Quando si parla di antiriciclaggio, un’espressione ricorrente, e spesso fraintesa, è quella di “titolare effettivo”. Chi è davvero? Come si identifica? E perché è così cruciale, soprattutto in un mondo di società, trust e strutture complesse? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Matteo Remonato, specialista in normativa antiriciclaggio.
Avvocato Remonato, partiamo dalla definizione: chi è il titolare effettivo?
«Il titolare effettivo è la persona fisica che, in ultima istanza, possiede o controlla un’entità giuridica oppure per conto della quale è realizzata un’operazione o instaurato un rapporto continuativo.
È un concetto centrale: serve a guardare oltre la facciata formale e capire chi c’è davvero dietro una società, un trust o una struttura complessa.»
Quindi non basta sapere il nome della società?
«Assolutamente no. Una SRL può avere amministratori “di facciata” o una catena di partecipazioni opaca. La normativa impone di identificare le persone fisiche che controllano direttamente o indirettamente la società.
In pratica, bisogna scavare: visure, statuti, patti parasociali, atti fiduciari e, se serve, chiedere chiarimenti al cliente.»
Esistono criteri oggettivi per stabilire chi è il titolare effettivo?
«Sì. Il D.Lgs. 231/2007 stabilisce criteri precisi:
- Controllo diretto: chi detiene più del 25% del capitale sociale di una società.
- Controllo indiretto: chi controlla attraverso altre società, fiduciari o veicoli.
- Controllo per altri mezzi: anche senza raggiungere la soglia del 25%, chi esercita un’influenza dominante (es. diritto di nomina della maggioranza degli amministratori).
Se non si riesce a risalire con certezza, la legge prevede l’individuazione residuale nel legale rappresentante o nell’organo amministrativo.»
Avvocato anche i trust hanno un titolare effettivo?
«Sì, e sono casi particolarmente delicati. Per i trust e istituti giuridici affini, sono considerati titolari effettivi:
- il disponente,
- il trustee,
- l’eventuale guardiano,
- i beneficiari determinati o determinabili,
- chiunque eserciti un controllo effettivo sulle attività del trust.
L’obiettivo è impedire che schemi fiduciari nascondano la vera titolarità o flussi illeciti.»
Cosa succede se il cliente rifiuta di dichiarare il titolare effettivo?
«Il soggetto obbligato non può instaurare il rapporto o eseguire l’operazione. Deve inoltre valutare il rischio elevato e, se emergono anomalie, può essere necessario inviare una segnalazione di operazione sospetta (SOS).
La collaborazione del cliente è quindi imprescindibile.»
Avvocato, serve una prova documentale, o basta una dichiarazione?
«La regola è raccogliere una dichiarazione scritta e firmata dal cliente o dal legale rappresentante che indichi il titolare effettivo.
Ma non basta “accettare sulla fiducia”: il professionista deve verificare la coerenza delle informazioni con documenti e fonti indipendenti. La legge richiede un’attività attiva, non passiva.»
E se il titolare effettivo cambia nel tempo?
«Va aggiornato. Le informazioni devono essere attuali e verificabili. Se cambiano gli assetti proprietari o di controllo, occorre rivalutare la titolarità effettiva e conservare la nuova documentazione. L’obbligo non è solo iniziale, ma continuo.»
Avvocato Remonato, un consiglio finale per i professionisti?
«Non accontentatevi delle apparenze. Il titolare effettivo è spesso la chiave per valutare il rischio.
Conoscere il cliente significa anche sapere per conto di chi agisce. La trasparenza societaria non è una formalità: è uno strumento di difesa per il professionista e per l’economia legale.»
Giulio Valerio Santini.
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