Mercoledì 15 aprile, la Commissione europea ha annunciato di voler implementare una nuova app per la verifica dell’età, con lo scopo di proteggere i minori online. La presidente della Commissione, Ursula Von Der Leyen, ha dichiarato che la tecnologia è pronta e sarà presto disponibile per tutti i cittadini dell’Unione. L’app consentirà agli utenti di dimostrare la propria età durante l’accesso alle piattaforme online, contribuendo a proteggere i minori da contenuti dannosi o inappropriati. Negli ultimi anni, il tempo trascorso dai minori online è in aumento; per questo la loro sicurezza è diventata una delle principali preoccupazioni dell’agenda politica dell’Unione e di alcuni dei suoi Stati Membri. Il fenomeno del cyberbullismo e la dipendenza dalle piattaforme online sono in aumento, così come l’esposizione a contenuti dannosi e illegali e l’adescamento da parte di predatori digitali. La Commissione propone una soluzione europea innovativa con un’app facile da usare e configurabile con il passaporto o una carta d’identità. Secondo le recenti dichiarazioni, sarà inoltre anonima, operativa su ogni dispositivo ed interamente open source, cioè disponibile anche al di fuori dell’UE. Diversi Paesi europei hanno già predisposto soluzioni simili. A febbraio, Pedro Sánchez ha annunciato al World Governments Summit di Dubai che la Spagna intende vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni. Francia e Portogallo hanno già adottato misure analoghe: a Parigi il limite è fissato a 15 anni, a Lisbona 13. Ora alcuni stati stanno pianificando di integrare l’app nei propri portafogli di identità digitale nazionale, e la presidente della Commissione ha invitato altri Paesi dell’UE e il settore privato a seguire l’esempio. L’Unione sta adottando misure decisive per proteggere i bambini e responsabilizzare le piattaforme online, dando priorità alla sicurezza dei minori rispetto agli interessi commerciali.
Laureata in relazioni internazionali, scrivo da più di tre anni di politica estera e dinamiche internazionali. Credo fermamente che tutto, dal cibo che mangiamo ai film che guardiamo, sia politico e ciò vale anche per l’informazione che consumiamo. Nel 2025 ho frequentato una Scuola di Reportage Narrativo intitolata alla memoria di Alessandro Leogrande, un’esperienza che mi ha spinto a riorientare i miei obiettivi professionali. Attualmente vivo in Belgio, Paese che sto imparando a conoscere e di cui vorrei restituire storia, cultura e contraddizioni.
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