Questo mese di agosto è un banco di prova decisivo per il settore ricettivo italiano. Per affrontare questo argomento, andiamo ad analizzare alcuni dati. Si registrano oltre 458 milioni di presenze e una spesa turistica di circa 110 miliardi € nel 2024 (+8,5%) ciò ci dice che il nostro è un Paese che non è solo meta, ma motore dell’economia nazionale. Il 55% delle presenze è straniero, con un surplus turistico record di 21,2 miliardi €, pari all’1% del PIL.
Non è però solo questione di numeri. La domanda turistica sta cambiando: il 64% degli italiani considera la sostenibilità ambientale un criterio decisivo nella scelta della meta; tra i più giovani la percentuale sale al 71%. Agriturismi, campeggi, mobilità dolce e destinazioni minori sono in forte ascesa. Il modello tradizionale — hotel a piena capacità, località congestionate, turismo mordi-e-fuggi — mostra negli ultimi anni tutti i suoi limiti strutturali.
In tale contesto, lavorare per un futuro turistico sostenibile vuol dire dover agire su più fronti. Serve innanzitutto una regia nazionale che coordini regioni, enti locali e operatori privati nella distribuzione dei flussi, nella tutela del patrimonio e nella valorizzazione delle comunità ospitanti. Le certificazioni ambientali, il sostegno a strutture eco-compatibili e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree rurali sono strumenti già esistenti, da diffondere con coraggio.
Occorre poi investire in digitalizzazione e dati predittivi per evitare il sovraffollamento, migliorare i servizi e allungare la stagionalità. Le tecnologie possono monitorare i picchi di affluenza, suggerire percorsi alternativi, promuovere le destinazioni secondarie. Le tecnologie ci aiutano in tal senso affiancando il lavoro sul territorio degli operatori del settore a più livelli.
Come ogni operazione che punta al successo, infatti, la parola chiave è la sinergia.
E il concetto di turismo sostenibile è anche partecipato: le comunità devono essere protagoniste, non spettatrici passive. E quindi bisogna formare operatori locali, reinvestire sul territorio una quota della spesa turistica e promuovere un’educazione al viaggio consapevole che parli ai cittadini, non solo ai visitatori.
L’Italia dispone di tutte le risorse — paesaggio, cultura, biodiversità, competenze — per diventare leader europeo del turismo responsabile. Ma il salto è culturale: non basta cavalcare le tendenze, bisogna governarle. Il futuro del turismo non sarà solo verde, sarà intelligente, condiviso e giusto. E comincia adesso.
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