La voglia di scrivere un libro ha prevalso sulla frenesia delle giornate e sulla stanchezza del mondo che mi circonda. E così nasce “Cosa accadrà stanotte”, un romanzo un po’ pink un po’ noir di una coppia che vive serena di giorno, ma che di notte cerca di sfuggire all’agguato…
II – Salvo
Di nuovo il fiatone.
Una corsa lungo il vicolo buio con il fiato in gola. Ad un tratto trovai un volto conosciuto, anche se non benissimo, il mio vicino. Mi propose di andare insieme al bar all’angolo, anche se era molto tardi.
“Sto scappando da mia moglie, a chi non capita almeno una volta nella vita?” Mi giustificai. Un caffè in compagnia mi farà bene.
Dopo alcuni convenevoli mi ritrovai a raccontargli ogni dettaglio della mia vita, difficile, degli ultimi 2 anni. Mia moglie di notte non mi riconosce più e se va bene mi caccia di casa, se va male tenta di uccidermi, in uno stato quasi allucinatorio che scompare ai primi albori. Poi non ricorda più nulla.
“Brutta cosa la malattia”, disse lui.
Si, ma io mica ci posso morire! Così ogni sera vado a dormire congegnando ogni possibile trucco per avvertire l’eventuale attacco nel caso si dovesse svegliare. Questa sera aveva cominciato anche prima, così, ancora vestito, sono riuscito a correre giù dalle scale. E pensare che il mattino dopo non ricorda più nulla, tornando l’amorevole persona con cui vivo da ormai quasi 20 anni.
Il vicino impietosito mi propose di dormire da lui per il resto della notte, ma non mi sembrò una buona idea. Avrei dovuto trovare delle giustificazioni l’indomani. Si, perché lei non sa nulla di tutto ciò e una notte fuori casa non avrebbe spiegazione.
“Forse è meglio rientrare” – mi dissi.
Mentre pagavo il conto vidi che dalla strada l’acquazzone appena esploso faceva arrivare l’acqua fino all’ingresso del bar. Ottimo, nessun ombrello…
La cameriera mi prestò il suo, rosso, per rincasare e riuscire a “fare come se niente fosse”. Luci spente, silenzio che usciva dalla porta della camera. Era tutto calmo e potevo rientrare, asciugarmi, sdraiarmi e riposare. E Domani?
“Domani è un altro giorno; intanto oggi sono ancora vivo” pensai.
Francesca Amici
