Dopo aver attraversato i grandi profeti, ci fermiamo ora su Giona e l’imprevisto della misericordia, un uomo che non ha niente dell’eroe. La sua storia è la storia di chi scappa, di chi non vuole capire, di chi fa fatica a perdonare. Una storia terribilmente umana.
Quando la misericordia sorprende
Giona vorrebbe un mondo semplice: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Dio, invece, gli mostra che la realtà è più complessa: anche chi sbaglia può cambiare. La misericordia — quella vera — è sempre un imprevisto. Non segue i nostri calcoli.
Nel libro di Giona (Bibbia CEI – Libro di Giona), Dio non si limita a perdonare la città, ma chiede al profeta di aprire gli occhi: nessuno è il proprio errore. Siamo sempre più grandi del male che facciamo.
È una lezione che vale anche per chi non crede: la misericordia non è una parola “religiosa”, è una forma alta di umanità. Significa dare un’altra possibilità, guardare oltre la superficie, credere che una persona possa ricominciare.
La condanna non è l’ultima parola
Persino la nostra Costituzione lo afferma (art. 27): la pena deve tendere alla rieducazione (Costituzione Italiana – Art. 27). È una scelta laica, culturale, che dice molto: la società non rinuncia all’uomo, neanche quando sbaglia. È lo stesso pensiero che anima molte esperienze educative in Italia.
Don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria, ricorda spesso che “non esistono ragazzi cattivi, esistono storie ferite”. È un modo diverso di guardare la realtà: non negare il male, ma credere che il bene sia ancora possibile.
Come dice il filosofo Silvano Petrosino, che è stato anche mio docente, “l’uomo non coincide mai con quello che fa”
Quando la misericordia fa paura
La misericordia non è ingenua. A volte spaventa più della giustizia, perché ci chiede di cambiare noi, non solo gli altri. Giona non vuole che Dio perdoni Ninive perché sa che questo lo costringe a rivedere il suo modo di pensare. Perdonare non è giustificare: è smettere di definire una persona solo dal suo errore.
È un lavoro faticoso, ma necessario. Se non impariamo a farlo nelle piccole relazioni — famiglia, lavoro, comunità — non ci riusciremo mai nei grandi scenari del mondo.
Una misericordia che ricostruisce
La misericordia non cancella la responsabilità, ma permette la ricostruzione. E vale per tutti: per chi crede e per chi non crede. Lo vedo spesso anche in ospedale: persone che, dopo una caduta, scoprono una parte nuova di sé, più fragile ma più vera. Chi riceve misericordia non torna indietro come prima: diventa capace di comprenderla anche negli altri.
Giona ci insegna proprio questo: che il bene può ripartire anche da chi sembrava lontanissimo.
Diac. Luigi Giugno

