Sofia in piazza, bilancio 2026 nel mirino. Ora consultazioni e rischio nuove elezioni
Il governo della Bulgaria è caduto: il primo ministro Rosen Zhelyazkov ha annunciato le dimissioni dell’intero esecutivo dopo settimane di proteste legate a politiche economiche contestate e a un malcontento più ampio, alimentato da accuse ricorrenti di corruzione e sfiducia nelle istituzioni. La svolta è arrivata alla vigilia di un voto di sfiducia in Parlamento che si preannunciava decisivo.
La crisi esplode in un momento delicatissimo: mancano poche settimane all’ingresso della Bulgaria nell’eurozona, previsto per il 1° gennaio 2026 — un passaggio che richiede stabilità politica e credibilità amministrativa.
Perché sono esplose le proteste in Bulgaria
Corruzione, costo della vita e “sfiducia strutturale” nello Stato
Le proteste non nascono da un singolo episodio, ma da una miscela ad alta temperatura: tensione sociale, percezione di impunità e una domanda sempre più esplicita di “pulizia” nella gestione pubblica. Secondo diverse ricostruzioni internazionali, le manifestazioni hanno coinvolto decine di migliaia di persone a Sofia e in altre città, con una partecipazione ampia (studenti, lavoratori, famiglie) e un messaggio molto diretto: il problema non è solo economico, è politico e morale.
La miccia. La legge di bilancio 2026 e le misure contestate
Tasse e contributi più alti, poi il passo indietro che non basta
Al centro della crisi c’è la proposta di bilancio 2026, che ha innescato una reazione durissima. In particolare, le proteste sono cresciute dopo l’annuncio di misure percepite come penalizzanti, tra cui aumenti di contributi e modifiche fiscali (con effetti su imprese e redditi). Il governo avrebbe poi ritirato la proposta sotto la pressione della piazza, ma a quel punto la contestazione aveva già “cambiato livello”: dal bilancio alla legittimazione dell’esecutivo.
Dimissioni prima del voto di sfiducia. Cosa significa davvero
Evitare la conta in Parlamento, ma certificare la fine della maggioranza
Zhelyazkov ha scelto la strada delle dimissioni prima della sfiducia, in un passaggio televisivo che suona come una resa politica: l’esecutivo non aveva più spazio per reggere l’urto delle piazze e della crisi parlamentare. È un’uscita che evita l’immagine di un governo “bocciato” in Aula, ma non cambia la sostanza: la maggioranza non teneva più.
Cosa succede adesso in Bulgaria
Consultazioni del presidente Radev, governo ad interim o elezioni anticipate
Ora la palla passa al presidente Rumen Radev, che deve avviare consultazioni per capire se esistono numeri e alleanze per un nuovo esecutivo. In alternativa, si va verso un governo ad interim (caretaker) e, se l’impasse continua, nuove elezioni.
Qui c’è un dato chiave per capire la fragilità del sistema: la Bulgaria vive da anni una instabilità cronica, con molte elezioni ravvicinate e governi spesso temporanei o di compromesso.
Eurozona dal 1° gennaio 2026. Perché la crisi preoccupa anche l’Europa
Ingresso nell’euro e rischio “scossa” politica proprio sul traguardo
Il contesto europeo rende tutto più sensibile. L’ingresso nell’eurozona, previsto per 1° gennaio 2026, richiede una macchina pubblica capace di gestire transizione, comunicazione, fiducia dei mercati e consenso interno. Una crisi di governo — specie se porta a elezioni ravvicinate — può alimentare incertezza e polarizzazione.
La Redazione National Daily Press seguirà l’evolversi della situazione

