gruppi ultras. Tutte micro comunità accomunate da una precisa visione fatta di valori ancestrali quali l’onore, la lealtà della parola data, il rispetto verso gli “anziani”, ma soprattutto l’annientamento del sè nei confronti della comunità.
Per approfondire questi aspetti, consiglio ai più profani la lettura del libro di N. Lilin “Educazione Siberiana” e la visione della sua trasposizione cinematografica del regista italiano Gabriele Salvatores. Centrale in quest’opera è la valenza simbolica del tatuaggio rappresentante di un percorso iniziatico impresso sulla pelle.
A fronte di queste considerazioni si palesa l’idiosincrasia con il mondo contemporaneo nelle sue declinazioni democratico-liberali. Un mondo piegato dal peso dei bassi istinti, e incapace di sollevarsi al di sopra della nebbia che rende impossibile una visione tridimensionale della realtà, sacrificando la profondità a beneficio di un approccio orizzontale dove è la dittatura del numero, a discapito della qualità, che detta le regole.
Un simbolismo che è oggi destrutturato e amputato della sua tensione verticale a beneficio di scopi commerciali generanti consumatori devoti alle iconografie multinazionali.
Federico Gatti
https://it.wikipedia.org/wiki/Simbolo


