Valentina Tanni
Conversazioni con la macchina
Il dialogo dell’arte con le intelligenze artificiali
Il saggio si apre con l’invenzione del Musicolour un sistema elettromeccanico che produce luci in base agli stimoli sonori. Il musicista suona, la macchina risponde con un gioco di luci ma non solo: “ ( il Musicolour) non si limita a fornire un feedback ma è capace di modificare organicamente le proprie reazioni man mano che il dialogo si articola”. La macchina impara, migliora, modifica. Siamo nel 1953 e il mondo guarda questa novità con ammirazione e ottimismo.
Oggi?
Oggi “ il discorso sull’intelligenza artificiale è incentrato esclusivamente sull’apprendimento della macchina e sulla sua supposta capacità di pensare, comprendere e creare.” Dal fascino per i progressi della macchina, alla paura che possa sostituire l’uomo.
“ Il computer è un’entità che ci somiglia ma che minaccia continuamente di sostituirci”.
Oggi abbiamo paura. Questo problema si pone anche in ambito artistico anche se, sarebbe più corretto chiedersi se l’uomo possa apprezzare e ritenere arte qualcosa creato da una macchina con questo scopo. L’arte non è valutabile con esattezza.

L’autrice , partendo dall’affermazione di Antonio Caronia che vede la macchina come nostro “ doppio”, propone la macchina come uno specchio attraverso cui comprendere più a fondo i nostri stessi comportamenti.
L’autrice propone una serie di artisti che hanno superato la paura di essere sostituiti da una macchina andando oltre e collaborando con essa.
Tra questi, negli anni ‘60 Cohen e la sua AARON creatura meccanica che lo accompagnerà per 60 anni. L’artista programma la macchina e la macchina crea forme. A chi chiede a Cohen se la macchina è creativa, lui risponde la creatività risiede nel dialogo tra programma e programmatore.
Anni 80, l’artista americano Ian Cheng con “ Fare mondi. Vademecum per emissari”: una dialettica fra creatore e creato. Afferma:” Un mondo di successo è un mondo che ha un altro grado di autonomia e di vitalità. Ossia dove la morsa del Creatore non sia troppo stretta” . Sì sente l’eco di riflessioni teologiche..
L’autrice chiude il saggio con un capitolo sull’artista come sciamano tornando a una considerazione di Gordon Pask: Il sistema agiva come un’estensione dell’esecutore, con il quale poteva cooperare per ottenere effetti che non avrebbe potuto ottenere da solo.

Valentina Tanni è storica dell’arte contemporanea e docente; si occupa di estetica delle nuove tecnologie e cultura visiva digitale. Ha pubblicato diversi testi ponendo l’attenzne sul rapporto fra arte e cultura del web.
L’abbiamo intervistata
Quando ha iniziato a vedere che la macchina era percepita come minaccia?
Abbiamo sempre intrattenuto un rapporto ambivalente con le macchine e, più
in generale con l’elemento artificiale. Da un lato ne siamo affascinati, dall’altro
abbiamo paura di perdere il controllo su di esse. Da quando la tecnologia ha
iniziato a simulare la vita, almeno a partire dai primi automi del Settecento,
l’inquietudine sembra essere cresciuta. A questo si aggiungono le
preoccupazioni legittime che riguardano la sostituzione della forza lavoro, con
tutte le ricadute economico-sociali del caso.
L’artista primo di altri ha creduto nella collaborazione fra uomo e
macchina forse perché l’arte è al di sopra delle regole della società? (
pur dovendo sottostare ad alcune di essa per farsi conoscere)
Gli artisti non sono gli unici ad aver conversato e collaborato con le macchine;
lo fanno anche ingegneri, hacker e molti utenti. Quello che rende il lavoro degli
artisti particolarmente prezioso, in molti casi, è la loro capacità di assumere
un’attitudine diversa nei confronti della tecnologia. Un’attitudine che tende a
concentrarsi sui problemi, piuttosto che sulle soluzioni, esplorando le
potenzialità delle macchine in maniera anarchica e trasversale.

Quale degli artisti che ha citato l’ha affascinata di più?
Gli artisti di cui parlo nel libro sono una piccolissima selezione nel panorama
dell’arte prodotta con l’uso di intelligenze artificiali. Quindi diciamo che quelli
che cito sono già i miei “preferiti”. Ma se dovessi proprio dare un’ulteriore
preferenza, sceglierei Harold Cohen.
Come vede il futuro del rapporto artista/macchina?
Credo che gli artisti continueranno ad esplorare le possibilità espressive della
tecnologia in modi sempre differenti, piegandole a scopi inediti e imprevisti.
Non credo alla logica della sostituzione.
Si è documentata moltissimo: quale delle sue fonti consiglierebbe di
leggere?
Tra i libri italiani: F. D’Abbraccio, A. Facchetti (a cura di), AI & Conflicts. Volume
1 e 2, Krisis Publishing, Brescia 2021-2025 e F. D’Isa, La rivoluzione algoritmica
delle immagini. Arte e intelligenza artificiale, Luca Sossella Editore, Roma 2024.
Tra le fonti in inglese: S. Audry, Art in the Age of Machine Learning, mi t Press,
Cambridge (MA) 2021 e P. McCorduck, Aaron’s Code. Meta-Art, Artificial
Intelligence and the Work of Harold Cohen, W. H. Freeman and Company, New
York (ny) 1990.
Grazie
Leggere questo saggio perchè?
Perchè l’argomento è sempre più attuale e non si può restare indietro.
neo
molto breve

