Quando l’immaginario diventa corpo e il corpo diventa comunità

Ci sono mondi che sembrano fatti d’aria, visioni private che abitano margini invisibili dell’esperienza. Eppure, sono proprio questi immaginari, così fragili in apparenza, a possedere una forza radicale: attraversano i corpi, si depositano nei gesti, orientano il reale. Quando smettono di essere solitari e diventano condivisi, accade qualcosa di irrimediabile. Una scintilla. Una breve scarica luminosa capace di far sentire, nello stesso istante, a una moltitudine, che il corso degli eventi può essere deviato.
È da questa tensione, tra visione e realtà, tra singolo e collettivo, che nasce Scintille, la stagione 2026 del Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita|Spellbound, con la direzione artistica di Valentina Marini. Dal 19 gennaio al 15 maggio, per quattro mesi, Roma ospita l’unica stagione interamente dedicata alla danza contemporanea: un attraversamento di linguaggi, corpi e urgenze che si distribuisce in quattro luoghi della città, Teatro Palladium, Spazio Rossellini, Teatro Biblioteca Quarticciolo e, novità di quest’anno, il Teatro Ambra Jovinelli, che entra a far parte di questa costellazione mobile.
La parola chiave è mutazione. Ogni spettacolo, come afferma Marini, «richiama alla necessità di rivedere la tradizione, passare allo scanner luoghi comuni, aspettative, priorità». Ma allo stesso tempo trascina chi guarda in un viaggio trasformativo, ricordando che accanto al senso di impotenza esiste una dimensione plurale che chiama all’esserci. Anche, e forse soprattutto, quando sembra impossibile gioire insieme.
L’apertura, il 19 gennaio al Teatro Ambra Jovinelli, è affidata a uno dei maestri riconosciuti della danza contemporanea europea: Virgilio Sieni con Sonate Bach, Di fronte al dolore degli altri. A vent’anni dalla sua creazione, lo spettacolo ritorna come una ferita ancora aperta. Undici quadri coreografici, undici luoghi sotto assedio, da Sarajevo a Gaza, da Kabul a Kigali, dialogano con fotografie di reporter di guerra e con le Sonate di Bach. Non un racconto, ma un attraversamento del dolore civile, che risuona con una precisione inquietante nel nostro presente.
Di segno diverso, ma ugualmente perturbante, è Nostalgia di Giovanni Insaudo, in scena il 30 gennaio a Spazio Rossellini. Una performance multimediale che riavvolge il tempo di una esibizione, procedendo a ritroso per inseguire il desiderio di trattenere ciò che, per sua natura, è irripetibile. Il pubblico è trascinato dentro un’esperienza di spaesamento percettivo, dove la memoria diventa materia viva.
Il 13 febbraio al Teatro Biblioteca Quarticciolo, The Doozies, Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi di Silvia Gribaudi e Marta Dalla Via rende omaggio a due icone anticonformiste che hanno fatto dell’arte un gesto politico. Con ironia e rigore, lo spettacolo interroga l’eredità femminista e la persistenza delle stesse battaglie, dentro e fuori la scena. Un’opera che celebra la “meraviglia della stranezza” come spazio di resistenza.
Sempre al Quarticciolo, il 20 febbraio, Shifting the Silence di Charlie Prince restituisce il lavoro di una residenza sostenuta dal programma Artisti in Orbita. Tra danza, musica e performance, il corpo diventa archivio di esilio, colonialismo e vulnerabilità, trasformata qui in gesto di rivolta poetica.
Il dialogo con la storia prosegue il 24 febbraio a Spazio Rossellini con Tu non mi perderai mai 2005–2025: Raffaella Giordano affida a Stefania Tansini la reinterpretazione, a vent’anni di distanza, di uno dei suoi assoli più enigmatici, ispirato al Cantico dei Cantici. Un passaggio di testimone che è anche un atto di fiducia nel futuro del gesto.
Il 2 marzo, di nuovo all’Ambra Jovinelli, un doppio programma accende la scena: Rhapsody in Blue di Iratxe Ansa e Igor Bacovich, esplosione di energia collettiva su Gershwin, e Holy Shift di Mauro Astolfi, un elogio del disorientamento come possibilità di libertà.
Tra gli appuntamenti più attesi, il 13 marzo a Spazio Rossellini, Cani Lunari di Francesco Marilungo, tra le coreografie più apprezzate del 2025, immerge cinque performer in un rito danzato che intreccia trance, house dance e culti estatici femminili. Un invito a recuperare il sapere magico come strumento per “re-incantare il mondo”.
Il 21 marzo, Andrea Costanzo Martini torna al Quarticciolo con Pas de Cheval e What happened in Torino: due lavori che interrogano il rapporto tra virtuosismo e vulnerabilità, tra desiderio di essere visti e paura di diventare merce.
Il 10 aprile, sempre al Quarticciolo, debutta in prima nazionale We In A Box di Joss Turnbull con la boxeur keniota Everline Akinyi Odero: una performance-concerto dove respiro, sudore e resistenza diventano coreografia primaria.
Il 20 aprile, all’Ambra Jovinelli, ritorna Luciano Rosso con Apocalipsync, un one-man-show vorticoso che attraversa decine di personaggi per interrogare l’alienazione tecnologica e la performance continua dell’identità contemporanea.
La stagione si avvia alla conclusione il 10 maggio al Teatro Palladium con Asteroide di Marco D’Agostin, Premio Ubu 2025: una conferenza che si trasforma in musical, un cortocircuito tra scienza e amore, estinzione e rinascita, che celebra la capacità della vita, e dell’arte, di tornare sempre, in forme imprevedibili.
Chiude Scintille il 15 maggio al Teatro Biblioteca Quarticciolo Icarus di Matteo Carvone, restituzione di residenza che guarda oltre l’umano. Non una caduta né un volo, ma l’attraversamento di una soglia: tra gesto e glitch, rovina e luce. La domanda resta sospesa: chi danzerà quando l’uomo non ci sarà più?
Forse proprio lì, in quel punto incandescente, la scintilla continua a bruciare. E a chiamarci, ancora una volta, a stare insieme.

