Il KGB
Credo che i commies…”, Kennedy diede un colpo di tosse, allorché l’uomo si corresse “mi scusi, signore, i sovietici si stanno preparando a un attacco nucleare di massa. Possiamo aspettarci che colpiscano Boston, Los Angeles, New York, Washington DC ovviamente.”.
La previsione non era delle migliori, “All’attuale stato di avanzamento della tecnologia sovietica quei missili ci impiegheranno circa mezz’ora ad arrivare qui. Suggerisco di mettere in allerta il Bunker congressuale di Greenbrier, in West Virginia e di ordinare al NORAD di contrattaccare con tutto quello che abbiamo”. Man mano che il generale era andato avanti a esporre le sue teorie, sul volto del Presidente era andata dipingendosi un’aria via via più stupita, poi spaventata.
McCone commentò “stando a informazioni aggiornate, i protocolli di lancio di un missile sovietico sono di circa venti minuti. Questo vuol dire che, se hanno iniziato le procedure adesso, abbiamo un’ora per sparire da qui”. Non poteva essere finita. Non così. Dean ripensò alla telefonata con Fanfani…era…era stato meno di un’ora prima e il mondo adesso stava già preparandosi a bruciare. Cazzo. L’America sarebbe sprofondata, trascinando il comunismo con sé.
Preso dallo sconforto generale, Kennedy scosse la testa e disse “allora chiamate l’assistente con la valigetta nucleare…armiamo le testate e…e…”, non riuscì a finire la frase. Fu in quel momento che tutti realizzarono quale sarebbe stato il destino del mondo. I sovietici, temendo in un attacco nucleare avrebbero sferrato il primo colpo, condannandosi a… “aspetta!”, gridò Dean. Aveva parlato a voce così alta che gli altri colleghi si voltarono verso di lui. “scusate”, disse, “è solo che…John”, chiese rivolgendosi a McCone “i sovietici sanno che abbiamo sottomarini nucleari?”.
Il direttore della CIA alzò le spalle “certo, quelli del KGB non sono stupidi…sanno che siamo posizionati nel Mar Baltico meridionale e nell’Oceano Indiano ma…perché?”, “beh, che ragione potrebbe avere l’Unione sovietica di attaccarci?”, LeMay scosse la testa, “Segretario Rusk, mi pare ovvio che i sovietici vogliono attaccare per…beh, per vendicarsi no?”, “questo significa che, secondo lei, temono che ci sia un attacco da parte nostra e vogliono impostare una rappresaglia”.
…continua

