Quando si parla di racchette è facile soffermarsi sul telaio, sul bilanciamento o sul design. Ma l’anima di un attrezzo non è solo un pezzo di grafite: è anche un fascio di corde tirate alla giusta tensione. Dentro ogni corda si nasconde un’identità. I materiali, il calibro e i chilogrammi raccontano chi sei in campo.
Quattro caratteri
Le corde non sono tutte uguali. Budello naturale e multifilamento sono morbidi e potenti. Il budello, ricavato da intestini bovini, è considerato il top: offre potenza e comfort e mantiene la tensione meglio di qualsiasi altra corda.
I multifilamenti, composti da centinaia di fibre intrecciate, garantiscono un tocco simile ma sono meno costosi e meno durevoli.
Al polo opposto ci sono le synthetic gut, più economiche e pensate per chi comincia: tengono la tensione in modo moderato e offrono una via di mezzo fra comfort e durata.
E poi ci sono le poliesteri, le corde degli agonisti: hanno un’altissima potenza di rotazione e una durata elevata, ma perdono tensione rapidamente e sono più dure per il braccio.
Una tabella di Tennis Tribe confronta queste famiglie e i rispettivi caratteri: il budello primeggia in tenuta di tensione e potenza; i multifilamenti offrono sensazioni morbide; le synthetic gut costano poco e fanno tutto abbastanza bene; le poliesteri dominano in spin e durata.
La scelta dei campioni
Le scelte dei professionisti riflettono il loro gioco. Novak Djokovic adotta un ibrido: Babolat VS Team Natural Gut sulle verticali e Luxilon Alu Power Rough sulle orizzontali, con tensioni altissime (28/26,5 kg), cercando controllo e sensibilità.
Rafael Nadal è l’emblema del poliestere: usa(va) un monofilamento Babolat RPM Blast da 1,30 mm tirato a 25 kg per imprimere rotazioni violente.
Carlos Alcaraz segue l’esempio con la stessa corda ma abbassa leggermente le tensioni (25/24 kg) per ottenere più sensibilità.
Daniil Medvedev opta per un monofilamento rigido come Technifibre Ice Code (1,25 mm), con tensione più bassa (22,5 kg), che gli permette di tirare piatto con profondità.
Stefanos Tsitsipas preferisce Luxilon 4G a 25/24 kg, cercando un mix di potenza e controllo, mentre Alexander Zverev tende Head Hawk Touch a 28 kg per imbrigliare la sua forza.
I muscoli di Stan Wawrinka sono sostenuti dal poliestere Babolat RPM Blast tirato a 27,5/26 kg, mentre l’estro di Nick Kyrgios si appoggia sulla Yonex Polytour Pro a 23 kg.
Jannik Sinner sceglie Head Hawk Touch tesa a 28/28 kg, segno di una ricerca di precisione costante; Casper Ruud preferisce un ibrido Yonex Polytour Spin/Pro a 24,5 kg.
Un gesto che racconta il giocatore
Anche la tensione è un atto identitario: corda tirata = controllo e rigore; corda morbida = potenza e libertà. Nei tornei ATP i professionisti non lasciano nulla al caso: Djokovic sperimenta variazioni minime di mezzo chilo, Nadal resta fedele ai suoi 25 kg anche quando cambia l’altitudine.
L’identità dentro una corda è questa: un filo teso che può parlare del tuo modo di stare in campo, della tua pazienza o aggressività, della tua storia di infortuni e di fiducia.
A volte un cambiamento di corda coincide con una svolta di carriera, come quando Federer passò all’ibrido budello/poliestere per ritrovare controllo.
Dietro ogni corda tirata c’è un giocatore che si racconta. Basta ascoltare il suono secco di un piatto corde appena incordato per capire che lì dentro, in quel reticolo invisibile, c’è già scritto parte del destino del prossimo match.

