Quando si parla di antiriciclaggio, molti professionisti: avvocati, commercialisti, consulenti, revisori, vivono il tema come un peso burocratico. Un insieme di adempimenti, moduli e formalità da gestire “per evitare problemi”.
Eppure, il D.Lgs. 231/2007 assegna proprio a loro un ruolo centrale: sono il primo filtro tra l’economia legale e quella illegale.
Ne parliamo con l’avvocato Matteo Remonato, specializzato in compliance antiriciclaggio.
Il ruolo strategico degli studi professionali nel sistema AML
Avvocato Remonato, perché gli studi professionali sono così importanti nel sistema antiriciclaggio?
“Perché i professionisti sono spesso il primo punto di accesso al sistema economico: aprono società, strutturano operazioni, assistono nella stipula di contratti o compravendite, gestiscono rapporti fiduciari.
Se qui passa del denaro illecito, entra direttamente nell’economia legale.
I professionisti non sono controllori dello Stato: sono custodi dell’integrità del mercato.
È una responsabilità seria, ma anche un riconoscimento del loro ruolo.”
Quali obblighi AML ricadono su avvocati e commercialisti
Quali obblighi specifici ricadono su studi legali e commerciali?
“Quando assistono o rappresentano un cliente in operazioni di natura finanziaria, immobiliare, societaria o fiduciaria, i professionisti devono:
• svolgere adeguata verifica della clientela,
• valutare il rischio con approccio risk-based,
• conservare la documentazione,
• e, se necessario, segnalare operazioni sospette alla UIF.
Non tutti gli incarichi attivano l’AML, ma quando si rientra nei casi previsti, l’obbligo è pieno.”
Perché l’antiriciclaggio viene spesso vissuto come un fastidio
Avvocato perché molti studi vivono l’antiriciclaggio come un fastidio?
“Perché spesso lo si affronta troppo tardi.
Se l’AML viene gestito solo quando arriva un controllo o un cliente “strano”, diventa un’emergenza.
Quando invece viene integrato nei processi quotidiani, senza drammi, si alleggerisce.
Il problema non è la normativa: è la mancanza di metodo.”
L’antiriciclaggio come opportunità di crescita professionale
Può diventare anche un’opportunità avvocato?
“Assolutamente sì. Ci sono tre vantaggi competitivi per chi gestisce bene l’antiriciclaggio:
• Scelta dei clienti. Uno studio che conosce chi assiste, evita clienti rischiosi, problematici o potenzialmente dannosi.
• Reputazione professionale. Oggi la fiducia è la vera moneta. Uno studio che dimostra rigore e trasparenza vale di più.
• Efficienza interna. Procedure chiare significano meno errori, meno caos, meno ansia da “dove sono i documenti?”.
L’AML può diventare organizzazione, non burocrazia.”
Perché “conoscere il cliente” non basta più nel 231/2007
Avvocato, e per chi pensa: “Io conosco i miei clienti, non mi serve”?
“È una frase molto diffusa.
Ma la legge non si basa sulla familiarità o sulla percezione: si basa su responsabilità oggettiva e tracciabilità.
Si può conoscere un cliente da vent’anni e scoprire che ha cambiato interessi, relazioni, pressioni o situazioni.
La domanda non è: conosco questa persona?
La domanda è: posso dimostrarlo?”
Come iniziare subito: i passaggi pratici per gli studi professionali
Ora un consiglio pratico agli studi?
“Iniziare dalle procedure semplici:
• un modello unico di adeguata verifica,
• una lista chiara di documenti da chiedere,
• un archivio digitale ordinato,
• formazione interna breve ma mirata.
Non serve complicare. Serve coerenza e metodo.”
Grazie avvocato Remonato. A presto.
Intervista a cura di Giulio Valerio Santini.
Prossimo episodio: Finanziamento del terrorismo: il lato meno visibile del D.Lgs. 231/2007.

