Un romanzo nel romanzo: la storia dell’autore è l’occasione per raccontare la Storia degli anni ‘70 a Milano. I movimenti studenteschi, le manifestazioni, gli scioperi.. le Brigate rosse, la P2, la Guerra Fredda, il rapimento di Moro..Prima Linea..strage di Bologna…

Guido Mina di Sospiro, da ragazzo a Milano, rischia la vita tutti i giorni, senza volerlo e senza fare esperienze estreme, solo andando a scuola.
Questa la premessa dell’autore per descriversi in quegli anni tanto difficili.
Giovane adolescente, dimagrito e speranzoso, viene accolto dal Preside del Liceo Leonardo che gli mostra dei fori di proiettile sul vetro del suo ufficio. Qualche giorno dopo l’inizio della scuola con un picchetto al cancello e un violento pestaggio a uno studente che vuole entrare a scuola.
“ Tutto è politica e la politica è tutto” : questo il credo di chi teneva il picchetto. “ Ogni scelta e’ politica”. Essere “ qualunquisti “ è peggio che essere “ borghesi”. Il qualunquista è “ nowhere man”, l’uomo che non sa dove sta andando, come scrisse John Lennon.
Lo scrittore si ritrova catapultato in un mondo di violenza e attentati. Il gancio di salvezza arriva con la chitarra. Le prime lezioni alla scoperta di sinfonie che non avrebbe mai immaginato, poi le mattinate alla Sormani, in Conservatorio, nei negozi di dischi ma anche nel garage ad ascoltare musica. La musica come antidepressivo; aveva già funzionato con il re Filippo V di Spagna nel XVIII secolo.
Questo romanzo è da leggere ma soprattutto da ascoltare. Le musiche citate dall’autore risuonano in testa e accompagnano la lettura.Sinfonie lontane dalla “musica” del volantinaggio di Lotta continua : “ Pagherete caro, pagherete tutto”.
Oltre la violenza, la droga.
Bobo, amico del mare, vive in una casa occupata. Dall’eroina è passato all’assalto alla polizia ( che trova più eccitante). “Andiamo insieme a una manifestazione. Inebriamoci dell’assalto, assaporiamo la paura e la fuga cieca e poi, crogioliamoci nel trionfo d’aver la scampata.”

“ Il gap generazionale senza precedenti. La posizione contro il sistema. Il forte senso di appartenenza a un enorme gruppo sovranazionale di ragazzi dalle stesse vedute. L’amore libero, l’uso regolare di droghe…. Ma mentre il momento catartico per i ragazzi era il concerto rock, per quelli di ultrasinistra era la manifestazione “. La grande differenza era che il rock si faceva promotore della non violenza al contrario dei regimi comunisti che avevano sterminato milioni di persone. Negli anni ‘70 uscivano testi fondamentali come “ Il grande terrore”di Robert Conquest e “ Arcipelago Gulag” di Aleksandr Solzenicyn ma furono attaccati e liquidati “ come una montatura “.
L’autore inizia nuove avventure: una rivista di controcultura al Leonardo insieme al suo amico Andrea Kerbaker, oggi scrittore, collezionista di fama mondiale che espone i suoi trentamila volumi alla Kasa dei libri a Milano( luogo di cultura, eventi, esposizioni). Poi la passione per il cinema, lo porta a produrre un film, con tutte le difficoltà che incontra chi non vuole scendere a compromessi…
Guido Mina di Sospiro, nato a Buenos Aires da un’antica famiglia italiana, è cresciuto a Milano e ha studiato all’Universita’ di Pavia e alla University of Southern California, School of Cinema-Television di Los Angeles dove è stato allievo di Ernest Lehman. E’ un romanziere affermato e i suoi romanzi sono tradotti in 15 lingue. Oggi ha un blog sul web magazine newyorkese “ Reality Sandwich” e vive fra Washington DC e l’Umbria.

Abbiamo avuto l’onore d’intervistarlo.
Perché non ha scritto prima questo docu- romanzo? È un libro ricco di fonti storiche. Ha avuto bisogno di ripensare gli eventi “ a freddo”?
Ne ho parlato solo qualche anno fa con il mio agente, il leggendario Gillon Aitken, che con mia grande sorpresa mi ha incoraggiato a scriverlo. Non sono ricordi piacevoli, anzi, il che potrebbe spiegare la mia reticenza nel parlarne. Ma è anche vero che qualcuno presto o tardi doveva raccontare come sono andate veramente le cose durante gli Anni di Piombo.
Al momento, si viveva solo la paura o anche la voglia di conoscere/capire? Non si è mai lasciato tentare dalla partecipazione attiva?
Solo la paura. Era impossible sapere o capire cosa stesse succedendo. La partecipazione attiva? Detestavo i militanti di ultra sinistra, bulli facinorosi e farabutti che spaccavano crani a destra e a manca. In quanto al loro opposto, i bulli di estrema destra, un numero assai esiguo in realtà, non mi interessavano affatto né avrei saputo dove trovarli—o voluto. Ciò che volevo era la normalità, ma per riaverla in Italia si sarebbe dovuto aspettare fino al 1982, e la vittoria ai mondiali di calcio. Nessuno allora poteva né saperlo né prevederlo.
Nei ricordi, Milano è in bianco e nero mentre Santa Margherita a colori, dove trascorreva l’estate. Oggi come vede Milano?
Milano naturalmente è molto migliorata, anzi moltissimo. Ma non ho buoni ricordi, non le sono affezionato. Ho vissuto in molte città, e avuto modo di confrontarmi con altre realtà. Sono ciò che nel medioevo si definiva un clericus vagans; non metto radici. Le mie vere radici appartengono alla mia casata, e sono molto più antiche di varie città nelle quali ho vissuto.
Perché non è diventato musicista o critico di musica?
Sono diventato entrambe le cose. Prima di lasciare l’Italia suonavo la chaitarra classica come un professionista, e a Los Angeles divenni crítico musicale e corrispondente per due riviste italiane e una tedesca quando l’industria discografica non era moribonda o meglio morta come oggi, ma ricchissima e al suo apogeo. Facevo parte della Hollywood Foreign Press.
Non fare un “passo falso”: questa parole rincorre molto spesso. Questo suo atteggiamento è stato solo di quel periodo o ha dovuto adottarlo anche in altri ambienti/ occasioni?
Nella vita, si sa, è meglio non fare gaffes. I passi falsi di allora potevano costarti il cranio; quelli da allora sono meno catastrofici, ma comunque occorre sapersi muovere.
È stato salvato non solo dalla musica ma anche dai suoi capelli lunghi “ la mia criniera: parla ancora una volta a nome mio; temono che sia un sostenitore del voto politico dal grilletto facile “: l’immagine che si dava di se’ contava tanto quanto oggi?
Conta, naturalmente, ma allora, ripeto, dare di sé l’immagine sbagliata poteva invitare una vivace sprangata sul cranio.
Da ragazzo “ My Favorite Things” di John Coltrane per darsi la carica, oggi?
Sapere che mia moglie e i miei figli stanno bene; una recensione lusinghiera di un mio libro; la nostra gatta preferita (ne abbiamo quattro) quando di mattina salta sul nostro letto per farci le fusa…
Grazie per la disponibilità.
Leggerlo adesso perché
Concerti, cineforum da intellettuali, manifestazioni: erano gli anni che tanti avrebbero voluto vivere ma qui l’autore ci dimostra che non è tutto oro quello che luccica con la sua esperienza personale e un’attenta analisi storica del periodo.
Pro
Testo molto valido. Ne consiglieri la lettura a scuola.
Neo
Sarebbe stato un valore aggiunto correlare il libro con delle foto d’epoca

