Quanta arte nasce dall’imprevisto, dalla fretta, dall’urgenza di creazione o da un semplice inciampo? Potremmo citare moltissime opere del passato antico e recente, che di una svista hanno fatto una preziosa unicità.
Una però su tutte coglie il fascino della storia restando attualissima. La tecnica ceramica del “Raku”. Nata nel passato in Giappone per velocizzare il processo di produzione di tazze della cerimonia del tè, oggi rappresenta quanto di più moderno, completo e ricco si possa sperimentare.
Espressione d’arte dalle mille sfaccettature.
Immaginiamo subito che sia materica perché da- un blocco informe di terra morbida è possibile creare oggetti estetici, funzionali o semplicemente artistici come espressione del sé.
Non tutti sanno però che è flessibile, perché consente di utilizzare svariati tipi di terre e argille dalle caratteristiche completamente differenti che si adattano alle esigenze del creatore, per forme sia antiche sia nuove.
Come la scultura è interattiva, perché l’argilla lavora sull’artista quanto l’artista sulla argilla, lasciando tracce di sé sia esteriori sia interiori.
E’ naturale ed olistica, perché il processo di creazione passa attraverso tutti gli elementi presenti in natura, dalla terra, al fuoco, all’aria ed infine all’acqua, tornando al creatore dopo averlo condotto attraverso passaggi di ogni stagione, con alte e basse temperature.
Più di altre è unica e personale, perché il processo è collegato a doppio filo con l’artista: tutto quanto viene eseguito condiziona il risultato, dalla perizia nella lavorazione e manipolazione, alla smaltatura immaginata, alla tecnica crackle, alla temperatura di asciugatura, al tempo di cottura e di passaggio nei vari elementi (fuoco, aria, acqua).
E proprio per questo il risultato non è più riproducibile allo stesso modo, generando opere legate all’artista, al suo contesto ed al suo territorio, come difficilmente altre espressioni sanno fare.
Francesca Amici
